Salutiamo la capolista e salutiamola sul serio perché chissà se riusciremo a riprenderla. Purtroppo non siamo noi. Ancora una volta siamo costretti a salutare l’ennesima capolista dopo aver salutato l’Ischia, la Ternana, la Nocerina, la Salernitana e il Ravenna. Non si tratta di aver mollato, ma di essere realisti. Dopo una prestazione deprimente come quella con il San Severo, lo scoramento è più che giustificato. Poi è logico che il campionato da tifosi ce lo giochiamo fino all’ultimo secondo. Chissà se i calciatori faranno lo stesso.
Non ci sono scusanti alla prestazione di domenica. Non sono mancati gli schemi, è mancato il cuore. E’ mancata la voglia di vincere contro un avversario che, seppur rianimato dal cambio del tecnico, era di caratura davvero modesta. E nonostante questo, con un po’ di fortuna e di talento in più avrebbe potuto anche segnare! Dall’altra parte – la nostra purtroppo – tanti ex calciatori. I vari Clemente, Menicozzo, Muwana, tutti venuti a Taranto con l’idea di svernare. Presuntuosi al punto di pensare di poter vincere in Serie D con il minimo sforzo. Non ci sono scusanti alla prestazione di domenica, nemmeno economiche. A Taranto siamo bravi a fornire alibi ai calciatori cominciando a dire, quando le cose non girano, che non vengono pagati gli stipendi. Peccato che un calciatore il cuore in campo dovrebbe mettercelo sempre, anche gratis! Il risultato di domenica è un dispetto innanzitutto a noi, non alla società. Noi che il cuore per il Taranto lo abbiamo impegnato alla nascita e non possiamo più riaverlo indietro. Poi è giusto che ogni calciatore abbia quanto pattuito a inizio stagione. Ma queste sono cose che si regolano fuori dal campo.
Per fortuna che una parte dei tifosi non si fa prendere in giro. Dopo gare come quella di San Severo capisci il vero significato dello slogan “solo per la maglia”, vera e propria bandiera della parte ultras della tifoseria. Non c’è retorica alcuna in quella frase. E’ la sintesi efficace del fatto che quei tifosi ci saranno sempre, indipendentemente da chi indossa quella maglia, a prescindere che lo faccia degnamente o indegnamente come domenica. E’ la maglia che conta e basta! Sono i tifosi che non fanno amicizia su Facebook con i calciatori, perché il tifo si fa allo stadio e non sui social network. Sono i tifosi che applaudono i calciatori anche quando perdono, perché la cosa importante è che ci mettano cuore e polmoni per tutti i novanta minuti, ma che non sono disposti a perdonare una prestazione indecorosa come quella di domenica.
La capolista ha preso il volo e noi come ogni anno stiamo a guardare. Paghiamo gli errori di una scellerata campagna acquisti estiva e di un’inutile campagna di riparazione invernale. Paghiamo gli errori di una società che durante la settimana fa le dichiarazioni che servono ma poi non fa seguire alle parole i necessari fatti. Paghiamo, più del dovuto, il fallimento di Enzo D’Addario, l’uomo a causa del quale ci troviamo all’inferno. Rivedendo le immagini di Atletico Roma-Taranto, vero spartiacque della storia recente del nostro calcio, e l’esultanza, apparentemente genuina, di Valerio D’Addario a ogni gol rossoblù, ho pensato a quale grande occasione abbiano avuto lui e la sua famiglia di fare qualcosa di grande per la città. Vorrei averla io quell’occasione. Sicuramente non la butterei via così maldestramente come hanno fatto loro.
PS: Una capolista in casa ce l’abbiamo. I Giovanissimi hanno vinto il girone con tre giornate di anticipo e ora faranno le finali regionali. E gli Allievi se la stanno giocando testa a testa con il Sava. E comunque andrà, anche per loro sarà stato un grande successo. Bravi ragazzi!

