Vito Fucci, nato a Napoli e partenopeo doc, ci racconta il suo primo incontro con lo Iacovone: giunto allo stadio per ammirare le gesta di Boninsegna, scopre che il calcio non è solo gesto tecnico, ma anche passione e calore; senza volerlo, improvvisamente, una parte del suo cuore si tinge di rossoblù.
1978: si gioca Taranto-Juventus, partita valida per la Coppa Italia; la squadra ospite, in formazione rimaneggiata per le numerose convocazioni della Nazionale, sfida il Taranto. Anche io sono lì, allo stadio, per la prima volta nella mia vita, dopo aver lottato strenuamente per convincere qualcuno della famiglia ad accompagnarmi: è mia sorella che mi permetterà di osservare dal vivo il mio idolo. Pressato alla vecchia rete della Curva Nord, attendo con ansia l’ingresso in campo delle squadre: ho 13 anni e i miei occhi aspettano il momento in cui incroceranno idealmente il suo sguardo. Boninsegna.
Un’immagine tratta dal match Juventus – Taranto 2-0 (30/08/1978):
Tardelli svetta su Giovannone e Cimenti, ma Petrovic va in presa alta.
Lo stadio è stracolmo in ogni ordine di posto. Col trascorrere del tempo, la mia attenzione scivola quasi impercettibilmente dalle giocate di Boninsegna alla passione del pubblico di casa: io, di origine partenopea, non sono uno di loro. Eppure lì, in quel momento, durante quei minuti che trascorrono, anche dopo essere andati in svantaggio, questi tarantini continuano a incitare, a cantare, a gridare e a sperare nel pareggio. Mi rendo conto, allora, di provare la loro stessa emozione e, sì, di desiderare anche io che il miracolo avvenga, che tutta questa gente possa gioire, d’improvviso, con forza e con quella gioia rabbiosa che solo un pareggio strappato a chi è più forte di te, magari all’ultimo secondo, può scatenare.
E allora forza vecchio cuorerossoblù, un altro coro per la maglia, scatta, corri, passa quella palla, dai, forza, dai che manca poco, dai che ce la possiamo fare e FORZA TARANTO, dai CAPUTI DAI GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOL! Festa, tripudio, 25000 voci all’unisono che gridano e io con loro, abbracci, brividi. 90°: gol e fischio finale. Un battesimo perfetto.
Federico Caputi, 137 presenze e 1 rete nel Taranto 1975-1980.
Né la retrocessione del 1981 sancita ufficialmente da quel Taranto – Lazio, mia ultima volta allo Iacovone, né l’aver calcato i gradoni del S. Paolo e neppure l’essermi trasferito in Olanda hanno potuto spezzare quel legame, quell’insolito senso di appartenenza provato così concretamente quel giorno di tanti anni fa, durante il quale, senza saperlo, ero diventato (e mi sento tuttora) un Angelo della Sud.

