Di Romanzini
Game over. La sconfitta di ieri taglia definitivamente le gambe ad un Taranto bifronte, buono in casa e totalmente inefficiente fuori. La gara di ieri ha mostrato qualcosina in più rispetto al mortificante stop di Fondi, ma la sostanza, ossia il risultato, è stata sempre la stessa. Scelte assolutamente incomprensibili hanno prodotto un 2-1 figlio di inesperienza e pressappochismo; in porta, nella gara più delicata di tutta la stagione, si è preferito schierare un ragazzo, Pizzaleo, già autore dello strafalcione costato la sconfitta casalinga contro l’altro Francavilla, quello in Sinni, quando da tre settimane la porta rossoblù è stata difesa in maniera sufficiente da De Lucia. La difesa ha continuato a mostrare i limiti di sempre, sia sulle palle alte, come in occasione del secondo gol, sia soprattutto nella gestione della fascia sinistra, porzione di campo da dove nascono la maggioranza dei gol incassati. La lunga convalescenza di Pambianchi avrebbe consigliato l’acquisto di un nuovo colpitore di testa, e la cosa non è stata fatta, l’adattamento di Guardiglio a sinistra avrebbe preteso l’acquisto di un under classe 97 di ruolo su quella fascia e non si è fatto. La partita di Francavilla Fontana ha sviscerato entrambe le lacune, di cui si parla da tempo, lasciate colpevolmente a far danni gara dopo gara. I giocatori non sono i soli colpevoli del disastro di ieri, in quanto dividono la responsabilità con un allenatore che a Taranto in due mesi non ha capito ancora come schierare la squadra e quale possa essere la formazione base da proporre domenicalmente. Il problema che ha condizionato il tecnico sta probabilmente nella qualità degli under a disposizione e nella scelta degli stessi. Quattro undicesimi di squadra sono tanti, e se non sono ragazzi validi finiscono con il limitare il potenziale di tutta la squadra. Se aggiungiamo lo scarso apporto della componente over ad un gruppo sempre variabile nell’undici iniziale, il risultato è ovviamente deficitario. Ma non va sottaciuto lo scarso apporto del tecnico nei due mesi trascorsi in riva allo Ionio. Non abbiamo visto una mossa tattica degna di nota, non abbiamo visto schemi di gioco adeguati e aggressivi, non abbiamo visto una idea nuova sui giocatori, sui ruoli degli stessi, su palle inattive o qualsiasi altra cosa che va studiata per vincere, ma solo tanta incredibile approssimazione. La domanda nasce spontanea: i giocatori arrivati con la rivoluzione di dicembre erano quelli richiesti dal tecnico? Lo stesso mister ha chiesto under in ruoli precisi? La squadra nata a dicembre è effettivamente più forte di quella smembrata precedentemente? Le responsabilità di questa situazione pertanto vanno ricercate non solo in chi ha guidato male la navicella Taranto, ma soprattutto in chi per ben due volte l’ha costruita e concepita. L’approssimazione ha prodotto e generato un Taranto assolutamente inaffidabile, protagonista di buone gare e poi di sconfitte senza un perchè. Non è possibile pensare di vincere un campionato affidandosi all’approssimazione. Gli errori compiuti sono gli stessi di ogni stagione, da tre anni a questa parte. Non abbiamo ancora capito che la serie D si vince affidandosi sin da luglio ad un DS e ad un tecnico esperti, che questo campionato l’abbiano già vinto, e sappiano come fare per rivincerlo. La scelta degli under, sin da giugno, è prioritaria, perchè 8 under forti, considerando titolari e riserve, fanno la differenza, e vanno ricercati in realtà che non possono essere quelle dei tornei regionali juniores, ma vanno pescati in squadre di massima divisione che ai ragazzi fanno fare i tornei internazionali. La scelta degli over è successiva, e completa una squadra vincente, se fatta optando per giocatori forti prima caratterialmente e poi tecnicamente. Un ritiro con tutti i crismi, fatto con una squadra quasi completa, e una serie di amichevoli impegnative in precampionato, predispongono un team alla vittoria finale. L’avranno capito finalmente in società, dopo 4 anni assurdi di dilettantismo? Quanti altri Matera, Andria, e addirittura Francavilla Fontana dovremo vedere festeggiare per alimentare in maniera incredibile il nostro livello di mortificazione? Concludo spezzando una lancia a favore della società, colpevole solo di essersi affidata a gente assolutamente inadatta a vincere il campionato e soprattutto colpevole di scelte iniziali che hanno minato la stagione. I soldi il duo li ha spesi, male, ma li ha spesi. Dispiace verificare quanto denaro si stia sperperando per venir fuori da un semplice dilettantismo, a differenza di altre piazze evidentemente più lucide di noi. Ma la Società sta pagando in proprio questi errori, perchè i soldi alla fine li ha tirati fuori, e questo è un dato incontrovertibile. La società, proprio lei, va sostenuta, perchè uno dei motivi per i quali ci troviamo in D da 4 anni è proprio legato alla volatilità delle componenti dirigenti. Ogni anno ci troviamo a cambiare tutto, e chi subentra, per inesperienza o per tanto altro, finisce col ricadere negli errori dei predecessori. Stavolta l’errore non dobbiamo compierlo, dobbiamo cercare nella continuità di raggiungere i tornei meno mortificanti, cominciando una volta per tutte a capire gli errori compiuti e correggere gli stessi. Il dolore maggiore è la verifica del livello di entusiasmo generale, ai minimi termini nella più che centenaria storia del pallone nostrano. Fa rabbia e fa tanto male vedere questa emorragia di tifosi, perchè senza tifosi il calcio perde la sua anima, esattamente come la sta perdendo il Taranto. E questa cosa fa ancora più rabbia se si va in giro a vedere come soffre la gente tifosa. Nessuno ha ancora capito quanto è grande il nostro amore per il Taranto. Speriamo non lo capiscano troppo tardi.
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