Riflessioni a caldo a cura del Taras Web
TARANTO – CATANIA 0-0 Non era e non sarà mai una partita come tutte le altre. 14 anni dopo, le ferite restano sempre lì, ancora non rimarginate. Non c’è più Gaucci (per fortuna), non c’è più Pieroni (amen), non ci sono i catanesi, anche quelli tesserati, ma c’è il cuore di Taranto. Sanguinante ma che pulsa ancora. E poi c’è il campo. Quello si, immutabile nel tempo, che regala una prestazione povera di calcio ma preziosissima in chiave salvezza. Come 14 anni fa, finisce 0-0. Ma questa volta il risultato è assolutamente apprezzabile. Perché, se qualcuno l’avesse dimenticato, l’obiettivo del Magico è la salvezza.
L’ATTESA – Snervante e cervellotica la decisione di Casms & affini di ritardare all’immediata vigilia del match l’avvio della prevendita per poi prendere la solita, scontata decisione di impotenza. Si parte solo di venerdì e il dato finale porterà 7.300 spettatori allo Iacovone. Ottima curva, gradinata e tribuna in linea con le ultime uscite. Dopo gli andriesi, tocca ai catanesi provare l’ebbrezza di aver fatto la cosiddetta “Tessera del Tifoso” e restare comunque a casa. Qualsiasi sia la prospettiva da cui si osserva la faccenda rimane, scolpita sulla pietra, la sensazione di insipidità di una gara che meritava ben altro scenario. Non c’era particolarmente tensione, non c’era elettricità nell’aria, nonostante i significati di una gara del genere. Si gioca per i tre punti. Punto. Quando queste sfide assumono ben altri significati e quando la morsa della tensione ti prendeva già dal mercoledì.
IL MATCH – Papagni è in emergenza e deve fare a meno di 2/3 di difesa titolare, il reparto più solido della squadra. I forfait di Stendardo (pesantissima la sua mancanza) e Altobello lasciavano immaginare lo schieramento di una difesa a quattro. Invece il Mister conferma la difesa a tre con Nigro e Balzano (buona prova). Maurantonio confermatissimo tra i pali con cap. Pambianchi e De Giorgi dietro, Garcia, Lo Sicco, Bobb e Bollino a costruire, Viola (in ombra) e Balistreri in avanti. La partita sarà povera di calcio. Il Magico dà davvero tutto ma non riesce a sfondare. Troppo timorosi dietro per provare qualsiasi affondo. Viola e Balistreri proveranno anche ad indietreggiare e conquistare palloni ma vagheranno per tutta la gara e l’area di rigore avversaria sarà attraversata troppo poco.
LA NORD – Da sola vale il prezzo del biglietto. Le immagini e i video di ieri sera stanno facendo ormai il giro del web e dei social. Non entrano gli striscioni ma le pezze fanno capolino e rendono più colorato il settore (tra tutti “support your local footbal team”. Esordio di bandiere bianche con bande verticali coi colori più belli del mondo. Quando le squadre entrano in campo è un delirio di luci e colori. La curva si accende e la Salinella si illumina d’ immenso. Nonostante lo speaker dello Iacovone continui a mandare messaggi pubblicitari, occhi e orecchi dei tifosi sono tutte rivolte alla curva. Lo stadio diventa bolgia. Anche dalla gradinata alcune torce e una cartata salutano l’ingresso degli undici in campo. Poi, i cori. Sempre più possenti, in un crescendo rossiniano. “Ogni giorno io ti porto nel mio cuor” raggiunge lo zenit del primo tempo. Sempre nella prima frazione di gara uno striscione inequivocabile viene esposto: “ti sei chinato alla legge dello stato, ne è valsa la pena tesserato?”.
Nonostante la gara non decolli, il tifo è costante, incessante. Nel secondo tempo “Non aver paura, Taranto io t’amo” e la sciarpata con “che sarà, sarà” regala le vere grandi emozioni di questa prima (calda) domenica di ottobre.
GLI SPALTI – In gradinata quasi ad angolo con la Nord, la Fondazione Taras esporrà il classico “amo la squadra della mia città” mentre, nella sud deserta e senza tifosi, “Il calcio senza tifosi perde la propria anima” e il nuovissimo “innamorati del Taranto da generazioni”.
Gradinata in grande spolvero. I Supporters esporranno “non c’è calcio senza rivali” accompagnato da torce e bandierine.
COSA RESTA? – Un punto, preziosissimo in chiave salvezza. -33 all’alba. Questa dovrà essere la nostra stella polare. Avere tante squadre sotto lascia una piacevole sensazione. La squadra, lo sappiamo, è stata rivoluzionata e costruita in corsa. C’erano dei limiti prima, e senza difesa titolare sarà sempre più dura. Stendardo è una perdita pesantissima e conta arrivare a gennaio con quanti più punti possibile, anche, se necessario, facendo catenaccio. I sofisti della domenica hanno tutte le ragioni, ma qui l’obiettivo è la salvezza, non prendere pallonate. L’avvio di campionato ha portato ad affrontare quasi tutte le corazzate – o presunte tali – del girone. Adesso bisogna restare vigili e mantenere l’ambiente compatto. Le sfide che contano arrivano le prossime domeniche.

