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I tre punti di vista: 15^ giornata

Taranto-Lecce

di Angelo Briganti alias Lambrugo – Coordinamento Tifosi Tarantini Fuorisede “Danilo Fato”

1. Prosegue l’atipico percorso rossoblu, che in attesa di essere instradato (speriamo bene) dal D.S. De Poli, incassa un’altra delusione a Reggio Calabria. Un pareggio al Granillo, considerando le caratteristiche delle due ex nobili squadre, poteva essere anche preventivato, ma l’evoluzione della gara, risultato compreso, è un po’ una metafora del Taranto degli ultimi anni. Tranne in rare occasioni, che coincidono con la presenza di Stendardo, si continua a percepire nell’aria quel cattivo odore di “gol dell’avversario” in qualsiasi momento, anche quando giochi contro squadre come la giovane, indecifrabile, mediocre ed ingenua Reggina. Il quasi certo rientro del forte centrale rossoblu, contestualmente alle motivazioni del prossimo derby così prestigioso, può dare una nuova vita al gruppo. Soprattutto può dare quella speranza di un nuovo e definitivo percorso. Possiamo accusare di tutto la squadre, tranne che di scarso impegno. Va ritoccata e questo lo sappiamo. Anzi, lo sapevamo.

2. L’avversario: il Lecce. Presentare una gara così piena di fascino non è un’impresa semplice. Probabilmente non è il derby dei derby pugliesi, ma il fatto che le due squadre non si incontrano da ventitre anni avvalora una sfida colma di significati che vanno oltre la gara stessa. Se poi dovessimo dare un’occhiata alla storia, cominciamo dalla parte più “conveniente” per gli ionici. Le sole gare disputate a Taranto vedono un vantaggio dei rossoblu con 10 successi, 4 sconfitte e 17 pareggi, ma il Taranto non vince il derby da 38 anni, cioè dal “maledetto” 1978 (1-0 ) in cui fece gol Serato. Quel gol-vittoria del sostituto di Iacovone è un ottimo esempio di speranza; soprattutto dimostra che nel calcio tutto può succedere.  Per il Lecce la vittoria più recente è del ’79, cioè l’anno succesivo (0-1 con una sfortunata autorete di Picano). Tornando al presente, il Lecce arriva a Taranto dopo la straripante vittoria di Castellamare che sancisce il primo posto ai salentini. Le vittorie contro squadre quadrate come la Juve Stabia, a casa loro oltretutto, non sono mai casuali. I numeri dei giallorossi certificano forza e obbiettivi. Classifica e bel gioco parlano chiaro. Primo posto con 29 punti in 14 gare. Secondo miglior attacco (26 gol). Terza migliore difesa (12 subiti). Miglior cannoniere (Caturano, 9 gol) e vice cannoniere (Torromino, 8 gol). In serie positiva da 4 turni. Questi dati sono sufficienti per far capire a squadra e  tifosi rossoblu che domenica sera si uscirà indenni solo se ci sarà sinergia fra le componenti campo/ambiente.

3. Il modulo. Mister Padalino adotta dal principio il classico, spettacolare e spregiudicato 4-3-3, con innumerevoli soluzioni alternative e possibili (spesso vincenti) cambiamenti in corsa. Grande velocità, padronanza e possesso palla dovuti al fatto che, se escludiamo i due centrali difensivi, tutto il resto, terzini compresi, sono abilitati alla produzione del gioco avendone capacità superiori alla categoria. Basti pensare a l’ex esterno destro alto, scuola Milan, Vitofrancesco, una specie di Abate della lega Pro, nel senso che anch’esso dopo un educazione da “ala destra” ha trovato una definitiva consacrazione partendo dalla linea difensiva. Lo stesso dicasi per il mancino Contessa, suo collega di linea che agisce in maniera simile, con stessi tempi e movimenti, ma dall’altro lato. L’eventuale alternativa a sinistra è Ciancio, difensore con altre caratteristiche ma molto affidabile. La forza e la fisicità dei due centrali difensivi, Drudi (al posto dello squalificato Cosenza) e Giosa, in attesa del titolarissimo e quasi pronto Freddi, garantiscono anche quella sana cattiveria necessaria in quella zona di campo. Il centrocampo è la parte più intrigante dei giallorossi. Al centro possono permettersi il ritrovato Fiordilino con Arrigoni “alternativa” e accanto due intelligenti interni di contenimento, Lepore e Mancosu, dotati anche di grandi qualità tecniche, avendo entrambi ricoperto nel passato ruoli più “da attaccanti esterni”. Abilissimi anche a saltare l’uomo. Non mancano i sostituti pronti in panchina. In particolare il giovane Bulgaro Tsonev, già nel mirino di molti addetti ai lavori. Il trio d’attacco è lo sponsor dell’attacco a tre. Fantasia, gamba, esplosività e fisicità. Pacilli a destra ricorda il miglior Cutolo. Torromino a sinistra è un concentrato di tutto. Soprattutto capacità di andare a segno visto che da quella posizione decentrata è stato capace di marcare ben 8 volte. Bisogna fare un’attenzione particolarissima in quella zona. Davanti al centro, il capocannoniere Caturano, oramai maturo (è pur sempre un ’90), completa il mosaico Lecce: una squadra decisamente in grado di poter essere protagonista fino alla fine.

Buon Taranto a tutti e vinca il migliore. Per fortuna nei derby questo non sempre accade. Anzi, spesso…


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