Di Romanzini
E’ stata una brutta sconfitta quella maturata ieri in Calabria a Catanzaro, ottenuta contro un avversario assolutamente non trascendentale e figlia di errori che si stanno pericolosamente ripetendo. Mister Papagni ha proposto novità evidenti nella formazione iniziale. Dietro ha confermato la difesa d’emergenza della domenica precedente, sempre a tre con Nigro perno centrale. Le novità sostanziali sono state tutte a centrocampo, dove a Lo Sicco è stato affiancato Garcia, con De Giorgi e Cedric sulle due fasce. Bollino trequartista avrebbe dovuto avere il compito di accendere l’attacco “pesante” formato da Balistreri e Magnaghi, questo nelle intenzioni, visto che il trequartista spesso ha giocato più per se che per gli altri, e le due punte sono sembrate due corpi estranei ad una squadra senza grandi idee in attacco e con la solita brutta tendenza a servire l’attacco con lanci lunghi dalla trequarti.
Che lo schieramento fosse inappropriato alla gara si è capito subito, tant’è che il Taranto è riuscito nell’impresa di subire contropiede, rigore e conseguente gol dell’1-0 in superiorità numerica con il Catanzaro in dieci per l’infortunio di un suo centrocampista. La frittata l’ha completata lo sbandamento difensivo su un innocuo cross dalla trequarti prodotto dal Catanzaro, ben sfruttato dall’ex rossoblù Di Bari, due a zero dopo soli dieci minuti. Il tempo per recuperare la partita una squadra con più voglia e dignità l’avrebbe comunque avuto, quasi ottanta minuti durante i quali il Taranto avrebbe dovuto mostrare un volto completamente diverso, avrebbe dovuto dimostrare che quella parentesi di dieci minuti doveva essere considerata solo una temporanea follia in un assolato pomeriggio domenicale. La squadra invece non ha fatto nulla per ribaltare i giudizi negativi che andavano sgorgando su tutti i siti a gara in corso, solo qualche insufficiente tentativo e un presunto rigore che francamente non c’era.
Nella ripresa questa squadra sconclusionata negli uomini, nello schema e nelle idee, è riuscita addirittura nel difficilissimo compito di subire il terzo gol da un attaccante catanzarese marcato da ben cinque rossoblù, se non è un record poco ci manca. Il Catanzaro, che nelle precedenti partite ha avuto l’attacco peggiore del Taranto, è riuscito a segnarci tre gol in un’unica gara, con un atteggiamento semplice, con uno schema quasi didattico, con una squadra che probabilmente ha passeggiato sulla pochezza avversaria evidentemente più rilevante della forza personale. L’atteggiamento del pubblico di casa, spazientito nonostante il congruo vantaggio, spiega in maniera eloquente quanto i nostri avversari fossero davvero poca cosa, e soprattutto quanto pochissima cosa siamo stati noi.
Questa difesa a tre, con questi uomini, e con le perduranti assenze di Altobello e Stendardo, è improponibile. Forse è il caso di ripensare ad uno schieramento a quattro dietro, con De Giorgi e Langellotti esterni, e Nigro e Pambianchi centrali. Il centrocampo è un reparto ricco di uomini ma povero di tecnica e agonismo. Adesso Garcia è stato inventato centrale, e francamente l’esperimento non è andato neanche troppo male, ma allora perchè Cedric a fare l’esterno sinistro visto che è un attaccante abituato a giocare nei venti metri finali ed a partire da destra? E perchè a questo punto non dare fiducia a sinistra al giovane e rampante Langellotti, schierato nella ripresa, e autore di una buona gara sinché non lo si è spostato a destra (!!!)? Unica nota positiva possiamo considerarla il debutto di Pirrone, un ragazzo che nel quarto d’ora finale, guarda caso il migliore pezzo di gara giocato dal Taranto, ha mostrato visione di gioco, lanci precisi, e finalmente una tendenza a verticalizzare praticamente assente in precedenza. L’attacco infine. Balistreri ha lottato, ha segnato, gli è stato negato un altro gol con un salvataggio sulla linea, e pertanto la sufficienza se l’è meritata tutta, se non altro per la volontà espressa in campo. Magnaghi invece deve farci capire cosa vuol fare e cosa vuol diventare da grande, lui che veste una maglia importante come la numero nove, perchè ieri il Taranto ha giocato in dieci praticamente da sempre, visto che proprio lui non solo non ha inciso davanti ma non ha fatto neanche quel lavoro sporco di filtro delle azioni avversarie sul portatore di palla. Un Magnaghi assente ingiustificato, che è sembrato giù fisicamente e moralmente, quasi svogliato, un Magnaghi che così non serve a nulla alla causa del Taranto.
C’è dunque una confusione tecnico-tattica evidente, ma nel Taranto attuale c’è anche al suo interno più di qualche malumore che ha prodotto il risultato di ieri e qualche polemica di troppo, come l’esclusione di Potenza, relegato in tribuna. Qualcuno dovrebbe spiegare al ragazzo e anche a tutta Taranto perchè si prova una squadra durante la settimana per poi schierarne un’altra in campo la domenica. Le idee sono pertanto assai confuse, figlie probabilmente di una tensione che è cresciuta con la mancanza di risultati. La squadra sinora non ha saputo rendersi pericolosa in attacco, non ha saputo produrre occasioni, non ha saputo concretizzare, e nel frattempo ha purtroppo imparato a subire in difesa troppo spesso gli avversari, anche quelli più alla portata. L’unica maniera per poterne uscire è fare nuovamente affidamento a quello spirito che ha alimentato la squadra nelle prime giornate di questo campionato, quella voglia e quella dedizione alla causa del Taranto che ha prodotto punti e consensi, per un gruppo chiamato a salvarsi, al quale non si chiede spettacolo, ma solo punti, da conquistare in tutti i modi, per preservare quel bene importantissimo chiamato Legapro.
Chi lotta per la salvezza non può e non deve permettersi prestazioni scialbe come quella di ieri, peraltro contro una parigrado. Chi è chiamato a salvarsi deve capire che ogni gara è una battaglia che deve produrre punti, in tutti i modi. Il fatto di chiamarsi Taranto e di giocare di fronte a diecimila persone non autorizza mai a cullarsi o a esprimere prestazioni negative, ma al contrario deve far capire a chi indossa quella maglia per chi gioca, deve indurre a comprendere che il Taranto e la sua maglia va onorato sempre con prestazioni piene di volontà e sudore.
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