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Le punture di Romanzini | E’ finita D…avvero!

Di Alessandro La Tanza (alias Romanzini).

Adesso anche la matematica ci condanna inesorabilmente. La sconfitta interna contro la Vibonese, quinta consecutiva in casa, nona nel complesso, ha certificato una retrocessione maturata da tempo e solo materializzatasi in maniera ufficiale domenica pomeriggio. Abbiamo voluto vedere l’evolversi degli eventi con gli occhi del tifoso, ed è per questo che abbiamo sperato sino all’ultimo in uno scatto di orgoglio e dignità da parte dei nostri giocatori, per raggiungere almeno la possibilità di giocarci la salvezza agli spareggi. Se avessimo invece visto il tutto con occhi diversi, ci saremmo resi conto in anticipo che il Taranto è retrocesso da tempo, perchè si è arreso a una serie di eventi negativi in successione. Basterebbe fare un paragone tra la formazione del Taranto che ha affrontato il Matera alla prima giornata di campionato davanti a quasi diecimila spettatori con quella che ha affrontato la Vibonese avantieri davanti a pochi intimi per rendersi conto delle enormi differenze tra l’inizio e la fine di una incredibile stagione negativa.

Il Taranto di inizio torneo era una squadra costruita su una buona difesa, su qualche giocatore interessante e su molte scommesse, soprattutto su un attacco inadeguato. Nel corso del campionato la squadra avrebbe avuto bisogno di qualche puntello da Legapro, esperto e magari valido, soprattutto per rinforzare la mediana e l’attacco. Il mercato di gennaio ha portato in rossoblù solo giocatori giovani, i cosiddetti under, che non hanno trovato evidentemente negli elementi già presenti in squadra un valido supporto di personalità in grado di aiutarli a crescere e ad esprimere il loro valore.

L’episodio censurabile accaduto il 22 marzo scorso ha rappresentato lo spartiacque di questa fallimentare stagione, perchè l’evento, condannato da tutti, ha privato in un sol colpo la squadra di quei pochi elementi di esperienza e personalità presenti. I ripetuti infortuni da parte di qualche over superstite hanno completato l’opera di indebolimento di una squadra già inadeguata a salvarsi con tranquillità. Un dato evidente nelle ultime nove gare è il comportamento di ciò che è rimasto della rosa del Taranto, una squadra che è parsa svuotata di qualsiasi voglia di giocare. Un pareggio e otto sconfitte, due gol fatti e tanti subiti, sette calci di rigore contro, molti dei quali in casa, e un non gioco evidente in tutte le partite affrontate. Il Taranto, nonostante questo non gioco da parte della squadra, ha perso per uno e zero tante gare contro avversari scadenti e inadeguati almeno quanto i rossoblù, e questo significa che in condizioni differenti, con l’organico originario, e con un adeguato supporto della squadra, avrebbe potuto conquistare la salvezza o perlomeno giocarsela contro chiunque.

La realtà amarissima si è concretizzata avantieri, e si chiama serie D, un dilettantismo dal quale probabilmente non siamo mai usciti, nonostante l’oneroso ripescaggio dell’ormai lontano 4 agosto 2016, evento felice che ha prodotto entusiasmo incredibile, lo stesso che si è perso durante una stagione ricca di mortificazioni ed umiliazioni a ripetizione, un campionato durante il quale abbiamo visto esultare allo Iacovone, nel nostro stadio, tantissimi avversari, e abbiamo col trascorrere delle giornate perso tantissimi tifosi, sino al dato incredibilmente negativo di avantieri nell’ultima esibizione tra le mura amiche.

Se non dovessero verificarsi miracoli, ripescaggi o riammissioni, il futuro si chiamerà ancora serie D, per il decimo campionato tra i dilettanti della storia rossoblù. Il futuro prossimo andrà affrontato con professionalità, possibilmente affidandosi a gente che ha già vinto il campionato da giocare, senza scommesse che producono solo insuccessi. Ma prima di iniziare a pensare alla nuova stagione, andranno chiariti alla gente tutti quegli interrogativi che ancora oggi il tifoso si pone, andrà spiegato come si è fatto a perdere in soli otto mesi una preziosissima Legapro riconquistata con grandi sacrifici anche economici, e andranno chiariti soprattutto tutti quegli episodi, anche di cronaca non sportiva, che hanno disgregato un entusiasmo e una passione oggi ai minimi storici.


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