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Addio Zelico, angelo custode di un sogno

Una delle immagini che definisce più nitidamente la storia del calcio tarantino è quella di una squadra che corre verso un sogno, spezzato troppo presto. A proteggere le spalle a quell’ambizione, blindando la porta mentre il mitico Erasmo faceva esplodere lo “Iacovone”, c’era lui: Zelico Petrovic.

La notizia della sua scomparsa ha riaperto una ferita mai rimarginata, da quel tragico 6 febbraio 1978, ma allo stesso tempo ha spalancato lo scrigno contenente alcuni fra i ricordi più dolci per il popolo rossoblù. Petrovic era il fratellone di un gruppo ambizioso, che si era affacciato con decisione alle zone alte della classifica della Serie B.

Nato a Pola (Croazia) nel 1948, Petrovic, reduce da oltre 150 partite da professionista collezionate tra Novara e Catania, arriva in riva allo Ionio nell’estate del 1977, voluto fortemente dal presidente Fico. Non aveva il physique du rôle dei corazzieri moderni: con quel metro e settantotto scarsi pagava dazio in altezza, ma compensava con il temperamento, con un talento purissimo, felino, e un carisma silenzioso ma tangibile, che andava ben oltre l’estetica del baffone. Era, in sostanza, uno dei migliori portieri del panorama cadetto.

Portiere esplosivo, capace di colpi di reni prodigiosi, di uscite coraggiose fino all’incoscienza, Petrovic ha difeso la porta del Taranto per 83 volte, diventando una delle icone di quelle tre intense stagioni di Serie B. Un periodo nel quale riuscì nell’impresa di scolpire il record di imbattibilità per un portiere del Taranto – sesto in assoluto nella storia della seconda serie: 846 minuti, tra il rigore di Manzin al 48’ di Bari-Taranto 3-3 della 29ª giornata, e il gol di Maritozzi a “La Favorita” di Palermo, nel decisivo (per la salvezza) 1-1 della 38ª giornata coi rosanero.

I numeri, per quanto eccellenti, non bastano a spiegare il mito. Il forte legame con Erasmo, con cui condivideva speranze e sogni; poi il dolore accecante per la sua scomparsa, quell’amarezza trasformata in carburante per alimentare le speranze di una piazza scossa e appassionata. Zelico è rimasto nei cuori di quanti ne hanno apprezzato le gesta umane e sportive, ben oltre il periodo di militanza in rossoblù.

Salutò Taranto per andare a difendere i pali del Rimini e poi quelli del Lanerossi Vicenza, prima di chiudere la carriera italiana a Jesi e quella assoluta con il Cosmos di San Marino.

Ci piace immaginarlo lassù, infilarsi di nuovo i guantoni per dare il cinque ai compagni e al caro amico Erasmo, prima di giocare insieme, un’altra volta.

Addio Zelico, angelo custode di un dolce ricordo che non sbiadirà mai.