di Fabio Guarini
La sconfitta del Taranto allo “Zaccheria” porta con sé l’amarezza tipica del derby perso e ripone un quesito: è meglio giocarsela contro le corazzate o chiudersi con l’idea di limitare i danni? Il 2-0 finale dice molto poco di una partita ampiamente controllata dal Foggia, con percentuali bulgare di possesso palla (intorno all’85%): la creatura di Stroppa non può che essere considerata il Barcellona della Lega Pro, con le dovute proporzioni. È davvero rar(issim)o ammirare tale fluidità e un totale controllo sia del gioco che degli eventi, in un calcio situazionista come quello della terza serie. Chapeau.
GLI UNDICI
I rossoneri scendono in campo con il consueto 4-3-3 offensivo: tra i pali c’è Guarna, sugli esterni difensivi Ângelo a destra e Rubin a sinistra. Accanto a Empereur, nel cuore della terza linea, viene preferito Loiacono a Coletti: grazie alla maggior fisicità e alle doti aeree (ha peraltro segnato nell’ultimo Foggia-Taranto, 1-2) può contrastare più efficacemente il centravanti avversario. In cabina di regia c’è l’ex-Benevento Vacca, con Agnelli e Gerbo (preferito a Martí Riverola) ai suoi fianchi. Confermato il trio d’attacco: Mazzeo vince ancora il ballottaggio con Padovan e si sistema al centro, con Sarno e Chiricò sulle ali.
Non cambia quasi nulla nel Taranto di Papagni, che rinuncia al secondo centravanti: nel 3-5-1-1 annunciato avanza Bollino a supporto dell’unica punta Magnaghi. Altobello, Stendardo e Pambianchi compongono la terza linea davanti a Maurantonio, con De Giorgi a destra e García a sinistra pronti a rientrare. In mezzo al campo c’è l’esordio dal primo minuto di Cedric Njiki come mezz’ala sinistra: Bobb si sposta sul centro-destra e Lo Sicco rimane perno centrale.
START!
Il Foggia non ha necessità di forzare. Nei primi minuti il Taranto trova più campo per le controffensive: il piano di Stroppa è far salire gli ionici, convincerli ad attaccare facendo leva sulla voglia che hanno di trovare il gol da difendere per i restanti 80-85 minuti. Inevitabilmente il Taranto si allunga, per la consueta scelta di mantenere molto bassa la difesa, chiamata a non accompagnare le offensive di prima e seconda linea.
Ripiegamento veloce (8 uomini in area!) ma disordinato degli ionici. I cinque difensori resteranno stretti per tutto il match anche nelle situazioni di netta superiorità numerica, come in questo caso. È l’8’ ma già si nota il mismatch Cedric-Ângelo.
Il Foggia cerca di muovere la retroguardia del Taranto: da questa percussione nasce il sinistro di Sarno dal limite, con respinta di Stendardo. Gli ospiti hanno un timido sussulto con Magnaghi che arpiona la palla ma calcia debolmente tra le braccia di Guarna.
Si gioca ad una sola metà campo, dopo soli 12’. Un semplice rovesciamento del triangolo di centrocampo mette in crisi gli ionici: Vacca passa da vertice basso a vertice alto con un rapido scambio palla, Agnelli lo copre. Il movimento incontro di Mazzeo gli libera lo spazio per il tiro dal limite (respinto da Maurantonio). Incogruenze: una mezz’ala (Bobb) segue la palla e raddoppia (?) sul tiratore, l’altra (Cedric) va per conto suo a tenere d’occhio Ângelo, rimasto in posizione media. La difesa resta immobile: 3 vs. 1 su Mazzeo, García controlla Sarno (unico fuori inquadratura) e De Giorgi-Chiricò.
IL FOCUS SUL MATCH
L’infortunio di Altobello (trauma cervicale) tiene in apprensione tutti e ruba la scena per svariati minuti: il centrale ionico viene portato fuori dal campo in barella fra gli applausi del pubblico, ma per fortuna non è nulla di grave. Papagni inserisce Balzano mantenendo inalterato l’atteggiamento tattico.
La solita variabile impazzita è Ângelo, che sfrutta la scelta degli ionici di rimanare molto stretti in ampiezza: basta un cambio di gioco rapido per far trovare molti metri al terzino brasiliano, che come di consueto gioca da ala aggiunta. La conclusione sul primo palo viene mandata in angolo dal portiere.
Il Taranto cerca di alzarsi con un pizzico di coraggio nel finale di primo tempo, finendo inevitabilmente per rischiare. Non è raro vedere i difensori ionici correre all’indietro in situazioni di palla persa: il Foggia è micidiale per precisione e velocità, ci deve pensare capitan Pambianchi in estirada su cross basso ad anticipare un Mazzeo abillissimo a spostarsi dalla zona centrale sul secondo palo.
Il secondo tempo riparte con lo stesso copione del primo. Il Foggia serra le fila e si prepara a raccogliere i frutti di un dominio ragionato. Il gol arriva dopo soli 7’ con Ângelo (neanche a dirlo…), come al solito liberissimo di colpire: probabilmente il terzino ha intenzione di scodellare al centro, ma nasce una traiettoria che si infila sotto l’incrocio, decisamente imparabile per Maurantonio.
Tutto studiato. Mazzeo sfugge dalla morsa dei centrali, rimasti senza riferimenti da marcare (inserimento profondo della mezz’ala Agnelli non letto): inventa un assist delizioso per Ângelo, che sfrutta la libertà assoluta concessa da un Taranto ancora ostinamente strettissimo. Cedric che va a spasso e il trio di centrocampo addirittura più largo nelle distanze dei 5 difensori, certificano il fallimento completo della mediana (e della tattica) ionica.
In partite di questo tipo lo sparring partner ha sempre e comunque una piccola chance per il colpo grosso, che sia pareggio o vittoria a seconda del parziale. Quella che capita a Stendardo al 59’ è un’occasione importantissima, ma il centrale svetta benissimo da corner senza angolare a sufficienza per trovare il punto del pari.
Proprio il gigante ionico si fa male ed è costretto ad uscire a metà ripresa: emergenza assoluta per Papagni, che ha appena sfruttato il secondo cambio inserendo Viola per Bobb. Tocca a Nigro sacrificarsi come centrale dei tre dietro e il Taranto cambia notevolmente: De Giorgi si stringe accanto al nuovo entrato e Pambianchi, Cedric diventa esterno destro con Balzano che sale a centrocampo in un trio con Lo Sicco e Viola. In verità proprio gli ex di turno Viola e Bollino si scambiano spesso in questo ruolo di finta mezz’ala, nel tentativo di scompaginare la linea difensiva del Foggia: ne conseguirà un pregevole pallonetto dell’attaccante ionico terminato alto sulla traversa come prova, e una sensazione lievissima di maggior pericolosità.
Stroppa cambia ruolo su ruolo o quasi: entra Padovan per Chiricò, con il lungo centravanti che fa traslare Mazzeo sull’ala sinistra, e poi Martí Riverola per Gerbo e Sarno per Letizia (con Mazzeo che si sposterà ancora una volta, andando a destra).
Cambi riuscitissimi: i padroni di casa controllano e trovano l’occasione per chiudere i conti al terzo minuto di recupero proprio sull’asse Riverola-Letizia. Un risultato giusto.
Anche in questo ruolo, da quinto di destra, fallisce completamente Cedric. La percussione di Riverola nasce da un gioco a due su rimessa laterale con Agnelli: nulla viene lasciato al caso. Cross basso dell’ex-Barcellona ed è tutto facile per il nuovo entrato Letizia.
FORWARD
Non sarebbe giusto giudicare il Taranto dalla gara contro il Foggia dei marziani, capace di 6 vittorie in altrettanti incontri. Potremmo però azzardare una risposta al quesito iniziale: col senno di poi sarebbe stato meglio giocarsela vista la poca credibilità del piano difensivo ionico. Il Taranto ha concesso numerose occasioni pur giocando una partita conservativa: la scelta di rimanere stretti e concedere l’ampiezza campo si è rivelata fatale, con Ângelo che ha potuto fare il bello e il cattivo tempo senza una seria opposizione. Se da una parte Bobb-De Giorgi hanno retto come potevano, dall’altra non ha per nulla convinto l’esperimento Cedric-García: i due hanno perso costantemente i riferimenti commettendo errori molto banali di posizionamento. Probabilmente sarebbe stato meno azzardato schierare Potenza come mezz’ala sinistra, ma in realtà tutto lo schieramento e il piano gara andavano riconsiderati. Il 3 vs. 1 centrale contro Mazzeo, che ha giocato da falso nove, ha regalato campo agli avversari: e adesso, per colpa di un maledetto infortunio al più forte della rosa, è proprio giunta l’ora di vedere qualcosa di diverso dal punto di vista tattico!





27 Settembre 2016 - 16:24
Vorrei dare il mio modesto contributo , esprimendo la mio opinione sul modo di giocare del Nostro Taranto. Ho visto la partita con il Matera , con il Siracusa , con ll’Andria e in parte con il forte Foggia. Bene , se ricordo bene , in tutte la partite le squadre avversarie hanno sempre espresso una loro identità e la voglia di giocarsi la partita , indipendentemente dal risultato e dai valori in campo. La nostra squadra invece è sempre attacca alla linea difensiva , punta tutto sulla bravura del nostro portiere e su qualche contropiede. Non si vede un lavoro , una crescita di gioco. I reparti sono sempre scollegati , i difensori non mettono mai la palla a terra per impostare , ma spazzano sempre. Forse l’unico miglioramento è nella condizione attletica . Quando si gioca con squadre forti , si può scegliere di fare un pressing alto ( vedi il Siracusa , L’Inter con la Juve) e quindi annullare il gioco avversario , oppure aspettare gli avversari nei pressi della propria area. Papagni sceglie sempre la seconda soluzione. E’ un atteggiamento passivo , che ci farà sempre soffrire , e far diventare grandi gli avversari. Il risultato poi , dipende da tanti fattori ed episodi , ma senza idee di gioco , non si arriva da nessuna parte.
Con stima , Franco Monteleone