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Cuore rosso… blu

di Valentina Pellegrino

Le donne non capiscono nulla di calcio. Almeno quanto gli uomini non capiscono nulla di donne. Ciò potrebbe aprire discorsi lunghi almeno quanto una spiegazione della regola del fuorigioco. No. Qui non daremo seguito ai luoghi comuni: si parlerà di calcio. Anche di calcio. Ci sono donne che amano il football. Lo seguono, ne scrivono e soprattutto lo capiscono. Una forma d’amore che non cercheremo di spiegare (perché l’amore e la passione non si possono spiegar) ma di raccontare, anche e soprattutto agli uomini.

Voglio raccontarvi una storia. La mia storia d’amore con il calcio. È da qui che voglio partire. Da Taranto, dove non ci sono mezze misure. Sappiamo amare alla follia oppure, se delusi, odiare senza possibilità di recupero. E l’amore che proviamo per il Taranto è una delle ragioni che rappresenta al meglio tutto. La storia del Taranto è caratterizzata da innumerevoli inizi e altrettanti fallimenti. Da eroi indimenticabili e indimenticati come Erasmo Iacovone e personaggi discutibili che non meritano di essere menzionati. Ho parlato di Erasmo Iacovone perché a lui è intitolato il nostro stadio. Perché la sua storia è quella che rappresenta meglio l’amore, anche quello per i colori rossoblù.
Iacovone si presentò con uno stacco imperioso di testa che, sul campo del Novara, fece pareggiare il Taranto. I suoi colpi di testa erano magici, il popolo rossoblù lo amò immediatamente. Quella squadra conservò la serie B terminando al nono posto il campionato 1976/1977.

Petrovic, Giovannone, Cimenti, Panizza, Dradi, Nardello, Gori, Romanzini, Iacovone, Selvaggi, Turini. Non c’è tarantino innamorato che si rispetti che non conosca a memoria questa formazione. Poi, la stagione 1977/1978. Il 1977 è l’anno della mia nascita, fu la stagione dei sogni di serie A, della gioia, ma anche del dolore sportivo e umano più profondo. L’allenatore era Rosati. Nella serie cadetta quegli undici meravigliosi fecero davvero sognare per la prima volta la serie A. L’Ascoli faceva campionato a sé, il Taranto lotta per i piazzamenti prestigiosi. Per quel sogno che la città non ha mai realizzato, la prima serie.

Il momento più bello fu il derby. Taranto-Bari. Stadio Salinella gremito. Il gol. Calcio di punizione dal vertice destro dell’area avversaria, gli occhi di tutto lo stadio lì, come sapessero già cosa sta per accadere. Iacovone, stop perfetto della palla, due passi verso il portiere in uscita e morbido tocco sotto. Difficile spiegare cosa sia lo stadio del Taranto che esulta, se non si è mai andati a vedere una partita. Difficile spiegare un gol nel derby con il Bari.
Tre giornate dopo il Taranto era secondo a sei punti dall’Ascoli. Virtualmente in serie A. E il 6 febbraio 1978 a Taranto c’era la Cremonese. Finì 0-0. Iacovone, un leone. Ma evidentemente il destino era già scritto. La sera, sulla statale Taranto-Lecce una Alfa Romeo, rubata e lanciata a circa 200 km all’ora a fari spenti centrò in pieno la Citroen Dyane del numero 9 rossoblù che usciva da una strada secondaria dopo aver cenato in un ristorante della zona. Il corpo, sbalzato dall’abitacolo in frantumi, verrà ritrovato a circa 50 metri dall’incidente. Lasciava la moglie, in quel momento incinta di una bimba che ora ha la mia età.

Il giorno dei funerali rimane uno dei giorni più dolorosi di questa città. C’erano circa 15.000 persone ad accompagnare Iacovone nella sua ultima partita. Amato come un figlio e mai dimenticato. Uno dei suoi tanti padri tarantini, il Presidente di quel Taranto, Fico, nel commosso discorso di saluto disse: “In questo momento esprimo l’impegno a far intitolare al tuo nome questo stadio. Addio, Erasmo”. Promessa mantenuta. Lo stadio del Taranto è, e sempre sarà l’Erasmo Iacovone. Il Taranto chiuse ottavo quel campionato a sei punti dal terzo posto, quella disgrazia segnò per sempre la squadra e la città. Non c’è più stato un amore come per quel ragazzo di Capracotta.

Questa storia me l’ha raccontata mio papà. Che da quel giorno non andò più allo stadio. Ci ritornò con me, il 12 settembre 1990, in un Taranto-Juventus di coppa Italia. 2-1 per noi.

[foto di copertina dell’archivio di Francesco Maggio]

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0 Responses to "Cuore rosso… blu"

  • Tecla
    6 Febbraio 2014 - 19:24

    E scritto da una donna (che capisce anche il fuorigioco) ha sempre un valore aggiunto!
    Un pezzo unico.