di Fabio Guarini
La normalità che diventa evento straordinario. Un blitz fuori casa come tanti ne regalano i weekend di Lega Pro, ogni settimana, specie nelle prime uscite. Eppure questo 1-0 per il Taranto a Cosenza è stato celebrato come una grande impresa. Qualcuno in Calabria sarà sorpreso, di certo non noi a cui tale normalità pareva ormai una chimera dopo 4 anni nelle sabbie mobili. Torna la vittoria esterna nei professionisti, 1582 giorni dopo il 2-1 di forza al “Partenio” di Avellino, l’ultimo vero sussulto del Taranto dei record che fu. L’attesa lunghissima, lo sfavore del pronostico, lo scetticismo: una pioggia di motivazioni, tensioni, aspettative squarciata dall’arcobaleno di Bollino. Tre punti pesanti, in un campo storicamente sfavorevole, che hanno un gran sapore. Papagni non è Kevin Costner, che coi lupi ci ballava. Lui li ha battuti, con merito, e il suo Taranto si è scoperto pure bello.
START!
Come giocherà in casa il Cosenza? Molti addetti ai lavori non l’hanno capito, figuriamoci i giornalisti lontani centinaia di chilometri. Tutti fuorviati dal perentorio 3-0 con cui i silani hanno regolato il Catanzaro a domicilio, rompendo un tabù lungo 66 anni. Ci si aspetta una squadra padrona del campo, intensa nel pressing, con la palla a lungo tra i piedi. Niente di tutto questo. Roselli resta ancorato al classico 4-4-2 e sceglie di aspettare il Taranto, convinto d’esser scaltro: ha negli occhi (come ammetterà a fine gara) la scadente gestione della palla fatta dagli ionici contro il Matera. In sostanza sceglie di concedere il possesso agli avversari aspettando l’errore per ripartire in contropiede. Ma questo non è il Taranto di sette giorni prima e se ne accorgerà presto.
Alla vigilia del match, Aldo Papagni intuisce qualcosa, si aspetta un Cosenza di rimessa. Forse sin da subito e almeno fino al gol che può sbloccare il match da un lato o dall’altro. Il tecnico di Bisceglie ordina ai suoi di restare corti, di tenere la palla: un possesso complessivamente sterile ma ben fatto, che sembra accrescere progressivamente la convinzione degli ospiti. Prima o poi si rinculerà, ma se la palla ce l’abbiamo noi tra i piedi, non scotta per nulla e restiamo lontani dalla nostra porta, il gol difficilmente lo prendiamo: buona idea.
GLI UNDICI
I primi 5 del Cosenza sono sempre quelli. Sin dalla prima uscita in Coppa Italia Roselli ha puntato sempre sullo stesso pacchetto difensivo e non vuole modificarlo, nonostante la difficile settimana (dal punto di vista fisico) per i centrali. Davanti a Perina, ecco Corsi e Pinna sulle corsie esterne, con Tedeschi-Blondett confermati in mezzo. Nel 4-4-2 è D’Anna l’esterno di centrocampo a destra: una scelta prudente. La coppia di mediani Capece-Caccetta dà grandi garanzie, a sinistra ci va Statella. Davanti è Mungo a giostrare lungo tutto l’arco d’attacco, a disposizione dell’ariete Gambino, una vecchia (infelice) conoscenza degli ospiti.
Il Taranto 2.0 si avvicina sempre più alla versione finale. Complice anche l’infortunio (?) di Makarov, in porta c’è la garanzia Maurantonio, intoccabile come i tre dietro Altobello-Stendardo-Pambianchi. Nel consueto 3-5-2, a centrocampo c’è un trio asimmetrico di centrali, rinnovato per due terzi negli interpreti rispetto al Matera: con l’esordiente Lo Sicco ecco Nigro, con Bollino chiamato a fare qualche passo indietro nello scacchiere. A destra c’è jolly-De Giorgi mentre sulla corsia mancina fa la sua prima apparizione lo spagnolo Toni García. Tandem d’attacco pesante Balistreri-Magnaghi.
IL FOCUS SUL MATCH
Nei primi minuti è il Taranto a fare un figurone. Gira palla con tranquillità, non verticalizza compulsivamente e innalza a poco a poco il proprio baricentro. Il possesso degli uomini di Papagni è ampio: i tre centrali scambiano la sfera cercando gli esterni, sfruttando soprattutto la qualità e la calma di García e Lo Sicco negli appoggi. La palla è finalmente uno strumento amico e non è un caso se a tenerla spesso tra i piedi siano i due nuovi. Interessante lo schieramento dei tre centrocampisti: il vertice alto nel sistema asimmetrico è il mancino Bollino ma sul centro-destra, una scelta che gli consente di avere più luce per cercare il tiro a giro (appunto!) e qualche preziosa giocata per i compagni. Il fantasista giostra sulla tre-quarti per cercare spazio tra le linee, dimostrandosi pronto a rientrare quando la palla ce l’hanno gli altri. L’altra mezz’ala è Nigro, apparso un po’ più ordinato nel pressing rispetto al primo match, ma ancora poco intelligente nel dosare la corsa per i novanta di gioco. Nella fase difensiva si sistema sul centro-sinistra, in quella di possesso si avvicina a Lo Sicco: proprio il palermitano è il facilitatore, che smista la sfera sulle fasce e quasi indifferentemente con entrambi i piedi. La conseguenza è una manovra lucida, aiutata dalla difesa bassa e abbastanza passiva del Cosenza. In avanti Balistreri e Magnaghi si sbattono ma fanno le cose più apprezzabili nel non-possesso, situazione in cui sono interscambiabili: uno dei due va nella zona del centrale di difesa cosentino che ha la palla e l’altro copre la possibile ricezione di Caccetta. Complessivamente, al netto della totale assenza di conclusioni pericolose, il duo funziona discretamente: sembra già integrarsi, fa buoni movimenti e si sposta in coerenza con la squadra. Bene García nella prima frazione, con lo spagnolo capace di scodellare interessanti cross prima di finire la benzina: su uno di questi, una pregevole fiondata con l’esterno sinistro, si avventa Balistreri, che colpisce debolmente tra le braccia di Perina.
La convulsa azione del 12’ risveglia il Cosenza. Un flipper fortunato, scaturito dalla discesa del mobile Mungo, dà la possibilità ai locali di cercare tre volte la porta ma senza sortire pericoli all’attento Maurantonio. Poi il canovaccio non si stravolge, il Taranto tiene palla sterilmente e si assicura quantomeno l’immunità, finché i padroni di casa non comprendono di dover cambiare ritmo per sperare nel colpo grosso. L’unica vera occasione per i lupi arriva comunque su una giocata fortuita, per la precisione al 39’. De Giorgi viene anticipato sull’out destro, si alza un campanile su cui Mungo rifinisce con gran classe per la corsa in campo aperto di Statella: il cross di sinistro dell’esterno è diretto verso il limite, fuori dalla portata del ‘25’ ma non da quella di D’Anna, che cerca di piazzarla debolmente con un destro che si spegne comodo tra i guantoni del portiere del Taranto. Rossoblù ospiti che hanno qualcosa da recriminare su un contatto Pinna-Magnaghi al 43’: una classica azione da corner con sponda verso il secondo palo, dove l’attaccante ionico sbraccia con il terzino avversario, che lo strattona. Non c’è nulla per l’arbitro Perotti di Legnano. Prima dell’intervallo, Bollino fa le prove generali del gol raccogliendo con una bella volée di destro (suo piede debole) una sfera vagante al limite dell’area. Una conclusione coraggiosa, che si spegne sul fondo ma invita il Taranto ad osare di più. Si può fare il colpaccio.
Le ostilità riprendono con le due squadre che sembrano aspettarsi. Una fase di studio lunga poco più di dieci minuti, che termina al 58’: dopo l’ingresso di Criaco per D’Anna viene annullato un gol a Caccetta per evidente fuorigioco sugli sviluppi di una punizione. È scattata la molla, le contendenti capiscono che il totale equilibrio può essere rotto da un singolo episodio. Che può essere decisivo. Dopo neanche un minuto, eccolo: arriva il gol! Su un ribaltamento veloce, col Cosenza comunque schierato in linea dietro ma in parità numerica con gli avanti ionici, Bollino raccoglie una svogliata respinta di testa di Tedeschi: la sovrapposizione di De Giorgi mette Pinna tra due fuochi e il numero ‘10’ ionico ha gioco facile. La sistema sul sinistro, il suo piede, sul lato debole dell’avversario anch’egli mancino. Trova la coordinazione e disegna una bellissima parabola che si insacca alle spalle dell’incolpevole Perina.
Il Taranto c’è, continua a fare ciò che deve. Ad andare in confusione è mister Roselli. Subito dopo la rete subita inserisce nella contesa Cavallaro (vicinissimo agli ionici 10 mesi fa) e passa al 4-3-3, con il nuovo entrato in prima linea con Statella e Gambino. I lupi si sbilanciano: regge poco il centrocampo a 3 Mungo-Caccetta-Criaco, molto offensivo e poco consistente. I padroni di casa attaccano a pieno organico, con molta confusione. Gli uomini in maglia bianca presidiano gli spazi, si compattano e lasciano liberi di salire i difensori centrali cosentini: proprio un tiro sbilenco di Blondett al 66’ pesca Gambino in posizione regolare (errore di Altobello che non sale), ma l’ex attaccante del Monopoli calcia alto da pochi passi.
Viola per Magnaghi e Paolucci per Bollino “ripuliscono” il 3-5-2. Quello dell’ultimo quarto di gara è un Taranto più attendista, con due mezz’ali di mestiere e un secondo attaccante veloce ed estroso. Proprio Viola, pescato da uno scavino di Nigro, calcia al volo il pallone del possibile 0-2 al 76’, mandandolo alto. Appiah per Mungo è una dichiarazione di guerra: i padroni di casa chiudono col 4-2-4 e hanno un contropiede favorevole al 79’, ma il nuovo entrato cincischia troppo e regala la palla a Maurantonio anziché a Gambino.
Ultime schermaglie. Caccetta, già a quota 2 in classifica marcatori, raccoglie una palla vagante all’altezza del dischetto e fionda verso la porta. È l’82’. Ma non ha fatto i conti con Maurantonio, che disinnesca il siluro salvando il risultato e regalando due preziosissimi punti in più al Taranto. Il finale è convulso: Balzano rileva un esausto Nigro. Poi qualche tentativo con scarsissima lucidità per il Cosenza e qualche contropiede sprecato dagli ospiti.
FORWARD
Non si è ancora capito cosa sia il Cosenza. La qualità non manca, specialmente in mezzo al campo, ma forse andrebbe premiata con un’idea di calcio all’altezza. La sensazione è che la squadra di Roselli voglia vivere di episodi, ma a questo punto vanno rivalutate verso il basso le ambizioni di classifica silane. Con uno scolastico 4-4-2, pur con ottimi interpreti, si fa poca strada: ci sono squadre più attrezzate, negli uomini e negli schemi.
Forte, fortissima voglia di rivedere all’opera questo Taranto. La gara col Matera lasciava poco spazio al desiderio e all’ambizione di scollinare nella parte sinistra della classifica: il match del “San Vito – Marulla” ha invece regalato impressioni diverse. Niente voli pindarici, sia chiaro, ma quella ionica è una squadra con la esse maiuscola. I giocatori si aiutano, collaborano e restano concentrati fino alla fine. Un atteggiamento che piace, quello giusto per arrivare al traguardo. A fari spenti, con la lucida follia di chi ambisce a qualcosa di ancor più bello.


6 Settembre 2016 - 10:09
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