di Fabio Guarini
Esperimenti, alchimie, farraginosi procedimenti per arrivare alla felicità. Ma anche stavolta il Taranto di Fabio Prosperi si perde nei meandri delle proprie fragilità, complicando mortalmente la partita e tornando a casa a mani vuote. Il Francavilla fa bottino pieno allo “Iacovone” sfruttando piccoli momenti, peccando di umiltà, tanto da rischiare di perdere follemente due punti già conquistati.
GLI UNDICI
Un Taranto giovane, con nove giocatori nati nei novanta e un’età media di 25 anni. Prosperi non rinuncia al 3-4-3, sorprendendo nella scelta degli uomini. Russo è il vice-Stendardo, Nigro slitta a centrocampo, Albanese esordisce come quarto di sinistra, Lo Sicco è falso nueve pronto a schermare la linea di passaggio Faisca-Galdean.
La Virtus Francavilla di mister Calabro è 3-5-2, con l’esplosivo Nzola confermato come partner dell’esperto De Angelis. Nel trio arretrato c’è Idda, Prezioso e Alessandro sono gli intermedi pronti a buttarsi dentro.
START!
Il Taranto ha un piano-gara interessante ma traspaiono timore e indolenza: è difficile credere che i rossoblù possano afferrare il match. La scelta dell’attacco leggero è indice dell’intenzione di voler aggredire alto i biancoazzurri, nella speranza di recuperare la sfera in zona alta e quindi entrare con scambi rapidi in area di rigore. Un gol sùbito, poi una gestione più attenta: impresa difficile.
Il gol arriva subito, ma è della Virtus Francavilla. Nzola recupera palla e si invola indisturbato: destro chirurgico e vantaggio dei brindisini. La punta franco-angolana viene innescata da una palla vagante, colpita di testa da Russo in anticipo su De Angelis. La posizione del giovane centrale ionico, quella di Pambianchi (Altobello è fuori dall’inquadratura) e quelle dei due attaccanti avversari mostrano come la scelta del Taranto sia quella di aggredire alto, fin quasi al centrocampo. Incomprensibili, pertanto, i posizionamenti di Nigro e Balzano in mezzo ed Albanese sull’esterno: i primi due congestionano lo spazio, con il numero 4 che addirittura ostacola Russo favorendo Nzola, mentre l’esterno sinistro di giornata è addirittura più basso dei difensori, a 15 metri dal diretto avversario (Albertini). Buon’idea quella del mister, ma solo sulla carta: in campo c’è anarchia.
IL FOCUS SUL MATCH
Lo svantaggio dopo un quarto d’ora scombina i piani ionici. L’intento, se non si fosse raggiunto il vantaggio nei primissimi scampoli di gara, era quello di mantenere il risultato di parità fino a ripresa inoltrata per poi inserire pedine offensive per il gran finale. Il diagonale di Nzola amplifica le paure dei rossoblù. Ogni pallone scotta e l’imprecisione è nemica di un 3-4-3 che punta al possesso e rifugge dalla ricerca di profondità.
La risposta del Taranto è apprezzabile negli intenti e porta al pari, con la sfortunata deviazione di Idda su cross di Bollino. I tre attaccanti trovano combinazioni e movimenti interessanti però difettano per convinzione e concretezza. L’1-1 è un’iniezione di fiducia per i rossoblù, ma il salto di qualità nel gioco non arriva. L’imprecisione di Balzano e Nigro, l’inadeguatezza di Albanese: il mister chiama i cambi di fronte per dare ampiezza e sorprendere il blocco biancazzurro, che fa densità sul lato palla, ma i centrali sbagliano spesso la misura e l’esterno sinistro ha difficoltà in ogni fondamentale. Così è davvero dura.
Il Taranto resta nel limbo: le idee sono sofisticate (ma non folli), la realtà diversa. Il primo tempo scivola via: l’impressione è che una Virtus col 4-3-3 avrebbe potuto chiudere subito la contesa. Mister Calabro però non stravolge nulla, confidando negli episodi e puntando sulla solidità mentale dei suoi. E l’occasione arriva subito, pronti-via nella ripresa.
Nigro si appiattisce sulla linea a 5 di difesa senza un motivo plausibile. È un gioco da ragazzi per Prezioso raccogliere la seconda palla e infilare Maurantonio. In rosso c’è l’area totalmente scoperta: il Taranto, in fase difensiva, è 5-2-3, ma Balzano resta solo in mezzo. Ancora una volta elogiabile per abnegazione e spirito, Nigro commette però l’ennesimo errore banale: disattenzioni che cominciano a costare carissimo nell’economia del campionato.
Un’altra volta in apertura di ripresa. Il Taranto subisce il gol e rischia di compromettere la gara. Mister Prosperi ritiene che sia scoccata l’ora dell’assalto disperato e punta sul gioco sporco per raddrizzare il match: entrano Balistreri per Lo Sicco e Langellotti per Albanese. Ma il cross e il colpo di testa vincente lo trovano gli ospiti, con Idda che sovrasta un Pambianchi totalmente fuori tempo.
Sembra finita. Invece il Taranto, incredibilmente, ritrova la pericolosità e un rigore. Sponda di Balistreri per Bollino, che viene atterrato: realizza proprio lui e saranno 15 minuti di tutto per tutto. Entra Potenza per Russo: è 4-2-3-1 con Langellotti terzino sinistro, Bollino, Paolucci e il nuovo entrato alle spalle di Balistreri. Il Francavilla si blinda in un 5-3-1-1 che diventa 5-4-1 e poi 7-2-1 ultradifensivo negli ultimissimi istanti. Ma le speranze ioniche si infrangono sul palo di Nigro in girata. Il Taranto è ondivago, impreciso, disattento ma anche generoso e sfortunato.
FORWARD
Una sola punizione conquista dal limite, nessun tiro nello specchio nel primo tempo contro i 5 del secondo, pochissimi cross e più dalla trequarti e dall’ala che dal fondo (7-3): i numeri raccontano di un Taranto che ha grandi difficoltà nella produzione offensiva manovrata. In un momento così difficile gli ionici riescono a farsi pericolosi solo con un calcio diretto, palesano grandissime difficoltà nella costruzione, concedono poco ma subiscono tanto per ingenuità dei singoli. Lavoro, disciplina, adattamento. Poi dalla carta alla realtà, magari con più realismo e meno invenzioni. Ripartire dalle cose facili e poi crescere, perché ogni tanto la vittoria serve. La felicità è un sistema complesso.



