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L’aberrante diniego-bis di RespiriAmo Taranto

Fondazione Taras

di Davide Vendramin (socio ordinario dell’APS Fondazione Taras e avvocato)

Ritengo sia superfluo ricostruire l’assurda disputa avente ad oggetto l’apposizione della scritta “RespiriAmo Taranto” sulle maglie della nostra squadra. E’ superfluo perché questa grottesca situazione ha già fatto ridere mezza Italia, grazie al risalto datone da importanti mezzi di comunicazione, tra i quali la trasmissione Rai “Quelli che il calcio”, per merito del noto attore tarantino Michele Riondino, e il quotidiano “Repubblica”, senza, a quanto pare, scalfire la granitica posizione della Lega Pro.

Si sa che, spesso, le norme giuridiche,  con l’ausilio di disattenti interpreti, invece di costituire uno strumento dell’uomo, finiscono con l’imprigionarlo, rivoltandosi contro il suo creatore e ponendo limiti alle sue libertà. E’ forse questo il caso? Forse la Lega Pro, per quanto condivisibile e innocuo potesse apparire il messaggio, ha dovuto censurarlo in quanto contrario alla lettera della norma? Non mi pare proprio. Quello che vedo io da, seppur giovane, giurista è , nella migliore delle ipotesi, una profonda ignoranza da parte dei dirigenti della Lega.

Entrando nel merito della questione, l’art. 72, comma 4, delle NOIF (Norme Organizzative Interne della F.I.G.C.) prevede cheNon è consentito apporre sugli indumenti di giuoco distintivi o scritte di natura politica o confessionale.”

Al centro del dibattito c’è dunque la parola “politica”. In un’intervista rilasciata dal Direttore Generale della Lega, Francesco Ghirelli, (quello che, alcuni giorni fa aveva assicurato all’esponente della Fondazione Gianluca Sostegno l’approvazione della scritta, nel frattempo divenuta marchio registrato) questi aveva precisato che tutti devono sentirsi rappresentati dalla propria squadra di calcio e che il calcio non deve creare i presupposti per delle divisioni.

Certamente è una posizione condivisibile, ma c’è un errore di fondo macroscopico.

La tutela dell’ambiente e della salute non sono e non possono essere considerati valori “politici”, perché sono valori fondamentali della costituzione e, come tali, garantiti e tutelati nei confronti di chiunque li metta in discussione. Il valore costituzionale rappresenta un minimo comune denominatore di qualsiasi parte politica. Magari ci può essere una parte che focalizzi maggiormente l’attenzione su questo valore, ma, certamente, la parte opposta non potrà osteggiarlo.

Non ha senso procedere ad un dibattito di merito sulla contrapposizione tra grande industria e cittadini, tra lavoro e salute, perché tutte devono confrontarsi con il principio della tutela della salute. La grande industria deve rispettare le norme di legge (che non sono poste da una parte politica, ma dalle leggi dello Stato), i cittadini devono accettare la grande industria finchè questa rispetta la disciplina emanata in conformità a quel principio che costituisce, comunque, un criterio, inattaccabile.

Censurare la valorizzazione di un principio costituzionale, come ha fatto la leghetta (che voglio, più che mai, abbandonare presto), è una delle cose più volgari e abbiette che abbia mai visto nel mondo del calcio (anche se non certamente la prima).

Quante volte abbiamo assistito a delle iniziative educative da parte delle autorità calcistiche, contro la violenza degli stadi, contro le mafie, per la salute stessa (sclerosi laterale amiotrofica, tumori ecc); mi verrebbe da chiedermi il motivo per cui Ghirelli e Macalli non si preoccupino dei poveri mafiosi che potrebbero sentirsi osteggiati dal calcio, sport di tutti.

Per una volta sono stati i tifosi a proporre valori sani, valori costituzionali, ma la leghetta ha stabilito che il ruolo di educatrice spetta solo a lei, mentre i tifosi, in quanto tali, sono solo degli animali incapaci di esprimere valori “alti” ed universalmente condivisibili.

Vorrei che la leghetta mi indicasse la parte politica o i cittadini che si sentirebbero offesi o in qualche modo lesi o non rappresentati da un messaggio che ha per oggetto la salute e l’ambiente. Questa gente (che non credo esista) sarebbe palesemente in contrasto con i valori italiani e, quindi, in torto. Certamente in un paese in cui abbiamo avuto ministri che non riconoscevano il tricolore, siamo abituati a tutto, ma l’assurda sensazione che gli italiani (con i loro valori) stiano diventando una minoranza nella loro casa mi pervade.

Per questi motivi quello che successe a febbraio fu scandaloso. Ma oggi la vicenda si è arricchita di nuovi contenuti privatistici. Infatti il marchio “RespiriAmo Taranto” è stato registrato come marchio commerciale. Sono stati creati numerosi gadgets e la Fondazione Taras 706 a.C. è pronta a metterli in vendita. E’ stata pagata la Società AS Taranto Calcio per valorizzare il marchio sulle maglie di “giuoco” e la società ha inviato nuovamente la richiesta di autorizzazione alla leghetta, confidando nel fatto che la stessa, tre mesi fa, si era esposta dicendo che, se si fosse trattato di un marchio registrato, non ci sarebbero stati problemi.

La leghetta ha posto ancora il suo autoritario e assurdo divieto. A questo punto la parola deve passare ai tribunali e deve essere anche considerato il danno patrimoniale che la nostra fondazione subirà.

Le parole per definire questa storia si sono esaurite, resta una consolazione: grazie a questa “sceneggiata”, il messaggio “RespiriAmo Taranto” ha avuto molta più visibilità ed attenzione di una sponsorizzazione sulle maglie del Barcellona, di questo possiamo ringraziare i nostri burocrati.

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