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Taranto sul Post | Taranto Santo

di Pierluigi Alfieri alias tarantosulposter

Ci siamo. Non manca molto.

Il Taranto giunge all’epilogo di questa stagione turbolenta procedendo come una coppia di perdoni che “nazzicano” scalzi e infreddoliti sulle note della marcia funebre “A Gravame”. Non è un caso che sia proprio la Settimana Santa, pregna di significato per noi tarantini, ad inaugurare la cinquina di partite che di qui a maggio determinerà il destino dei rossoblu nella prossima stagione (con o senza l’appendice dei play-out). Le “poste” di questa particolarissima Via Crucis sono Monopoli, Paganese, Melfi, Vibonese, Juve Stabia. Un parallelismo perfetto tra sacro e profano, tra passione e tifo, tra morte e resurrezione, tra sacrificio e redenzione, tra croce e delizia.

Non che la Quaresima calcistica sia stata meno melodrammatica: l’arrivo di Ciullo ad inizio febbraio aveva portato con sé punti pesanti, un’iniezione di entusiasmo nell’ambiente e la sensazione di una salvezza a portata di mano. Certezze che si sono sbriciolate in un batter d’occhio, non tanto per le scialbe prestazioni contro Akragas e Messina, quanto piuttosto per gli effetti – a breve e a lungo termine – dell’incresciosa aggressione perpetrata da 30 ignoti incappucciati durante la seduta di allenamento del 21 marzo scorso.

Il Taranto arriva infatti agli appuntamenti cruciali di questo fine campionato in condizioni non certo esaltanti, con la classifica – l’unica portatrice di verità assolute – che parla chiaro: una media di 0.9 punti a partita, penultima posizione (con una gara da recuperare), minor numero di vittorie, penultimo attacco del girone. L’unico punto di forza documentato dai crudi numeri sarebbe la difesa – tuttora la migliore tra le dirette concorrenti in zona retrocessione – rimasta tuttavia orfana del trio Maurantonio-Stendardo-Altobello.

Tastando il polso del tifoso medio, prevalgono sentimenti di disaffezione, delusione, frustrazione, amarezza, sfiducia, scoraggiamento, sfinimento, rabbia, mortificazione. 

Eppure quello che programmaticamente doveva essere un campionato di sangue, sudore e sacrificio con l’unico obiettivo della salvezza, sta rispettando le attese; noi siamo ancora qui, nel pieno dell’agone, consci di essere sopravvissuti ad un’altalena di eventi, in buona parte masochistici, che avrebbero fiaccato chiunque. 

Sebbene abbiamo forse qualche punto in meno rispetto a quanto preventivato e sebbene le nostre rivali dirette viaggino ad un ritmo più risoluto del nostro, nulla è definitivamente compromesso e possiamo ancora salvarci, quand’anche ciò significasse passare attraverso le forche caudine dei play-out.

Come semplice tifoso mi rendo conto che sto dando fondo a tutte le mie risorse emotive per credere ancora nel sogno di rimanere in Lega Pro.

Se in questo momento avessi di fronte a me Contini, De Giorgi, Pambianchi, Magri, Balzano, Som, De Nicola, Nigro, Maiorano, Guadalupi, Sampietro, Lo Sicco, Pirrone, Potenza, Paolucci, Emmausso, Viola, Cobelli e Magnaghi, li abbraccerei uno ad uno e li esorterei a dare tutto in allenamento e in campo, sfidando i propri limiti.

Se in questo istante potessi stringere la mano a mister Ciullo, mi offrirei di sorreggere la croce che si è preso e di bere dal suo calice amaro e lo incoraggerei a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Sono loro il mio pensiero fisso in questo scorcio di stagione e li sosterrò fino al fischio finale dell’ultima partita di questo campionato. Se è vero che i giocatori e gli allenatori passano mentre i tifosi restano, non c’è in questo sport nulla di più genuino che lo sprone incondizionato verso gli attori in campo. Come tifosi abbiamo il dovere deontologico di sostenere la squadra fino all’ultimo secondo, senza che questo leda il sacrosanto diritto di critica e a patto che la cultura del sospetto e del “ce me ne futt’ a me” e la logica dei “duri e puri” e dello squascio preventivo restino alla larga dal pallone che rotola.

Proviamoci. Tiriamo fuori le unghie. Affiliamo i denti. Strappiamo questa salvezza. Crediamoci.

Similmente a quanto fa il troccolante al termine della Processione dei Misteri, saremo noi tifosi a bussare al portone della salvezza.

H A S T A  L A  S A L V E Z Z A, S I E M P R E !

F O R Z A  T A R A N T O


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