“Træni, stazione di Træni” (voce con accento barese di un anonimo ferroviere in servizio alla stazione di Trani)
Dopo un’estate funesta per i colori rossoblu, come quella appena trascorsa, mi ero ripromesso di riaprire i battenti di questa rubrica soltanto in occasione della prima vittoria del “nuovo” Taranto. L’ultima vittoria del “vecchio” Taranto risaliva al 6 maggio al Partenio di Avellino. Ad oltre quattro mesi di distanza e due categorie più in basso, il Taranto è tornato alla vittoria. Ed era quello che serviva per sbloccarmi.
Dopo l’ingloriosa eliminazione dai playoff, la beffarda bufala del ricorso al TAR, la vile uscita di scena di VBD, mai avrei potuto cimentarmi in seriose argomentazioni sulle varie “cordate”; mai da questo pulpito avrei potuto pontificare sull’inquietante ritorno di Pieroni nel ruolo di consulente di mercato; mai avrei potuto esprimermi sui trasferimenti dei nostri ex della scorsa stagione nei vari club di A, B e Lega Pro. Mai.
Auto-imponendomi il silenzio per oltre due mesi, attendendo che il calcio giocato riprendesse il sopravvento, mi è stato di enorme consolazione sapere che noi della Fondazione Taras c’eravamo. Da protagonisti. Come del resto c’erano lo zoccolo duro della tifoseria, capitan Prosperi e pochi imprenditori volenterosi. E ci siamo ancora. Per ricominciare, da zero o quasi.
In un’anonima notte di agosto, è bastata la flebile voce metallica del buon Gianni in collegamento streaming da Grottaglie, per farmi ritrovare in un attimo quello che temevo di aver perso: il piacere di tenere per i colori più belli del mondo e il sapore di emozionarmi per un gol (“Curri Taranto mio, Curri!”), consapevole che il retrogusto amaro della serie D mi avrebbe accompagnato per un’intera stagione.
Del resto questa è una malattia cronica con la quale bisogna imparare a convivere anche quando un arbitro fuori forma crolla a terra a cinque minuti dalla fine in una partita che hai ormai messo in cassaforte, decretandone la sospensione; oppure quando undici Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere espugnano lo Iacovone con un sonoro 0-3. Complicanze inevitabili per chi è affetto da una malattia che non va più via.
Eppure la ripetizione vittoriosa in quel di Trani ci porta ad un insolito “A Madònn se l’ha vìste” che per noi, abituati a “Tutt nuje l’amme mise l’ chiode a Gesù Crist“, è un’inversione di tendenza epocale nel rapporto con la divinità.
Non sarà forse che finalmente gli dei del calcio si sono ricordati di Taras, figlio di Poseidone e Satyria? Sarà mica un segno di riconciliazione dopo anni di diluvi universali, piaghe e maledizioni?
Gli agnostici risponderebbero che abbiamo vinto perché la palla è rotonda e perché Maraglino sembrava Lev Yashin. Gli atei attribuirebbero il motivo della vittoria alla pochezza del Trani. Noi credenti sappiamo che non è così. L’intercessione divina è giunta grazie alle opere pie dei santi della Fondazione Taras. 800 pellegrini che, respir(am)ando Taranto, si sono conquistati il loro posto in paradiso in virtù di fede, speranza e carità.
Fede in Taranto e nei colori rossoblu. Speranza in un futuro migliore per (il) Taranto. Carità e amore verso coloro che non hanno ancora fede né speranza. Amen.

