di Fabio Guarini
La terza sconfitta consecutiva in trasferta segna la fine della terza era-Papagni. Un epilogo inevitabile per il vortice di errori e confusione in cui è caduto un Taranto privo di identità, idee, coraggio. A parte l’appena sufficiente punteggio in classifica (9 dopo otto incontri), tutti gli altri numeri condannano l’ormai ex allenatore dei rossoblù. Il Taranto ha segnato appena 2 gol su azione e con lo stesso giocatore (Bollino), uno solo (inutile ai fini del risultato) nelle ultime tre partite, sei complessivi a fronte degli otto subiti. Il team ionico non ha mai recuperato punti da situazioni di svantaggio e ha concesso 3 calci di rigore. Non ha funzionato l’idea di gioco anni novanta, quella del doppio centravanti, né ha pagato il sacrificio di attitudini e talento all’altare di un rigido schema (3-5-2), inadeguato in molti contesti e mai modificato. Qualche esperimento apprezzabile, sparute intuizioni dell’ultima ora, non sono di certo bastati: non c’era una base solida di gioco e conoscenze, non c’era la capacità di adattare lo spartito in base all’avversario di turno. Quello di Catanzaro è un triste epilogo, con tre gol subiti da una squadra che non segnava da quattro partite: una prestazione mediocre che non poteva avvalersi dell’alibi delle assenze di Stendardo e Altobello. Semmai si è trattato di un tracollo annunciato da svariati segnali negativi, sparsi lungo il cammino.
GLI UNDICI
L’amante del 4-2-3-1 Somma preferisce proseguire sulla via del 3-4-1-2: secondo il tecnico è l’impianto che dà al momento più certezza ad una squadra, il Catanzaro, pericolosamente a corto di punti. Baccolo è trequartista tattico alle spalle del tandem di brevilinei Cunzi-Giovinco. Ancora un’altra panchina per Tavares, centravanti puro non utile al gioco di rimessa dei giallorossi.
La sorpresa del Taranto è Cedric quinto di centrocampo a sinistra: García scivola da intermedio sinistro al fianco di Lo Sicco e Bollino. Tandem pesante Magnaghi-Balistreri nel 3-5-2, che vede la conferma degli adattati Balzano e Nigro in terza linea.
START!
Il Catanzaro adotta un atteggiamento già visto dal Taranto, proprio in Calabria, nel match di Cosenza: come i tennisti regolaristi lascia giocare l’avversario aspettando l’errore per far punto. Per la squadra ospite è sempre un problema avere la sfera tra i piedi, in mancanza di trame di gioco preimpostate. Si insiste sempre sul lato sinistro, con García e Cedric che tentano elementari combinazioni: i locali restano sorpresi nelle prime battute, poi prendono le misure al duo straniero.
CVD. Il Taranto perde palla e il Catanzaro guadagna un rigore con un solo passaggio. Baccolo serve in profondità Cunzi, che aggira Nigro. Il difensore tenta di recuperare palla goffamente, atterrando l’attaccante campano: rigore e 1-0 di Carcione. La difesa corre giustamente all’indietro, ma Nigro lo fa con troppa lentezza, sottovalutando la rapidità dell’avversario. Non è un difensore, ma errori di sottovalutazione di questo tipo non hanno attenuanti.
IL FOCUS SUL MATCH
I padroni di casa si trovano subito in vantaggio ma sono costretti al primo cambio: entra Pasqualoni, che farà benissimo, al posto dell’infortunato Sabato. Dopo pochi istanti arriva l’insperato due a zero: Carcione calcia una punizione dalla destra verso il secondo palo, Di Bari è più lesto di Balzano e De Giorgi e infila Maurantonio. In questa situazione è troppo molle la difesa ma l’errore è tutto del portiere ionico.
Di Bari impatta la sfera addirittura dopo un rimbalzo sul terreno in gioco. In verde c’è il punto esatto in cui l’ex rossoblù colpisce e realizza: nell’immagine a sinistra, Maurantonio osserva il calcio di Carcione ed è a metà dell’area piccola, nella giusta posizione. Come si evince dall’immagine a destra, il portiere decide di non andare alla ricerca della sfera nonostante la stessa arrivi esattamente dove immagina. I passi indietro dell’estremo ionico spiazzano i compagni, che tuttavia non dovrebbero consentire al pallone di toccare terra.
Forte dei due gol, puramente episodici, il Catanzaro decide di non forzare e si compatta in un 5-3-2 pronto a ripartire in contropiede. Ci sono trenta minuti in cui il Taranto ha tutta la possibilità di girare palla e cercare di riaprire il match, ma oltre ad una richiesta di rigore per atterramento di Bollino (giustamente ammonito per aver simulato) non c’è nulla da ricordare. Il gioco degli ionici è prevedibile, i locali consentono a Lo Sicco e García di andare a prendere la sfera a turno dai centrali: poi, da lì, nascono tutti i problemi di un Taranto che non sa proprio cosa fare.
Nella ripresa i rossoblù tornano in campo con uno spirito diverso. È Bollino a prendersi sulle spalle i compagni e a produrre le occasioni più pericolose. La scelta di avvicinarlo a Magnaghi, con Balistreri leggermente più decentrato sulla sinistra, gli consente di dialogare col numero 9 e di andare più spesso alla conclusione.
Il Taranto si getta all’attacco con generosità ma il gol lo realizza il Catanzaro. Con caparbietà e un po’ di fortuna, il piccolo Giovinco vince una mischia furibonda e trova il varco per la terza segnatura dei giallorossi. Non c’è più nulla da difendere, gli ospiti si lanciano all’assalto con molta voglia e altrettanta confusione. Entrano Langellotti per Lo Sicco e Pirrone per Cedric: Papagni sposta gli uomini e cambia modulo a più riprese, collocando García dapprima come intermedio destro e poi da esterno del 4-4-2 nelle ultime fasi (davanti a Langellotti, che chiuderà ala destra!). Dopo il bel gol in acrobazia di Balistreri, su cross di Balzano da azione da corner, il Taranto ha l’occasione per riaprirla con Magnaghi: Grandi è superlativo, Pasqualoni reattivo ad allontanare la respinta. Poi è troppo tardi.
FORWARD
Fabio Prosperi ha un compito importante quanto stimolante: dare un’identità alla squadra. Duole constatarlo ma il buon Papagni, al quale vanno gli auguri per un prosieguo di carriera radioso, ha lasciato macerie e confusione. Il Taranto ha giocato le migliori partite lasciando la sfera agli altri, raccogliendosi negli ultimi trenta metri in due linee (una da 5 e l’altra da 3) senza avere nessuna trama per colpire in contropiede. Insistere con la difesa a 3 centrali a costo di adattarne due si è rivelata una scelta fallimentare. La rosa ha una buona consistenza e diverse individualità interessanti, soprattutto sugli esterni: c’è una lacuna, manca un terzino sinistro di ruolo per poter giocare a 4 dietro, eppure un tentativo potrebbe essere fatto. C’è bisogno di uno spirito nuovo, di voglia. Voglia di costruire. Voglia di fare. Affinché le 30 partite che mancano possano trasformarsi da un incubo ad una meravigliosa opportunità.



