Gol. Assist. Assist. Sui tre gol del Taranto contro il Gallipoli c’è sempre lo zampino di Ciccio Mignogna. Un retaggio di partite intense e abuliche, panchine scaldate e, in ultimo, un fastidioso infortunio che lo tiene lontano dall’undici titolare per un pezzo.
Quando la lancetta dell’orologio segnava il 67° e la partita tardava a sbloccarsi, Mister Battistini lo riporta di peso sull’erbetta dello Iacovone. Una mossa vincente. E’ un crescendo. La partita con il Gallipoli cambia. Bastano tre minuti per raccogliere una genialata di Genchi e trafiggere l’estremo difensore giallorosso Gabrieli. Il Taranto trae una maggiore consapevolezza dei suoi mezzi. E’ un segnale preciso ed inequivocabile al campionato. Passano altri tre minuti e il tocco magico del talento di Paolo VI sulla capoccia di Genchi fa venire giù ancora una volta lo Iacovone.
Un talento. Un valore aggiunto per questa squadra e per lo spirito di gruppo modellato da Mister Battistini. Poi il black out. Un altro talento, questa volta con la maglia giallorossa, Benedetto Mangiapane, allenatore-giocatore per cui la macchina del tempo sembra essersi fermata, in dieci minuti con il suo destro devastante, stravolge una storia chiusa e ribalta il match.
Una mazzata in zona Cesarini che avrebbe stramazzato chiunque. Ma il destro (manco il suo piede preferito!) in stato di grazia di Mignogna regala bellezza e felicità anche nell’affanno disperato dei minuti di recupero. Il rapace Gabrielloni deve solo spingerla dentro.
In termini di classifica non cambia niente. Ma il segnale c’è. Ciccio Mignogna è tornato. Ed è un giocatore del Taranto.

