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Rispetto

C’è un filo conduttore, nemmeno tanto sottile, tra tutti i protagonisti degli ultimi anni delle vicende societarie del Taranto: la mancanza di rispetto verso la passione di noi tifosi. L’unica risorsa che, a quanto pare, la città è in grado di mettere in campo ma che sembra non bastare più, mentre una volta faceva la differenza.

Abbiamo un presidente, forse uscente forse no, che da settimane non fa una dichiarazione pubblica che chiarisca se il Taranto, al di là delle presunte trattative imbastite da Ermanno Pieroni, sarà in grado di iscriversi al prossimo campionato di Prima Divisione. Un presidente che da novembre ha disatteso tutte le scadenze salvo raccontarci nelle settimane antecedenti a ogni scadenza che si stava lavorando e che la situazione stava volgendo al bello. Poi alla data fatidica silenzio assoluto e punti di penalizzazione. Un presidente che non ha pagato gli stipendi da luglio in poi ma si permette di dire che a lui non servono i contributi per fare la serie B. Un presidente che quando si è insediato ci ha illuso su un progetto più ampio di rilancio dell’immagine della città attraverso il calcio, salvo poi fare le stesse cose, se non peggio, dei suoi predecessori. Un presidente che, esattamente come i suoi precedessori, probabilmente lascerà a noi le macerie mentre lui continuerà la sua vita di sempre. Un presidente che non ha rispetto per noi.

C’è poi il redidivo Pieroni che da settimane sta lavorando (?) per trovare acquirenti o finanziatori per il Taranto. Lo stesso Pieroni che fu protagonista della famigerata Taranto-Catania e dei due anni successivi terribili e grazie al quale nel 2004 cominciammo la C/2 con la Berretti. Anche qui dominano i silenzi salvo qualche breve battuta sapientemente regalata nei tempi giusti alla stampa in cui si parla di spiragli, di luce in fondo al tunnel, alimentando una speranza che probabilmente, a meno di colpi di scena, sarà frustrata il 30 giugno. Per Pieroni il Taranto è un affare o una scommessa personale. Per noi tifosi molto di più. Ma questo lui non lo sa. Non ha rispetto per noi.

Ci sono stati i calciatori: ci hanno illuso di essere degli eroi. Ci hanno illuso che avrebbero lottato per la B nonostante tutto. Ci hanno abbandonato in semifinale. Con lacrime che ai più sono sembrate di circostanza e non reali, certo non intense come quelle di Roma. Ma ai tempi di Roma venivano pagati regolarmente. Oggi no. E questo ha fatto la differenza. Cosa legittima per dei professionisti. Peccato che per i 10.000 che assiepavano lo Iacovone la gara con la Pro Vercelli era molto di più di una giornata di lavoro non retribuita. Loro non l’hanno capito. Se ne sono infischiati, tanto per molti l’anno prossimo è già sistemato. Anche loro non hanno avuto rispetto.

Ci sono poi le istituzioni. Le solite parole di circostanza del sindaco e del presidente della provincia. Qualche promessa, una conferenza stampa poi il nulla assoluto. Stefàno è fresco di nomina, l’appuntamento elettorale per Florido è tra un anno. Cosa può importare a loro della nostra passione. Sarebbe interessante ad esempio che ci spiegassero cosa è successo a febbraio con i contributi della grande industria. Senza mezze parole. In modo chiaro come lo si spiegherebbe a un bambino di cinque anni (citazione dal film Philadelphia). Gli industriali si sono tirati indietro prima ancora di cominciare. Anche in questo caso copione solito. La grande industria stavolta non è pervenuta. Nessun rispetto per noi.

La stampa ci propone di volta in volta indiscrezioni nuove. L’ultima parla di un ritorno di Luigi Blasi, quello che ci voleva far fare la fine del Martina per intenderci. Cosa che adesso sarebbe tanta roba visto che il Martina è in C. Sarebbe quasi da augurarselo. Un altro che non ha avuto rispetto per noi, che ha pensato solo al suo tornaconto. Che ha usato la nostra passione per fare soldi.

Mi sfugge la chiave di tutto questo. Mi sfugge come mai la nostra passione verso il Taranto possa essere così facilmente bistrattata e usata. Noi che mettiamo a repentaglio i nostri legami famigliari per il Taranto. Noi che ci svegliamo alle 5 per prendere un aereo e vedere la partita e rientriamo alle 5 del giorno dopo. Noi che prendiamo pioggia, freddo, neve. Che urliamo come matti. Che restiamo immuni ai grandi campioni della serie A e della Champions League e ci innamoriamo di Chiaretti manco fosse Ronaldo e di Sciaudone manco fosse Del Piero. Noi sì che abbiamo rispetto di noi stessi è per la nostra passione faremmo di tutto. Gli altri, tutti gli altri no.

Gianluca Semeraro alias Kuldelski

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