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Sconfitta che fa male

di Romanzini.

È arrivata la prima sconfitta stagionale, maturata più per demeriti propri che per meriti altrui.

Ieri sera il Taranto ha affrontato una Casertana tranquillamente da inserire tra le concorrenti ad una salvezza tranquilla, una squadra di una pochezza offensiva incredibile e con potenzialità davvero minime per un team chiamato a permanere in C. Le polemiche vivaci del pubblico campano accorso in poco più di duemila anime per una gara comunque attraente sulla carta lo certifica. La sconfitta contro questo avversario fa male, non tanto per il risultato comunque evitabile, quanto per la prestazione complessiva della squadra, abulica, senza idee, con occasioni da gol (se vogliamo chiamarle così) col contagocce, e soprattutto senza un uomo in grado di prendere per mano i ragazzi, rincuorarli, rimotivarli e spingerli a gara in corso. Il solo Stendardo, vero leader della squadra, soprattutto caratterialmente, non può portare la croce da solo; ieri sera ha guidato benissimo la difesa e addirittura ha provato a rendersi pericoloso avanti nel difficile finale di partita, ma non basta assolutamente. Il resto della squadra è risultata non pervenuta, e i problemi venuti fuori da questa prestazione incolore sono tantissimi, tutti argomento di lavoro in questi tre giorni che ci separano dal derby con l’Andria di domenica sera.

L’impianto tattico del Taranto anzitutto. Il 3-5-2 è un modulo solo di facciata, perché in realtà i due esterni di fascia, De Giorgi e Garcia, pensano più a coprire le rispettive zone di competenza, mentre spingono e crossano in avanti davvero poco o nulla. La mediana è sempre assai “piatta”, un reparto che fa poco filtro in mezzo, permette sovente agli avversari di penetrare palla al piede, ed infine mostra di essere un reparto poverissimo di fosforo, di idee spendibili per abbozzare un minimo di gioco d’attacco. L’unico giocatore in grado di fare qualcosa in mezzo sinora è stato Lo Sicco, ma intorno a lui c’è il nulla. Nigro corre spesso a vuoto e ieri sera si è permesso di sbagliare appoggi indietro elementari, Bobb è troppo timido per prendere in mano la mediana, Paolucci non si è capito se è uomo di spinta o di fascia, Sampietro non è pervenuto e ieri sera addirittura non è stato convocato. Quando il reparto centrale non funziona, sia in impostazione sia in filtro, è ovvio che tutta la squadra ne risente, con l’attacco abbandonato a se stesso e la difesa perennemente messa sotto pressione dagli avversari. L’acquisto auspicabile di un centrocampista di fosforo e gamba, possibilmente capace di andare anche in gol, il famoso sedicesimo over che in rosa manca, mi sembra qualcosa di indispensabile per rendere il reparto (insieme a tutto il Taranto) maggiormente produttivo. L’attacco infine vive un momento difficile, perché al di la della validità degli uomini presenti, non riceve palle giocabili da trasformare in occasioni da gol. Magnaghi ha giocato solo spalle alla porta, lontanissimo da quei 16 metri finali in cui può mostrare le sue doti da attaccante, mentre Viola sembra abbandonato a se stesso nella trequarti avversaria senza uno straccio di aiuto o appoggio da nessuno, men che meno da un centrocampo non abituato a attaccare gli spazi e creare qualcosa di buono. Il paradosso è anche nelle sostituzioni effettuate da mister Papagni, che continua ad esempio ad ignorare un elemento capace di fare contropiede come Cedric, schierato poco e niente nonostante uno sbandierato turnover. Qualche altro elemento infine come Potenza ha dimostrato ancora una volta che forse è più efficace da subentrato, magari nei 20 minuti finali, come con il Siracusa, che non da titolare, come ieri, quando si è impegnato soprattutto a coprire Garcia a sinistra, mentre in spinta è risultato assolutamente lacunoso o inesistente.

L’atteggiamento tattico dunque, quel 3-5-2 che è sembrato ancora una volta un improduttivo e troppo difensivo 5-3-2, con le due fasce assolutamente incapaci di trasformare una azione difensiva in una d’attacco e una mediana terribilmente piatta e povera di idee. L’incapacità al momento di essere una squadra camaleontica è poi l’aspetto che preoccupa e non poco. Forse un modulo più utile tipo il 3-4-3 potrebbe essere un toccasana, visti gli uomini a disposizione in rosa. Ed infine l’incapacità mostrata dalla squadra a saper “fare la partita” tipica delle squadre timide, senza idee, e soprattutto ancora con elementi che si conoscono poco. Il Taranto ha mostrato il lato migliore di sé sinora quando ha giocato in ripartenza sugli avversari, mentre è risultato assolutamente lacunoso quando è stato chiamato a fare la gara. Questo aspetto andrà analizzato dai tecnici subito, perché altrimenti rischiamo di non produrre punti utili soprattutto in casa, e in trasferta non riuscire a recuperare partite in cui si subisce. A mister Papagni il compito di incollare i cocci prodotti dalla gara di ieri, durante la quale ancora una volta è venuta fuori una forma fisica precaria, che unita ad una scarsissima intelligenza tattica, ci ha fatto prendere gol in contropiede, da corner in nostro favore, in dieci contro undici, da una Casertana per nulla trascendentale. Speriamo che tre giorni siano sufficienti a mostrarci un Taranto differente in casa contro l’Andria, un Taranto chiamato a fare punti pesanti alla vigilia di un calendario difficilissimo che ci porterà ad affrontare in un mese molte squadre di prima fascia, forti e affamate di punti e gloria.

Un’ultima considerazione sull’aspetto psicologico della squadra. Avere la tranquillità di giocare per la salvezza e l’essere deresponsabilizzati da qualsivoglia pretesa, con gli applausi che sgorgano quasi sempre per l’intelligenza della gente tifosa che ha compreso le difficoltà della serie C, non autorizza la squadra stessa a appiattirsi, a accontentarsi, o peggio ancora a mostrare prove incolori come quella di ieri sera. L’impegno e la voglia di vincere ci devono sempre essere, magari accompagnate da partite piene di occasioni da gol. Poi si potrà vincere pareggiare o perdere, ma la gente pretende altro, non lo spettacolo lacunoso e improduttivo di ieri, una gara negativa che speriamo possa essere solo una parentesi bruttissima da archiviare in fretta.


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