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Speciale Almanacco Rossoblù | Italia-Brasile 3-2 e il Taranto 1981-82

di Tonino Palese

La tripletta di Paolo Rossi al Brasile

Nessun campionato del Taranto si è spinto così in avanti nel calendario, ma la data del 5 luglio resterà sempre collegata, seppur indirettamente, ai colori rossoblù. Trentotto anni fa l’Italia superava 3-2 il Brasile nell’ultima gara della seconda fase a gironi, una vittoria insperata che diede la spinta per il glorioso finale di quel Mondiale di Spagna 1982. Per tutti, il Mundial. Nel gruppo dei ventidue eroi azzurri c’era un indimenticato ex calciatore rossoblù, il grande Franco Selvaggi. 160 presenze, tantissime giocate di alta scuola e 25 reti in totale indossando i colori più belli del mondo. In Serie B, col Taranto, 146 gettoni e 22 gol, a cui si sommano le 14 gare di Coppa Italia, condite da 3 marcature. 

Franco Selvaggi con la maglia della Nazionale

Leader tecnico, dal grande valore umano, ispiratore del nostro mito Erasmo Iacovone. Nella spedizione spagnola, sotto la guida di Bearzot, non ebbe la possibilità di scendere in campo, ma fu fondamentale nell’aiutare il gruppo con le sue qualità. D’altra parte, nessun successo può essere conseguito senza unità d’intenti e coesione vera. L’Italia del 1982 sovvertì così il pronostico della vigilia e si apprestava, di lì a pochi a giorni, a conquistare il suo primo titolo mondiale nel dopoguerra, a 44 anni dall’ultimo trionfo (1938). Un successo generazionale, come lo è stato per i più giovani il Mondiale in Germania del 2006, vinto battendo in semifinale i padroni di casa (ancora loro) e in finale la talentuosa Francia. Ma la storia-Mundial del 1982, per chi ha la fortuna di averla vissuta consapevolmente, resta indelebile. Forse ancora di più, perché ottenuta da calciatori lontani dal divismo oggi imperante, e per via del percorso entusiasmante. Senza eguali.

L’undici titolare degli azzurri per il match col Brasile nello stadio dell’Espanyol, il “Sarriá”, oggi demolito.

Gli azzurri superarono in fila i campioni in carica dell’Argentina di Maradona, e di seguito i più forti al mondo, cioè il Brasile di Zico, Socrates, Falcao, Junior; la Polonia della stella Boniek; l’immancabile Germania Ovest di Rummenigge, Breitner, Stielike. Il gotha del calcio dell’epoca.

E il Taranto come concluse la stagione che precedette il Mundial?

Reduce dalla retrocessione della stagione precedente, il club rossoblù partì nel campionato di serie C/1 1981-82 con il chiaro intento di una pronta risalita in cadetteria.

Una formazione del Taranto 1981-82

La realtà, però, fu ben diversa. Il Taranto disputò uno dei peggiori tornei degli anni ’80 e forse della sua storia, chiudendo 11° in classifica con 32 punti totali, a -14 e -15 dalle promosse in serie B (Arezzo e Campobasso) e appena 5 punti sopra la Civitanovese, retrocessa in C/2 assieme a Giulianova, Francavilla al Mare e Latina. A guidare i rossoblù dalla panchina c’era mister Carrano, all’epoca ancora inesperto: saprà rifarsi alla grande a cavallo del duemila.

Massimo Barbuti (1958)

Nelle fila ioniche militarono con poca fortuna due attaccanti di buon livello che, una volta lasciata la nostra città, segnarono a raffica: Massimo Barbuti e Antonio Rondon. Il primo, che fu protagonista di un clamoroso litigio con mister Carrano, sancì poi la promozione in A dell’Ascoli, allenato da Boskov, siglando il gol-vittoria contro il Milan a “San Siro”; il secondo fu splendido compagno d’attacco di Roberto Baggio, col quale segnò caterve di gol nel Lanerossi Vicenza. A distanza di tanti anni, possiamo constatare come non siano stati gli unici calciatori validi a steccare in rossoblù, prima o dopo aver dimostrato la loro qualità in altre piazze. Una curiosità: il girone A della C/1 1981-82 venne vinto dall’Atalanta, oggi ai vertici della A e ai quarti di Champions League. Proprio gli orobici, come i tarantini, erano reduci dalla retrocessione in B dell’anno prima.

Antonio Rondon (1956)

La vittoria italiana al “Santiago Bernabeu” di Madrid mitigò la delusione dei tarantini per quel campionato anonimo e aiutò a guardare con fiducia alla stagione successiva. I rossoblù allestirono nell’estate 1982 una squadra fortissima sulla carta, affidandola a un allenatore quotato come Lauro Toneatto, il Sergente di ferro. L’epilogo della stagione 1982-83 fu comunque sfortunato e diede un’altra, amarissima delusione ai supporters. Il Taranto fallì l’obiettivo-promozione, chiudendo terzo alle spalle delle promosse Empoli e Pescara, sia per i troppi pareggi nelle ultime gare, nonostante un girone di ritorno senza sconfitte, che per l’operato dell’ineffabile (per così dire) arbitro Coppetelli di Tivoli nella vergognosa partita del “Vestuti” di Salerno. Sia quei novanta minuti che l’intera trasferta vengono ricordati ancora oggi con angoscia da molti tifosi rossoblù.