Paganese-Taranto
di Angelo Briganti alias “Lambrugo” – Coordinamento Tifosi Tarantini Fuorisede “Danilo Fato”
1. C’è una foto molto tenera – e anche molto simbolica – che sta girando in rete in questi giorni e che immortala l’abbraccio finale di quattro giovanissimi ragazzi tarantini al termine della gara di Coppa Italia vinta contro il Cosenza.
Il peso specifico di quella gara non è importante, ma in una fase, come la nostra, in cui ci vuole sinergia tra tutte le componenti ambiente-stampa-società-squadra-tifoseria, anche una “vittoriuccia” serve a dare autostima a tutti e a lavorare con serenità. Serve a recuperare calciatori reduci da infortuni, a provare nuove idee o a testare chi, al momento, non trova spazio, giovanissimi compresi. E poi questa tipologia di gare – motivo ancora più importante – serve far avvicinare la gente allo stadio, a far annusare il profumo dello “Iacovone” ai bambini, a far diventare “malati cronici” molti tifosi indecisi, a promuovere il prodotto “Taranto”. Quale migliore occasione? Inutili tanti giri di parole: siamo rimasti tutti un po’ spiazzati dai prezzi del botteghino. Nessuna polemica. Ognuno fa il suo lavoro, ma queste situazioni sono un’occasione, attraverso un’intelligente campagna pubblicitaria supportata da un prezzo abbordabile (5 euro per tutti), per “recuperare” gente ed entusiasmo. Va bene, andiamo avanti. Domenica si va a Pagani: trasferta sempre insidiosa che arriva in un momento particolare per entrambe le squadre sempre alla ricerca di un identità definita. Nel 1983, l’anno di Toneatto, in una gara durissima e drammatica in cui poteva scapparci il morto, il Taranto vinse 2-1. Di quella gara mi torna alla mente l’impiego di Acanfora con la maglia n.11 ma di fatto mediano aggiunto e pensante. Ho fatto questo esempio perché spesso nel calcio bisogna fare di necessità virtù. E quest’anno c’è ancora chi non lo ha capito.
2. L’avversario. La Paganese. In classifica è a 10 punti, quindi sotto il Taranto di un solo punto. È la squadra che ha perso più di tutte nel girone C di Lega Pro (7 gare); è anche la squadra che, tra le pericolanti, è l’unica ad avere un’idea di gioco. I suoi limiti, già evidenziati dall’arrabbiatissimo mister Grassadonia, sono di tenuta mentale. Cadute di concentrazione sulle quali il Taranto deve approfittare se vuole uscire indenne dal “Marcello Torre”. Si dice che il calcio sia fatto di episodi: quando gli episodi sono innumerevoli e decisivi è chiaro che bisogna lavorare su altre componenti. Altra curiosità è che ogni volta che la Paganese è andata sotto di un gol ha poi sempre perso la partita. Per il Taranto è un altro test importante. Si spera ovviamente nel recupero di tutti gli uomini.
3. Il modulo. Grassadonia è stato sempre un maestro del 3-5-2. Anche quest’anno ha cominciato, peraltro bene, con questo modulo fino a quando cali di forma, indisponibilità ed infortuni dei calciatori-cardine gli hanno impedito di proseguire o di adottare comunque una soluzione-base. Poi ha dovuto necessariamente trovare alternative, sulla falsa riga di quanto sta facendo il sempre innovativo Spalletti a Roma. Si tratta di una disposizione camaleontica che varia a seconda delle caratteristiche degli avversari. Soprattutto nell’aggredire la fonte di gioco o le criticità degli avversari senza mai tralasciare le proprie idee e le proprie iniziative. Per questo motivo è sempre complicato catalogare o affiancare lo schema a questo tipo di squadra. Veniamo alla possibile disposizione degli azzurrostellati. In porta il rientrante Marruocco si gioca la maglia da titolare con il giovane Chiriac, reduce da due gare esemplari. In difesa i due centrali fisici Camilleri e l’ex-Lecce Alcibiade saranno i due calciatori-base per variare la difesa da 3 a 4 e viceversa. Con Di Cuonzo o il rientrante Longo sulla destra e il mancino Della Corte sulla sinistra che rimane leggermente più alto. La mediana sarà composta da due vecchi mesterianti di centrocampo, Pestrin e Maiorano, supportati a destra dalla corsa e dall’intraprendenza di Cicerelli, migliore in campo a Catania e calciatore più in forma dei campani. Il capitano Deli, giovane calciatore tattico da seguire (per me il “pezzo buono”), è il finto trequartista che attacca la prima fonte di gioco degli avversari, ma è anche il giocatore che dà equilibrio, sostegno e brio ad un centrocampo esperto ma un po’ compassato. Davanti il fantasista Herrera agirà a supporto della monopunta Reginaldo, orfano dell’infortunato Iunco.
Buon Taranto a tutti, A.B.

