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Taranto sul Post | Si salvi chi vuole

di Pierluigi Alfieri alias”tarantosulposter”

Un bottino di 9 punti nelle prime 8 uscite di campionato, in perfetta media salvezza. Nove squadre alle nostre spalle. Imbattuti in casa. Corsari a Cosenza e vittoriosi nel mini-derby con l’Andria. Già qualificati ai sedicesimi di Coppa Italia. Una buona difesa (almeno fino all’infortunio di Stendardo e Altobello). Un mister che conosce la piazza e che sa gestire il gruppo. Nel classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto sono questi gli aspetti positivi che emergono da questo primo scorcio di stagione, bilanciati, per contro, dalle critiche sulla scarsa propensione offensiva e dai timori di un organico inadatto ad esprimere un’idea estetica di calcio.

Prima di schierarsi tra le file dei concreti o tra quelle degli esteti, occorre fare un passo indietro, ricordando con un semplice esercizio dove eravamo solo qualche mese fa.

Basta accendere la TV e consultare il Televideo alla pagina 258.

girone-h

Il girone H della Serie D – con i suoi campi di periferia in terra battuta, con le sue bizzarrie, con i club semi-sconosciuti di paesini sperduti, con le matricole ammazza-campionato, con gli under acerbi – è ancora lì ed è il Male Assoluto, il nostro memento mori. Se il Dio del Pallone non avesse lasciato socchiusa la porta di uscita, anche quest’anno avremmo trovato sul nostro cammino formazioni del calibro di Gravina, Trastevere, Ciampino, Anziolavinio, Vultur, Herculaneum, Cynthia, Madrepietra Daunia, Picerno, Gelbison, Agropoli.

Ora che l’esercizio è finito, possiamo tirare un sospiro di sollievo: siamo in Lega Pro. Girone C. Pagina 216 del Televideo. Col senno di poi risulta curioso che il doppio salto di categoria – dalla quinta alla terza serie – sia arrivato dopo soli quattro anni e senza aver mai vinto il campionato.

Del resto anche il nostro congedo dal calcio dilettantistico si è dovuto consumare in maniera rocambolesca, non senza colpi di scena: dopo il fallito aggancio al battistrada Francavilla e la beffarda sconfitta ai play-off contro il Fondi, sembravamo condannati e rassegnati all’ennesimo anno di espiazione in serie D; il miraggio del ripescaggio, che a fine maggio appariva ormai sfumato, ha ripreso di nuovo forma e colore all’inizio di luglio, in seguito alla mancata iscrizione di diversi club di Lega Pro (“mors tua, vita mea”) e al contemporaneo ripristino del format della categoria a 60 squadre. Così, finalmente, in un soleggiato pomeriggio di inizio agosto il tanto atteso e meritato sogno della promozione si è materializzato, suggellato dal rito collettivo di migliaia di tifosi scesi in festa per le vie del Borgo e della Città Vecchia.

Il riapprodo al calcio professionistico ci ha subito catapultato nella dimensione del calcio giocato, a cui, anestetizzati dalle brutture della quarta serie e da estati turbolente, ci eravamo disabituati. Come una ventata di aria pura da inspirare a pieni polmoni dopo aver boccheggiato per quattro stagioni in serie D, abbiamo finalmente ricominciato a parlare di giocatori professionisti, di rivalità e derby degni di tal nome, di stadi e trasferte, di moduli e schemi. Lo abbiamo fatto nella piena consapevolezza che l’obiettivo di questa stagione (e forse anche della prossima) sarebbe stato la conquista di una salvezza con il coltello tra i denti, consci delle attenuanti di una società che ha apertamente dichiarato di voler perseguire un progetto economicamente sostenibile e di uno staff tecnico che ha dovuto costruire la squadra a scoppio ritardato, con qualche tessera del puzzle ancora mancante.

Sono 40 i punti necessari per salvarsi senza passare attraverso le forche caudine dei play-out, obiettivo da afferrare a tutti i costi, con palloni spediti in tribuna, con gollonzi di stinco e di nuca, con un pizzico di malizia e con prestazioni di carattere. Siamo a -31 dall’obiettivo e restano 30 partite da giocare. Raramente saremo belli, spesso saremo brutti e perdenti, qualche volta saremo bruttini ma efficaci, ma è il prezzo da pagare se i tuoi avversari si chiamano Foggia, Lecce, Matera, Catania, Casertana, Catanzaro, Messina, Cosenza, Andria, Reggina, Juve Stabia e se il valore della tua rosa è il 53° di tutta la Lega Pro e il 17° del tuo girone (fonte Trasfermarkt).

Riusciremo a dare ancora qualche settimana di tregua a questo gruppo? Riusciremo a non “squasciare tutt’ cose”? Riusciremo a digerire 14-15 sconfitte nell’arco dell’intero campionato senza far saltare il banco? Riusciremo a tollerare la mancanza di un gioco spumeggiante? Riusciremo ad applaudire anche quando i risultati non arriveranno?

Il mantenimento della categoria passa in parte anche attraverso le risposte che individualmente e collettivamente sapremo dare a queste domande, indipendentemente dall’impegno di chi scende in campo, di chi li prepara durante la settimana e di chi li paga a fine mese.

Se ci riconosciamo davvero nell’imperativo “contro mari avversi sempre navigheremo“, ora è il momento di remare tutti nella stessa direzione.

Hasta la salvezza, siempre!

SFT

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