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E’ la fine…o un nuovo inizio?

La prematura eliminazione dai playoff subita dal Taranto ieri è stata peggio di uno tsunami, ha provocato danni quasi irreversibili in una tifoseria ancora una volta violentata brutalmente nella propria passione.

E’ bastata una volenterosa Pro Vercelli composta per la maggior parte di giovani a scoperchiare in una volta sola tutti i difetti di una squadra che sino a ieri ha tirato la carretta navigando tra mille difficoltà.

Qualche leggerezza in difesa, una mediana potente ma spesso poco razionale, un attacco poco pungente, tutti difetti prepotentemente venuti fuori ieri, in un pomeriggio di fine maggio.

I sogni di una città intera alle prese con enormi problemi economici sono andati in frantumi, e la mente va a quel maledettissimo 93′ minuto della gara di andata, con il Taranto sull’1-1 e in vantaggio di un uomo.

Non siamo stati capaci di portare a casa un pari sacrosanto da Vercelli, non siamo stati capaci di ribaltare un 2-1 con il secondo posto della regular season che ci aiutava, non siamo stati capaci di continuare a coltivare un sogno, quello della B, che a questa città serviva come il pane visto che Taranto ha visibilità nazionale solo quando si parla di notizie negative.

Ieri allo stadio c’era la gente, tanta; la squadra c’era un pochino meno, forse sfibrata da una lotta intestina contro una società latitante per quasi tutta la stagione (in presenze e soldi) e ieri colpevolmente assente, con il suo Presidente D’Addario novello Schettino pronto ad abbandonare la nave in balia del proprio destino.

Tanta delusione, tanta gente piangente ieri a fine gara, molti tifosi increduli nel constatare con i propri occhi l’ennesima disfatta della squadra di una città tanto bella quanto sfortunatissima.

Oggi è già futuro, un futuro che sembra avere tinte scurissime. La crisi societaria e i debiti che gravano sulla stessa sembrano prefigurare l’ennesimo fallimento, l’ennesima figuraccia di un popolo che si riconosce nei guerrieri spartani della storia anche nella fine, brutta e brutale degli stessi.

Si sente parlare in giro di possibile ripartenza da serie inferiori, eccellenza o serie D, dimenticando colpevolmente che il calcio oggi è in evoluzione.

Ci sarà la creazione di una serie C unica, e salirci dalla serie D (impresa sempre difficilissima) sarà ancora più arduo. Di salire in B dalla nuova C unica non ne parliamo proprio.

Ecco perchè sarebbe fondamentale un ricambio societario immediato, che permetta al Taranto di conservare e preservare il suo posto nella attuale C1.

Risalire da categorie infime significherebbe spendere fior di quattrini senza avere la benchè minima certezza di vincere.

Meglio investire oggi nella salvezza del titolo di C1, meglio ripartire da un progetto serio che faccia leva sui giovani, e su una programmazione lungimirante e priva di titoloni e promesse di marinaio.

Il rischio serio è quello di perdere quasi tutto lo zoccolo duro che ha seguito sino ad oggi il Taranto, quei 4/5000 domenicalmente presenti allo stadio, e soprattutto quelle nuove generazioni sempre piu’ attratte dalle squadre padane e piemontesi di serie A.

Questo ennesimo capitolo che si è chiuso ieri può significare dunque la fine di tutto o l’inizio di un nuovo modo di fare calcio.

Decidano coloro che pensano di investire ancora nel calcio qui da noi.

Il calcio a Taranto può e deve avere un futuro solo in caso di permanenza in C1. In caso contrario ci resteranno tanti ricordi indelebili di imprese storiche, e la domenica la dedicheremo ad altro.

Siamo tutti francamente stanchi di ripartire da zero, come quando nel gioco dell’oca ti capitava di finire nella casella che ti riportava all’inizio del gioco.

Stavolta i dadi tirateli bene, perchè non ce la facciamo più.

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