di Gianni Sebastio [tratto da astaranto.it – 2011 -]
A dodici anni la passione calcistica si vive in maniera diversa, spensierata e con il cuore che ti batte sempre forte. Nel 1976 avevamo a disposizione pochi mezzi di comunicazione e ad un adolescente sfuggiva facilmente la notizia pubblicata dai giornali con poco rilievo. Fu cosi che l’esordio in rossoblu di Iacovone non fu una notiziona da prima pagina, infatti il suo primo gol a Novara fu raccontato dalle colonne del Corriere dello Sport nella sintesi più classica:
NOVARA – TARANTO 1 – 1 Marcatori: 6’ autorete Trentini (N), 66’ Iacovone.
All’epoca lo “Iaco” famoso a Taranto era Jacomuzzi e la mia prima sensazione leggendo il giornale fu quella dell’errore di battuta! “Vuoi vedere che hanno sbagliato a scrivere il nome del nostro marcatore?” questo fu il primo pensiero. Invece nessun errore, è cosi che ho conosciuto quello che poi sarebbe diventato il mito: Erasmo Iacovone.
Ricordo poi una settimana vissuta ad immaginarlo fisicamente, ha segnato di testa sarà alto e potente pensai, di questo nuovo bomber si cominciava a parlare timidamente in città. Era la settimana che precedeva il derby con il Lecce e come spesso accadeva a distanza di tre o quattro giorni dalla partita mi recai in Via Argentina dove c’era un negozio di elettrodomestici (quasi all’angolo con Corso Italia) dove su un monitor si poteva vedere dalla vetrina la gara del Taranto, solo cosi fu possibile vedere il primo gol di Iacovone.
Nella sfida contro i salentini la curiosità era tutta per lui, il sette novembre 1976 Iaco si presentò alla folla rossoblu con un gran gol allo scadere del primo tempo, eravamo già in vantaggio per 1 a 0, ma il boato incontenibile del vecchio “Salinella” che accompagnò la rete leccese che si gonfiava, sono sicuro di non poterlo mai dimenticare. Non voglio ricordare il dolore ed i giorni confusi della sua morte e del suo funerale, stavolta vorrei rispolverare la memoria sugli episodi rimasti indelebili nella mia mente, episodi e prodezze in grado di infiammare per sempre il cuore di un ragazzino innamorato della squadra della sua città.
Nel successivo campionato (1977) legai a Iacovone l’esperienza della mia prima trasferta da tifoso del Taranto. All’insaputa dei miei genitori, a quasi 14 anni partecipai emozionatissimo al viaggio organizzato con i tifosi ionici. Si andava a Lecce dove il vecchio stadio “Via del Mare” aveva ancora solo l’anello inferiore, Iacovone era già una realtà, la partita finì 0 a 0 ma ciò che mi colpì fu la grande apprensione (in realtà, vero e proprio timore) che attanagliava la tifoseria locale quando Iaco aveva il pallone tra i piedi o quando svettava imperioso in area di rigore giallorossa. Fu in quell’occasione che compresi quanto era temuto il nostro bomber. Ma oltre ai gol segnati ed alle prodezze in elevazione conosciutissime da tutti anche ai giorni nostri, mi piacerebbe raccontare un ultimo episodio, forse inedito sicuramente significativo per comprendere meglio la potenza fisica di un atleta d’altri tempi.
La partita era Taranto – Sambenedettese (il Taranto vinse 2 – 0 e neanche a dirlo una delle due reti fu realizzata da Iacovone), io era seduto com sempre accanto a mio padre abbonato “ventennale” della tribuna laterale. Proprio davanti a nostri occhi poco al di fuori dell’area di rigore marchigiana ci fu un violento contrasto tra un certo Bozzi (difensore della Samb) ed Erasmo Iacovone, in pratica calciarono insieme e contemporaneamente. La forza dei muscoli di Erasmo era tale che il ginocchio del povero Bozzi si girò completamente, il pallone rimase inchidato sul terreno ed il difensore urlava di dolore mentre stringeva tra le mani la sua gamba piegata in maniera innaturale. Tutto involontario, frutto dell’inaudita potenza di Iacovone, il quale una volta constatata la gravità dell’infortunio del suo avversario era talmente dispiaciuto che per diversi minuti tenne la mani sul volto! Ecco l’esempio dell’uomo sensibile, della persona per bene. Ciao Erasmo, trentatrè anni fa il dolore più grande.

