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ORGOGLIO ROSSOBLU’

Nella settimana dell’orgoglio rossoblù Taranto celebra se stessa, la sua passione, la sua voglia di reagire anche alle avversità più aspre. La nostra è una città a volte pigra e passiva, un po’ tendente al disfattismo, spesso invidiosa del successo altrui. Ciò che non le manca, però, è l’orgoglio: delle proprie origini, dei doni che la natura le ha dato, delle proprie tradizioni e di quei riti solenni o frivoli, cristiani o pagani che ne compongono la memoria.

In poche altre città d’Italia c’è il culto e il rispetto della propria storia come a Taranto. Taras è più di una semplice leggenda. E’ un eroe da celebrare, da tatuarsi sul corpo. Gli spartani un popolo in cui identificarsi come simbolo di forza indomita e coraggio. La Magna Grecia un patrimonio da preservare e rinnovare, un riferimento culturale da custodire gelosamente e non disperdere. Non credo sinceramente che esista qualcosa di simile in altre città. Forse la lupa che allatta Romolo e Remo per Roma. Sicuramente niente di tutto questo a Milano, città in cui vivo da tempo.

In nessun’altra città d’Italia ogni anno un rito cristiano come la processione dei Misteri raccoglie in piazza migliaia di persone, uomini e donne, giovani e vecchi, credenti e non credenti. Un rito che trascende il significato originario per assumere il valore più ampio di contemplazione e voglia di rinascita di un’intera comunità. Un rito che, non a caso, si compone di pazienza e fatica, di dolore e sopportazione. L’essenza di Taranto, appunto!

Taranto è orgogliosa di se stessa. Di quei ragazzi che hanno sfidato in Apecar un corteo ostile per urlare il diritto a una città libera, dall’inquinamento e dall’oppressione industriale. Di quelle 20.000 persone che hanno sfilato per le vie della città unite dalle frasi RespiriAMO Taranto e Taranto Libera, che non sono un semplice slogan ma qualcosa di più profondo. Sono la disperata ricerca di un futuro,  l’affermazione di un’identità che qualcuno ha cercato di sopprimere senza, però, riuscirci. E’ orgogliosa di quei ragazzi che si recano regolarmente a pulire le piazze cittadine, senza compenso e sfidando, in qualche occasione, anche la cecità delle autorità.

In tutto questo il calcio è la punta dell’iceberg, la parte più visibile. Unisce chi a Taranto è rimasto, per necessità o scelta, e chi da Taranto è andato via, per necessità o scelta. Ci si ritrova a lottare per il sogno della B sui campi del nord come Monza, Pavia, Como, Reggio Emilia. E a distanza di qualche mese tutti in gradinata a Grottaglie per una gara di Coppa Italia di D disputata da un manipolo di ragazzini messi insieme all’ultimo momento. Sulle spalle un’altra batosta ma anche la fierezza di sempre. Come i 1.003 di Taranto-Rende, come tutti quelli che hanno macinato chilometri partendo la domenica mattina per rientrare il mattino dopo, spesso con il fardello di una sconfitta.

Questa settimana è dedicata a tutto questo. Al coraggio dei tarantini, alla loro generosità, alla voglia, spesso disperata ma mai doma, di restare attaccati alle proprie radici e all’impossibilità di recidere quel cordone ombelicale con la propria terra. Perché Taranto non è soltanto un fatto anagrafico. E’ un’attitudine. E questa settimana si celebra tutto questo. Partecipare significa contribuire a regalare alla nostra città. e quindi a noi stessi, la fortuna che merita.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.