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Pro Vercelli vs Taranto 2-1

Quando rivivi gare del genere e ci ragioni su non sai davvero da dove cominciare.

E’ un mix di emozioni e sensazioni che ti passano per la testa e si intrecciano tra l’ottimismo per la gara di ritorno dovuta alla forza caratteriale di una squadra fantastica ed il pessimismo che ti riassale quando pensi alle occasioni sprecate ripetutamente in passato ma soprattutto all’ingenuità ed alla sfortuna negli episodi che ha caratterizzato la sfida di ieri.

Non resta che partire dall’inizio, anzi, forse anche da prima: come non si può far riferimento a 15 giorni trascorsi senza pallone col pensiero rivolto quasi esclusivamente alle altalenanti notizie provenienti dal fronte societario. La verità è che in fondo ora tutti sappiamo, anche se qualcuno lo ha capito con colpevole ritardo perché non ha voluto guardare in faccia la realtà, che al 99% dall’esito di questo playoff dipende la sopravvivenza del calcio professionistico a Taranto.

Si è parlato ben poco perciò degli avversari di turno, la Pro Vercelli autentica sorpresa positiva del campionato.

Ma volente o nolente si è arrivati al fischio d’inizio dei primi 90 minuti con Braghin che dal palazzo dietro la curva, causa squalifica, guida i suoi ragazzi schierati con il classico 4-3-1-2. Carraro è l’uomo prescelto alle spalle di Iemmello e Martini (non Malatesta, né Di Piazza che con lui si contendevano la maglia da titolare).

Il Taranto parte invece con la solita difesa Bremec-Sosa-Di Bari-Prosperi, la solita coppia mediana Di Deo-Sciaudone ed il solito centravanti Girardi. Sulle fasce Antonazzo torna titolare a scapito di Garufo e Bertolucci prende i gradi dell’acciaccato Rizzi. Le ali attorno al pivot sono invece Chiaretti e, a sorpresa, Bradaschia, che scavalca i concorrenti Rantier e Alessandro.

Partono bene i rossoblu: nei primi 10-15 minuti di studio sembrano gli ionici quelli più in palla e addirittura soltanto un palo ferma il destro di Lucas Chiaretti: primi brutti pensieri…

Sotto l’acqua, come previsto da giorni, ed in quel campo da calcio a 9 fortino della Pro, i bianchi però non possono sprecare la propria occasione per la B ed iniziano a macinare il solito gioco mortifero: sembri poterli controllare fin quando non danno accelerate importanti e ben architettate, difficili da contenere. Verso metà tempo Bremec è costretto all’intervento difficile su Carraro ed ancora i piemontesi insistono costringendoci a stare molto accorti senza capacità di ripartire, palla a terra. I lanci si iniziano a sprecare.

Ritmi alti, pressing asfissiante e proprio da un disimpegno forzatamente non perfetto di Sciaudone sulla trequarti la Pro arriva al tiro dal limite, rimpallo su Prosperi, sfera a Martini che vince il contrasto con Bertolucci (sfortunato si, ma un pò morbido nella circostanza) e porge all’accorrente Espinale un pallone da depositare semplicemente nella porta sguarnita. 1-0, punizione eccessiva per noi.

Si va al riposo ed è difficile immaginare che girandola di emozioni ci sta per riservare la ripresa.

Si vede subito che il Taranto è in palla, proprio come all’inizio dell’incontro, ma serve più concretezza. La sensazione è che gli scudettati dell’anteguerra quando attaccati vanno in difficoltà seppure Bencivenga e Masi soprattutto confermano tutto ciò che di buono si dice di loro. Si dice pure che questi giovanotti sono calcisticamente in fasce ma a me pare invece che siano dei gran bei marpioni, ben svezzati. Antonazzo si innervosisce su una palla trattenuta da un avversario sull’out dalle parti del quarto uomo: gelo… neanche il tempo di pensare che alla prima occasione l’arbitro lo manda fuori ecco che sugli sviluppi del solito calcio piazzato il Taranto pareggia. Sponda di Di Bari, proprio l’Angelo di Pulsano corregge in rete. 1-1 meritato e bolgia rossoblu al Robbiano!

Sulle ali dell’entusiasmo Sciaudone va alla conclusione e si mangia un gol che pochi hanno evidenziato ma poi Di Deo di testa va a segno su cross dalla destra. Bindoni va verso il centro del campo: è 1-2… NO! Il guardalinee segnala una spinta impercettibile. “Che m’hai annullato” ripeteva in continuazione un famoso radiocronista qualche anno fa in un episodio simile di un derby di Roma ed è il mio stesso pensiero in quel momento.

La Pro è in difficoltà, il Taranto mostra le sue doti, il pubblico soffre, i nostri ci credono. E ancora di più: Chiaretti fa scivolare il pallone, il terzino Murante lo abbatte da dietro e va fuori. Dopo un tempo sfortunato ci ritroviamo ora con la situazione capovolta del risultato di parità e della superiorità numerica: mai una cosa del genere nei playoff, non possiamo sprecare l’occasione.

La squadra lo capisce, insiste e va ancora a segno: Girardi deposita in rete su cross di Lucas, ancora sugli sviluppi di un calcio piazzato. Ma di nuovo il primo segnalinee annulla. Il cuore è gonfio: può bastare così? La squadra pare controllare, perché non portiamo in porto sto pareggio? Magari…

La Pro reagisce per come può ma non molla, Dionigi cambia il bravo Bradaschia, per me molto adatto alle circostanze con Alessandro che subentra, si mostrerà nervoso e finirà per essere impalpabile (non è ha beccata una, praticamente). Ma possibile che non la chiudiamo? Si è possibile, anzi, peggio: verso la mezzora Prosperi strattona vistosamente Malatesta appena entrato al posto di Martini e l’arbitro dà il rigore. Nessun guardalinee annulla… Tira Malatesta e becca il palo! Clamorosamente tra 3 tarantini la palla va giusto sul destro di Espinal che a botta sicura centra Bremec: svenimenti vari, tra i quali il mio, e pareggio salvato.

Non finisce mai. Mister Davide dà un pò di minuti a Rantier in luogo di Chiaretti, giusto il tempo affinché Julien sprechi con il sinistro una colossale occasione a tu per tu con Valentini, imbeccato da un fantastico taglio di Bertolucci. I cattivi pensieri, dopo essere tornati ai gol annullati (mi è tornato in mente Marziano a Catania) e poi temporaneamente cacciati indietro dalla fantastica prestazione della squadra nella ripresa e dal palo sul rigore avverso, ritornano nuovamente.

Non ne posso più e spero vivamente nel triplice fischio. Macchè. Non può che avverarsi sta beffa: Garufo appena entrato in luogo di Antonazzo sbaglia un controllo (e ci può pure stare), va con irruenza ad inseguire l’avversario che lo salta con irrisoria facilità (ed è lì il grave errore), centra verso l’accorrente Espinal, ancora lui, che in tuffo di testa trova l’angolo lontano. 2-1! Noooo!

Sembra impossibile perdere una gara così ma evidentemente per noi non è playoff senza sconfitta in semifinale.

Però il Taranto dal punto di vista della prestazione ha disputato un’ottima partita contro un avversario che, sappiamo, dà il meglio in casa. L’unico modo per sopravvivere, nella stagione come forse in senso assoluto è vincere al ritorno: è fondamentale.

E domenica non possiamo commettere ancora ingenuità. Né dietro, per carità, ma tantomeno in fase realizzativa: dobbiamo segnare nelle occasioni a disposizione!

Non è una buona situazione quella nella quale ci siamo cacciati e, mi ripeto per l’ennesima volta, i cattivi pensieri mi assalgono. Ma non possiamo cedere.

Siamo forti noi e sono forti loro, al di là dello Iemmello di turno (gesto inqualificabile che però per me ci stimola ancora di più). Con il cuore e, attenzione, con tanto cervello, senza perdere inutili energie per rispondere alle provocazioni ce la possiamo fare. Vogliamo farcela. Dobbiamo farcela.

Alla prossima, speriamo non l’ultima…

di Fab_Ta

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