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Cosimo (Mimmo) Dolente

CANDIDATO CONSIGLIO DIRETTIVO 2016-2019

Mimmo-dolenteNOME E COGNOME: Cosimo (Mimmo) Dolente
NATO A:  Taranto il 8.9.1983
ISCRITTO IL:  15.8.2012
TESSERA N°: 640

Ciao, sono Cosimo Dolente, detto Mimmo. 32 anni, ingegnere gestionale, ricercatore in economia delle telecomunicazioni. Questa è la scheda tecnica, ma non ve ne fregherà molto, giustamente.

Veniamo al Taranto.

Ho iniziato a tifare a un’età che ricordo appena, 4 anni. Per me il Taranto all’epoca significava andare allo Iacovone, la domenica, con mio padre. In piedi sul sedile del passeggero di una vecchia cinquecento, lui che mi teneva con una mano e guidava con l’altra. Io con la testa che faceva capolino dal tettuccio apribile di quell’auto nera, con la bandiera del Taranto in mano, che sventolava fortissimo fuori dal tettuccio. Gridavo un coro semplice quanto bellissimo “Taranto! Taranto! Taranto!”. Non c’era molto di più da dire, non serviva altro per un bambino di quell’età. “Taranto!” era già l’affermazione più bella che si potesse fare.

Poi, arrivato allo stadio, in gradinata, cercavo di capire che facessero, quelle 11 persone sempre vestite di rossoblù a strisce verticali, sul campo. E cercavo di decodificare e imparare a memoria i cori della nostra Curva Nord. Sono cresciuto, andando allo Iacovone ogni volta che il Taranto giocava in casa.

Purtroppo, data la mia età, ricordo poco prima del famoso fallimento del 1993. Quindi, ho vissuto più bassi che alti, soprattutto nei primi anni. Eppure non una volta ho rimpianto di essere andato allo stadio. Ho fatto parte per diversi di anni di un gruppo organizzato della gradinata, con gente che considero ancora fratelli e sorelle, anche ora che per me quell’esperienza è finita. Anche una volta trasferitomi fuori per studio e poi lavoro, la passione non è mai andata via.

Questa è una malattia che non va più via.

L’essere tifoso del Taranto fa parte in maniera inestricabile del mio modo di vivere, come per tutti i tifosi veri. Non mi nascondo: le vicende della nostra storia recente, a volte, mi hanno fatto pensare “ma chi me la fa fare?”. Attimi di scoramento, però, che non sono mai durati.

Non resisto lontano da te.

Bene, fin qui la sparata storico-sentimentale. Spero me la perdonerete, serviva per cercare di darvi un’idea di me, se non mi conoscete. Veniamo al dunque: perché mi candido?

Il calcio oggi è profondamente cambiato rispetto a quello che ricordo da bambino. La trasformazione progressiva da sport popolare a spettacolo televisivo ha canalizzato l’interesse del governo del calcio italiano verso le sole squadre che possono generare ricavi e profitti importanti, cioè quelle della Serie A. La B è tollerata, come bacino necessario di spalle per le grandi squadre di A. Le misure adottate negli ultimi anni (fondo perduto per il ripescaggio, riorganizzazione dei campionati, penalizzazioni sulle gestioni finanziarie, per fare degli esempi) mostrano invece come vi sia un sostanziale fastidio della FIGC verso le squadre dalla Lega Pro in giù.

Di pari passo alla marginalizzazione delle società delle serie inferiori alla B, vanno le leggi liberticide per le tifoserie. I tifosi devono trasformarsi in spettatori e al massimo in coreografi, in questo progetto di trasformazione in spettacolo del calcio. Io ricordo stadi pieni e colorati, in cui si entrava tranquillamente, esibendo un biglietto (o con la famosa frase “Maè, m’ha fa trasè?”). Stadi che avevano molto da dire e potevano esprimere il loro pensiero con cori e striscioni. Ricordo trasferte libere e di massa. Ora, dopo tutte le leggi emanate negli ultimi anni, molte delle quali palesemente incostituzionali, vedo ad ogni livello stadio vuoti, silenziosi e grigi.

Mi candido perché voglio un calcio che ritorni alle sue origini. Uno sport popolare e di massa.

Mi candido perché voglio che i tifosi possano conquistare maggior voce in capitolo rispetto a quello che succede nel Taranto e intorno al Taranto. La Fondazione in questo senso è uno strumento essenziale, che deve essere salvaguardato e potenziato.

Mi candido perché dopo i tanti fallimenti e le tante crisi societarie recuperate in extremis che abbiamo vissuto negli ultimi 23 anni, sono stanco di aspettare e acclamare il nuovo padrone di turno. Padrone che poi, regolarmente nell’esperienza recente, si trasforma in padre padrone, promette fuoco e fiamme, stadio nuovo e serie A in 3 anni. Poi pretende di non essere disturbato, perché è lui che comanda. Poi si stanca, e inizia a litigare coi tifosi, come se noi potessimo essere causa di una crisi societaria, e non fonte di sostegno continuo ai nostri colori. Infine, abbandona la società a se stessa e ci lascia sul baratro del fallimento.

Sono stanco di tutto questo. Credo nel ruolo attivo dei tifosi a salvaguardia dell’interesse esclusivo dei colori più belli del mondo, il rosso e il blu. Credo, profondamente, che se il calcio ha una via per salvarsi dal diventare l’ennesimo spettacolino in onda il sabato sera in prima serata, è attraverso l’intervento dei tifosi nelle società e, perché no, al governo del calcio.

Non è una cosa che si può ottenere in pochi anni, ovviamente. Ma è lì che dobbiamo puntare.

Fare promesse elettorali in questo contesto avrebbe poco senso. Scrivere un programma su cosa debba fare la Fondazione, pure. Vi dirò solo cosa rappresenta, per me, la Fondazione Taras.

Da circa un anno, sono membro attivo del Taras Web, il gruppo di volontari della Fondazione che si occupa di tutte le questioni legate, appunto, al Web, quali sito e pagine social. Conoscendo, forse tardivamente, la Fondazione da dentro, ho capito davvero quanto questa possa essere importante.

Rappresenta, finalmente, la possibilità di dire “Taranto siamo noi. Davvero.”. Di non essere solo spettatori, ma di incidere attivamente nelle questioni che riguardano il Taranto e lo sport più bello del mondo. È uno strumento importantissimo anche per portare avanti un’idea di sport popolare, soprattutto per i giovani, giocato magari nelle piazze, come una volta, ma soprattutto in strutture sportive pubbliche più adeguate, troppo spesso carenti a Taranto.

Non vi farò promesse dicevo. Ma non è del tutto vero, una cosa la posso e voglio promettere. Nella vita non ho mai smesso di lottare e impegnarmi per quello in cui credo.

Prometto che continuerò a farlo.

Mimmo Dolente

5 Responses to "Cosimo (Mimmo) Dolente"

  • Avatar
    max
    22 Febbraio 2016 - 19:35 Reply

    ciao Mimmo.
    Pongo una domanda a te e a tutti gli altri candidati: un argomento
    che non e’ stato toccato da alcuno di voi ma per me fondamentale per le
    sorti della Fondazione.
    Sappiamo
    tutti quello che la Fondazione ha fatto negli ultimi anni, ma sono
    convinto che dopo gli anni spesi a mettere una dopo l’altra le varie
    toppe che hanno permesso
    al Taranto di sopravvivere si debba portare la Fondazione ad una sorta
    di livello 2.0. Io penso che non si debba solo rincorrere gli eventi,
    andando incontro o alla ricerca del salvatore della patria di turno,
    secondo me e’ arrivato il tempo che la Fondazione si faccia avanti anche
    come soggetto in futuro autonomo per la gestione diretta (non
    necessariamente il 100% del capitale) della squadra di calcio. Questo
    non vuol dire scalzare la societa attuale, assolutamente, ma porsi – ste by step –
    come soggetto potenzialmente autonomo, senza timore, con chiarezza
    anche in citta’. Nessun contrasto con la proprieta’ attuale, piena
    collaborazione per raggiungere insieme importanti obiettivi,
    ma senza timore nel caso in cui la proprieta stessa un giorno voglia
    lasciare o voglia operare come soggetto minoritario.
    Quindi le seguenti domande? Vorresti lanciare la
    Fondazione ad un livello 2.0? Se si, in che modo? Vedi nel futuro della
    Fondazione la gestione diretta della squadra di calcio? In che modo e
    con quali passi?

    PS: sinceramente troppa attenzione da parte di
    quasi tutti i candidati (ed in passato importanti capitali della
    Fondazione) al settore giovanile quando annualmente non siamo sicuri di
    iscrivere la prima squadra mi sembra un po’ fuori luogo.

    Con affetto e simpatia.
    Massimo Spinelli

    • Avatar
      Mimmo Dolente
      22 Febbraio 2016 - 22:53 Reply

      Ciao Massimo, grazie per le domande interessanti, che mi consentono di toccare un punto forse poco chiaro della mia presentazione.
      Per quello che mi riguarda, quello della Fondazione 2.0, come la chiami tu, rappresenta un sogno, l’utopia a cui tendere. Come dico nella presentazione, credo fortemente nel ruolo attivo dei tifosi nel calcio. L’esperienza di Ancona in questo senso è molto interessante. Tuttavia, dobbiamo restare con i piedi per terra. Per ora non abbiamo problemi societari, anzi credo non ci sia molto da rimproverare ai soci di maggioranza. In più, non credo sia facile in questo calcio racimolare i capitali necessari a un’operazione del genere, soprattutto se, come spero, nei prossimi anni saremo in categorie superiori. Nell’esempio di Ancona hanno trovato un presidente supertifoso che almeno per qualche hanno gli ha garantito i fondi per gestire la stagione e l’iscrizione. Dovesse succedere anche a noi una cosa del genere, sarebbe un’occasione d’oro da non lasciarsi sfuggire. Anche altre forme di finanziamento non sono da escludere, ma francamente serve un’attenta riflessione e il verificarsi in contemporanea di una serie di condizioni favorevoli. Comunque, concordo con te, non credo che la Fondazione debba avere alcuna paura nel cogliere le occasioni propizie.
      Fammi dire però una cosa. Quanto fatto finora dalla Fondazione è già di per sé molto importante. Ha fondato l’attuale società e gestito a più riprese le crisi societarie al meglio. Riuscire anche solo a ripetersi sarebbe un importante risultato per me.

      Veniamo ai tuoi dubbi sul settore giovanile. Sebbene non l’abbia nominato nella mia presentazione, anche io la ritengo, come gli altri, abbastanza importante, per due ordini di motivi. In primo luogo, come ci mostrano diversi esempi anche di serie A, una gestione attenta dei giovani può innescare un circolo virtuoso di crescita della squadra e di generazione di ricavi dalle cessioni dei più talentuosi. In secondo luogo, come dicevo nella presentazione, credo nel ruolo dello sport per i giovani. Una società come il Taranto potrebbe rappresentare per molti di loro l’occasione della vita, soprattutto per coloro in condizioni economiche e famigliari più problematiche.

      Spero di aver risposto in maniera esaustiva, non esitare a scrivere ancora se hai altre domande.

      Grazie e a presto, Mimmo

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