Di Alessandro La Tanza (alias Romanzini).
Anche il cielo ieri pomeriggio dopo la sconfitta interna contro la Reggina ha iniziato a piangere. Troppo brutto e soprattutto senza idee il Taranto visto ieri allo Iacovone, una squadra che è sembrata svuotata da qualsiasi motivazione, contro un avversario per niente trascendentale che addirittura in molte fasi della gara ha mostrato limiti identici se non peggiori dei rossoblù.
Questo Taranto oggi è completamente privo di elementi di carattere in grado di supportare i giovani compagni durante la partita, è privo di giocatori tecnicamente capaci di far svoltare il match, ed è finanche privo di uno schema spendibile e produttivo, se è vero che da tempo verifichiamo l’inutilità di una punta (Viola) schierato a tornante o di un centrocampista (Paolucci) schierato attaccante largo. La squadra ha evidenziato una fragilità caratteriale impressionante, dimostrata dalla scarsa propensione al tiro in porta anche quando le circostanze lo hanno imposto.Nel primo tempo, a Viola prima e Maiorano successivamente, si è spalancata davanti a sè la luce della porta reggina, con il solo portiere a protezione della stessa, e nonostante tutto i nostri non hanno avuto il coraggio di tirare, un tiro che da quella posizione avrebbe potuto essere pericolosissimo per la perforabilissima retroguardia calabrese.
La sconfitta è dunque figlia di una squadra tecnicamente mediocre, ma anche di una fragilità caratteriale che nel calcio spesso è figlia di risultati negativi in serie e di situazioni poco tranquille. L’unica via di uscita da questa imbarazzante e mortificante situazione potrebbe essere l’aiuto proveniente dall’entusiasmo dei giovani presenti in rosa, ed in tal senso l’espulsione del bravo Emmausso è stato l’ennesimo colpo basso in un periodo tra i più neri della storia pallonara nostrana. Questi giovani possono riuscire a salvarci, purchè tutto l’ambiente sappia davvero fare fronte comune, sappia coccolare chi è rimasto a indossare la maglia rossoblù, sappia supportare, ognuno con ciò che può, quel che resta del Taranto, una società di calcio che rappresenta una città di 200000 abitanti, che non può non salvare una Legapro importantissima, che rappresenta sicuramente uno dei piccoli fondamentali tasselli sui quali edificare la rinascita generale.
In tal senso, da oggi, coniamo tutti l’hashtag “SALVIAMOILTARANTO”, ognuno faccia la sua parte, i tifosi, la società, la città tutta con il suo tessuto commerciale e imprenditoriale faccia il suo, anche coloro che attualmente si sono candidati a diventare primi cittadini l’11 giugno facciano qualcosa per aiutare il Taranto adesso, perchè la morte del calcio sarebbe la sconfitta definitiva per una città spesso indolente verso parecchie cose, brava a contestare e distruggere ma molto meno brava a costruire o proteggere ciò che ha. E allora, per una volta nella vita, #SALVIAMOILTARANTO, salviamolo tutti, perchè i volti sconfitti, piangenti e mortificati dei tifosi all’uscita dello Iacovone ieri possiamo non rivederli mai più.
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