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Extra Time Rossoblù | One step beyond, un passo avanti

di Fabio Guarini

Non fidatevi di Google Translate, che dà il significato opposto. Il Taranto ad Agrigento ha fatto Un passo avanti, come cantavano gli Statuto nel grintoso pezzo ska del 1980, gran bella cover di One step beyond degli inglesi Madness. Grinta, compattezza, coraggio, interessanti combinazioni offensive: è un Taranto 2.0 in fieri dai notevoli presupposti, con giovani frecce che stanno affilando la punta per saettare a più riprese. È mancato proprio il secondo colpo a trafiggere il barcollante Akragas. Ed invece è arrivato il più classico dei pareggi, con gol del rimpianto ex di turno quasi allo scadere. Ma per questo +1, alla vigilia, avrebbe firmato chiunque. E, pari per pari, meglio il rimpianto di due punti che il furto di uno, come spesso accade a chi specula sui risultati. Non certo mister Prosperi, che sta plasmando il gruppo nel modo corretto: d’altronde storia e successi, si sa, non sono roba per timidi e indecisi.

GLI UNDICI

Cazé rientra dalla lunga squalifica, ma Lello Di Napoli rimanda il suo esordio a gara in corso. I biancocelesti sono 3-4-2-1, con gli ex Marino e Genny Russo nel pacchetto arretrato con Riggio. Il capocannoniere Zanini è il tornante destro, Longo l’equilibratore, Cocuzza il sostegno di Gomez.

Una retroguardia obbligata da infortuni e litigi dell’ultima ora. Il tecnico del Taranto lancia Balzano con Nigro e capitan Pambianchi. Meritata conferma per la giovane mediana Sampietro-Bobb e spazio a Viola nel tridente (decisamente) offensivo con Bollino e Magnaghi.

START!

Squadre pressoché speculari, diventa subito un match di duelli. La chiave è nei movimenti dei reparti d’attacco: Longo e Cocuzza da un lato, Bollino e Viola dall’altro, cercano le posizioni tra le linee per raccogliere seconde palle interessanti e fornire uno sbocco alla manovra. Il Taranto è ordinato, mantiene le giuste distanze tra seconda e terza linea e non si fa schiacciare. Lascia agli ospiti sporadiche conclusioni dal limite e riparte con convinzione, attaccando con almeno cinque uomini. I due esterni d’attacco capiscono presto che Riggio e Russo sono i punti deboli.

pressing-su-difesa-akg

Con coraggio, i tre attaccanti del Taranto pressano i tre centrali difensivi dell’Akragas. Marino retropassa a Pane e addirittura Magnaghi, che ringhiava sul marcatore ex Taranto, va in pressione sul portiere. Pane alleggerisce su Russo: appena il terzino (per la gara prestato al lavoro da difensore puro) riceve, Bollino che è fuori inquadratura, scatta e gli va incontro. In maniera decisiva.

IL FOCUS SUL MATCH

L’Akragas ha notevoli difficoltà realizzative nell’ultimo periodo. Ha realizzato due gol nelle precedenti quattro partite, di cui uno a tempo scaduto, con lo stesso marcatore (Zanini). Dall’altra parte il punto debole della fase difensiva del Taranto sono i calci da fermo: un difetto congenito, acuito dalle assenze di Stendardo e Altobello. Lello Di Napoli ha preparato il match puntando proprio sulle situazioni da palla inattiva. Non è casuale che il primo brivido arrivi da un’incornata di Marino su corner: è De Giorgi, in marcatura su di lui, a patire il primo mismatch dell’incontro.

Il dispositivo degli ionici funziona bene. A parte l’occasione da angolo per i locali, la solidità dei rossoblù consente loro progressivamente di prendere campo. Alzare il baricentro vuol dire potersi permettere un pressing molto offensivo: il Taranto non se lo fa ripetere due volte. Nella diapositiva precedente c’è il preludio al momento chiave del primo tempo. Russo riceve palla e tenta un dribbling folle per molti motivi: anzitutto è un difensore vicino alla propria area, poi è pressato, cerca la giocata verso l’interno del campo, porta la sfera sul suo lato debole che è quello forte di Bollino (sono entrambi mancini). Perde palla nel modo più sciocco possibile, regalando una chance al 10 ionico che calcia rasoterra: Pane risponde alla Garella. Sulla respinta raccoglie Bollino, la porta sul sinistro e serve De Giorgi: slalom speciale su Sepe e Russo, con cross pennellato sul secondo palo. Viola s’è smarcato da Riggio, Zanini è assente ingiustificato: è un gioco da ragazzi per lui metterla dentro in acrobazia.

Ancora Bollino, poco più tardi, pennella ma Viola non ci arriva. Poi Di Napoli ne ha abbastanza di Gomez e inserisce Salvemini, prima del tè caldo per tutti. Il primo tempo è deciso dall’estro dei brevilinei ionici.

fascia-destra-vuota-tre-vs-due

Minuto 52. Cazé è appena entrato (per Sepe), l’Akragas si rimodula sul 4-3-3. Il Taranto resta sorpreso dal cambiamento: Zanini è libero di ricevere da mezzo sinistro e va alla conclusione (velleitaria). Sampietro è costretto a recuperare diversi metri lateralmente, c’è inferiorità numerica in zona centrale. Singolare la posizione di Bollino, che si attarda nel rientrare dopo una tentata combinazione con Viola sullo stesso versante, scoprendo la fascia destra. Ma Magnaghi non scivola: i rossoblù devono migliorare proprio in questi dettagli, aiutarsi ed intuire i pericoli, cercando di coprire le posizioni fisse sempre con un uomo.

Nella seconda parte le squadre si allungano. L’Akragas ha superiorità numerica in mezzo il campo, il Taranto non ha più ragioni per forzare un pressing in zona alta. Arriveranno 9 conclusioni dei locali e da una distanza media inferiore rispetto al primo tempo (circa 18 metri anziché 25), ma il Taranto ne concederà solo due dall’interno dei 16 metri. I rossoblù si affidano a ripartenze veloci ed efficaci, lasciando il pallino del gioco agli agrigentini, che chiuderanno con un possesso di poco superiore al 60%.

Con Paolucci per Viola appena oltre l’ora di gioco, Prosperi non intende abbottonarsi ma dotarsi di un centrocampista offensivo tecnico e rapido, abile nel modificare il 5-2-1-2 difensivo (in cui è vertice alto del trio mediano) in un pungente 3-4-2-1 di rimessa. L’occasione per chiuderla è frutto di una geniale giocata di Bollino, che raccoglie un cross arretrato di García e compie una rovesciata. Palo clamoroso e sfera che carambola fuori dal sacco, passando sul corpo di Pane.

garcia-diagonale-sul-tiro

Letture. Carrotta ha molto spazio per tirare, nessuno accorcia. García è il più lontano da lui e fa una cosa che si vede praticamente mai: lette le intenzioni dell’avversario, si lancia a contrastare il tiro nonostante sia lontanissimo dalla zona di competenza. Un segnale ai tre centrocampisti (in giallo), posizionati malissimo (eufemismo).

Balistreri rileva Magnaghi, Pirrone-Sampietro. Cambi ruolo su ruolo per dare fiato e centimetri. Ma poco prima dell’arrivo ecco la saetta di Cochis: il funambolo (subentrato a Russo) arma un gran sinistro, deviato oltre la traversa dall’attento Maurantonio. Sull’angolo è Marino a infilare il gol del pari, con un classico inserimento sul secondo palo da spizzata sul primo. Ancora una volta, le negligenze dei singoli sulle inattive costano caro.

FORWARD

Manca solo un po’ di labor limae: Fabio Prosperi ha abbozzato l’opera e deve ora limare i dettagli, far tendere a zero il numero delle imperfezioni. Il Taranto torna da Agrigento con un bagaglio di consapevolezze non indifferente, conscio di aver per la prima volta (o forse la seconda, inserendo larghi tratti della sfida di Cosenza) agguantato il senso della partita e avuto la possibilità di incanalarla sul binario giusto. I rossoblù se la giocano e, a conti fatti, concedono agli avversari lo stesso numero (se non meno…) di occasioni dell’era-Papagni. Una crescita notevole sotto tutti i punti di vista, che può sfuggire solo a chi non vuole o non è capace di vedere. Ci sono ancora due problemi da risolvere: l’inadeguata fase difensiva sulle situazioni da fermo e la tenuta atletica deficitaria, con un’autonomia che non supera i 70 minuti. Dettagli, appunto. Ci vuole solo tempo. Capacità e voglia ci sono: yes, we can!

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