Taranto-Siracusa
di Angelo Briganti alias “Lambrugo” – Coordinamento Tifosi Tarantini Fuorisede “Danilo Fato”
Se dovessi spiegare, al momento, il Taranto ad un marziano, farei vedere il gol di Bollino che rappresenta un po’ lo stato attuale di tutto il “pacchetto Taranto”, ambiente compreso. È una metafora. Ricordiamo il gol evidenziando l’attore non protagonista: De Giorgi. Se infatti il nostro esterno non avesse attaccato la profondità sulla corsia di destra, Pinna del Cosenza non avrebbe concesso a Bollino quel metro che ha poi consentito al fantasista ex rosanero di realizzare il gol-vittoria, davvero notevole. In breve, senza il supporto intelligente, che richiede comunque fatica e polmoni, di De Giorgi, le qualità di Bollino sarebbero rimaste solo “potenziali”. Morale: la crescita della squadra sarà visibile e certificata solo se tutti i componenti avranno capacità di essere leader e gregari contemporaneamente. Non sarà facile ma è questo l’atteggiamento che potrà consentire di far togliere qualche soddisfazione ai rossoblu jonici e, perchè no, di aspirare ad essere una possibile sorpresa. Alle ripescate è già accaduto: si innesca un meccanismo magico che fa parte del corredo di questo incredibile sport.
Passiamo adesso al prossimo avversario: il Siracusa di Sottil. Le insidie sono notevoli e subdole. Questo è il primo vero banco di prova per Lo Sicco & company. Il primo esame scritto. Quello che lascerà traccia. Il motivo è semplice: toccherà avere un atteggiamento mentale e tattico opposto alle due precedenti gare, lì dove anche una sana palla in tribuna era furbescamente applaudita da un pubblico davvero all’altezza dei vispi ragazzini rossoblu. Per dirla in maniera semplice, ci toccherà “fare la partita” e quindi ribaltare ruoli e atteggiamenti tattico/mentali. Di questo siamo moderatamente curiosi; al momento i siciliani non godono di buona salute ed è proprio questo il primo nemico da combattere: la rabbia e la voglia di rialzarsi. Contro il Foggia hanno sofferto la superiorità qualitativa dei pugliesi e, nonostante tutto, hanno rischiato di pareggiare in maniera confusionaria e rocambolesca. Questo dimostra che le gare di inizio campionato sono spesso indecifrabili.
Veniamo al modulo. Gli azzurri hanno adottato un 4-2-3-1 con la linea difensiva ancora in ritardo, in cui il solo esterno destro, Brumat, è risultato più tonico. Dall’altro lato, Dentice, arrivato da poco, è ancora “non pervenuto”. I due altissimi e lentissimi “stopper” centrali, Turati (che ricorda Caccavale un po’ più alto) e Diakitè, hanno sempre l’errore “in canna”. I due mediani rispondono al nome di Baiocco (sì, proprio lui, il vecchio mediano), che morde ancora ma senza denti, e il più diligente Giordano. I tre trequartisti da destra a sinistra sono Catania, l’ex di turno, evanescente contro i satanelli, Longoni al centro, che non ha mai dato l’impressione di poter cambiare le sorti dell’incontro e, a sinistra, l’ex Pordenone Valente, decisamente il più in palla di tutti. Davanti la monopunta De Respinis, assolutamente da rivedere. Se ristabilito definitivamente, sarà il titolare Scardina a riprendersi il suo posto come attaccante centrale. Non escludo un cambio di modulo (4-3-3) a Taranto per dare densità soprattutto a centrocampo con l’ingresso dell’altro ex Spinelli. Vedremo.
Buon Taranto a tutti,
Angelo Briganti

