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Match Program | Taranto – Casarano | 12.1.2020

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PREVIEW

Due vittorie di fila, in chiusura di 2019 e in apertura di 2020: non una novità in una stagione di accelerazioni forti e brusche frenate. Tre successi in serie a settembre, poi due sconfitte, quattro tra ottobre e novembre e poi tre ko. La sensazione è che possa essere diverso, stavolta. Il Taranto non sa, o meglio, non ha il tempo per chiedersi cosa aspettarsi da questo campionato. E, al contempo, ha meno pressioni di prima: perché la rincorsa sembra impossibile ma comunque non ci sono motivi per non provarci. Le prestazioni di Andria e, soprattutto, Brindisi, hanno restituito un Taranto più solido e coeso: due elementi che sono mancati, costando tre sconfitte di fila e l’altalena che ha portato al pari (ancora sub iudice) con l’Audace Cerignola. Sei vittorie e tre sconfitte in nove trasferte rappresentano un cammino da record per i rossoblù: 18 punti, come lo scorso anno (con una vittoria e due sconfitte in meno, tre pari in più). Resta lo zero nella casella dei pareggi esterni, come nel 2012-13, quando gli ionici, ne persero sette vincendone soltanto due. Il Casarano non è esattamente un avversario morbido. Se il Taranto è la sorpresa negativa, al secondo posto di questa classifica non invidiabile ci sono i rossoazzurri. Per questo motivo, oltreché per riscattare la sconfitta della gara d’andata, sul versante salentino c’è gran voglia di rivalsa. L’arrivo di Dino Bitetto in luogo di De Candia (un tempo collaboratore di Nicola Ragno) ha portato nuova linfa: quattro vittorie, tre pari e un ko, giunto domenica scorsa in casa con l’Audace Cerignola. Ha pesato l’autogol di Favetta, freschissimo ex dei rossoblù, uno dei nuovi volti di un reparto fortemente cambiato dal mercato. Con le uscite di Tiscione, Balla e Olcese (ora nel Taranto), il reparto è stato rimpinguato dalla punta di Ponticelli e dal tarantino Nicola Russo, ennesimo calciatore con trascorsi in entrambe le squadre, che sarà assente per squalifica. Il cammino complessivo del Casarano è deludente, in relazione alle premesse agostane: 29 punti, alle porte della zona playoff, con 8 vittorie, 5 pari e altrettanti stop, 25 gol fatti e 16 subiti. Andamento lento lontano dal “Capozza”, con 9 punti in 8 gare, 7-7 reti: due i successi, l’ultimo a Francavilla il 1° dicembre 2019 (1-0, 14ª giornata), tre pareggi, il più fresco a Nocera (2-2, 16ª), tre ko, il più recente a Bitonto ben due mesi fa (0-1, 10ª). Tredici punti in nove partite interne, forse dodici se il caso-Kosnic dovesse avere il risvolto peggiore: inutile dirlo, il riscatto potrà passare solo da un’inversione a U del ruolino allo “Iacovone”. I rossoblù hanno lasciato 14 punti per strada, come nel 1997-98 e a +1 sull’ultimo valore di sempre in D (2012-13): dopo nove gare casalinghe, le prestazioni peggiori della storia del Taranto appartengono al 1937-38 e al 2008-09 (7 punti, un successo, quattro pari, quattro sconfitte). L’ultima gioia interna risale a due mesi fa, al rotondo 5-0 sull’Agropoli del 10 novembre (11ª giornata): è giunto il momento di ripartire, prendendo gli spunti interessanti degli ultimi match, per onorare la maglia e un campionato ancora molto lungo e competitivo.

Tredici precedenti, di cui dodici negli ultimi due decenni del Novecento e la gara d’andata: il bilancio è pro Taranto, in virtù di cinque successi a uno. Il gol di Genchi ha rotto l’ultimo tabù della sfida rossoblù-rossoazzurri: per la prima volta si è registrata la vittoria di una delle due in casa dell’avversaria. Ora è perfetto equilibrio al “Capozza”, dove si sono verificati ben cinque dei sette pareggi complessivi. Musica diversa allo “Iacovone”, con i locali imbattuti e vincenti in quattro sfide su sei (due i pareggi), con 9 gol fatti e 2 subiti. L’ultima volta finì 0-0 nel 2000, mentre il più recente successo interno tarantino risale al 14 aprile 1990 in terza serie: 2-0 con le firme, d’autore, di Insanguine e D’Ignazio. Il bomber della sfida è l’indimenticato centravanti molisano D’Ottavio, a segno tre volte nel 1985-86: doppietta nel 4-2 interno, rete della bandiera nel 4-1 per i rossoazzurri nel match di ritorno, il cui tabellino venne chiuso da una rete di Vento, promessa non mantenuta del calcio anni ottanta. Il primo marcatore dei salentini è Coletta, a quota due reti. Il Casarano può essere considerato un portafortuna per il Taranto: dal 1983-84 al 1999-00, infatti, al termine delle quattro stagioni in cui si è consumata la sfida, gli ionici hanno festeggiato l’approdo nella categoria superiore – tre volte dalla C alla B (1983-84, 1985-86e 1989-90) e una volta, col ripescaggio, dalla D alla C/2 (1999-00). La curiosa coincidenza non ha portato allo stesso esito nel 1982-83, solo perché sulla strada del Taranto finì l’arbitro Coppetelli, che incise nella sfida all’ultima giornata al “Vestuti” di Salerno.

Dieci gare e venti punti in casa per i salentini (6° valore), che ospitano la squadra che ne ha raccolti di più in trasferta: il Taranto è a 18 in nove incontri, +1 sul Foggia (in 8 gare), che ha una media leggermente superiore (2.13 contro 2). Si affrontano le due quinte migliori difese (16 gol subiti): tre reti separano le prestazioni offensive (Taranto davanti 28-25). I bomber, neanche a dirlo, sono entrambi a quota 8: Genchi e Mincica.