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IL FUTURO E’ ADESSO

Non c’è niente di meglio di una vittoria fuori casa, peraltro in un derby storico come quello con il Foggia, per cominciare a pensare al futuro del Taranto. La trasferta di domenica, oltre ai preziosi tre punti, ci ha consegnato, anzi riconsegnato, una squadra combattiva che ha voglia di vincere e di uscire il prima possibile dal pantano della zona playout. Atteggiamento che ha il volto infiammato e combattivo di Gilberto D’Ignazio che dalla panchina non ha smesso un secondo di incitare i rossoblu anche dopo lo svantaggio portandoli con la sua grinta verso la vittoria finale.

Sia chiaro: dormire sugli allori è severamente vietato. La salvezza è tutt’altro che raggiunta e va data per acquisita soltanto quando sarà la matematica a dirlo. Soprattutto perché la squadra mostra ancora delle fragilità che vanno superate. Anche domenica, infatti, pur dominando, abbiamo preso il classico “gol di pizza” regalando almeno un altro paio di occasioni pericolose al Foggia.

E’ arrivato però il momento di fare anche altri ragionamenti. Il Taranto deve pensare al suo futuro, deve cominciare a porre le basi di una vita che sia duratura. Come ho detto in più occasioni il tempo del noviziato è finito. Bisogna crescere, fare un salto di qualità anche perché la D non può essere la nostra categoria. Con rispetto parlando, squadre come Gladiator, CTL Campania, Sant’Antonio Abate, Grottaglie o Fortis Trani non c’entrano nulla con la nostra storia, ricca di sfide con Bari, Lecce, Palermo, Cagliari, Sampdoria, Ascoli e di un 3-0 rifilato al Milan e di gare di Coppa Italia, spesso disputate alla pari, con Inter e Juventus, ma non c’entrano nulla nemmeno con il nostro presente.

Taranto resta una piazza appetibile. Pur con tutti i suoi problemi e le sue criticità, è una piazza su cui molti vorrebbero investire, sempre ai primi posti per affluenza di pubblico, anche se si gioca la salvezza in D. Intorno al Taranto c’è un dibattito continuo, un’attenzione dei media che non si spegne mai, un occhio vigile degli sponsor. I fuorisede sono pronti ad affollare gli stadi del Nord, a comprarsi gadget, magliette, pantaloncini e cappellini e sono numerosi quanto i residenti. Poche città in Italia sono appassionate come la nostra. In D sicuramente nessuna.

E’ per questo motivo che bisogna programmare il futuro già adesso. E bisogna farlo con la stessa pazienza, la stessa voglia di fare il bene della città e della squadra, lo stesso spirito di servizio senza secondi fini come avvenuto l’estate scorsa, quando ci si è iscritti miracolosamente in D. Il recente passato ci ha insegnato a diffidare dei falsi mecenati. Ma ora ci sono i tifosi, per la prima volta diretti protagonisti delle vicende calcistiche e non soltanto perché fanno gli abbonamenti o i biglietti allo stadio ma in qualità di azionisti della società.

Bisogna sedersi attorno a un tavolo, stendere un progetto che non può prescindere dal salto di categoria. Occorre capire di cosa c’è bisogno per realizzare questo progetto e se è necessario fare un passo indietro per il bene della squadra o un ulteriore passo in avanti. Bisogna gestire i conflitti con il buon senso e superare i personalismi che non giovano a nessuno. Questo sarebbe il cambio di passo fondamentale rispetto al recente passato, fatto invece di egoismi personali, progetti oscuri e conflitti interni immobilizzanti. Il futuro è adesso. Non facciamocelo scappare.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.