Mercoledì 10 giugno, verso le 17.54, quando il mio caro amico Marcello mi ha comunicato via sms che la partita di Sestri Levante era terminata 3-1, ho dato la letale notizia a mio figlio Alessandro, 6 anni appena compiuti, nato a Trieste ma, chissà perché, innamorato di tutto ciò che è rossoblù.
In quel momento, ho compiuto un rapidissimo e malinconico viaggio nel tempo e sono tornato col cuore e con la mente nel mezzo degli anni settanta, quando anche per me una sconfitta del Magico significava occhi lucidi e mal di pancia.
Erano gli splendidi e pretecnologici anni settanta, c’era la crisi petrolifera e bisognava vedere, a seconda della targa, se si poteva prendere l’auto la domenica, ma la domenica mio padre, mio cugino Piero ed io allo Iacovone non mancavamo mai. Uscito dal portone di casa in piazza S. Pio X, dopo un pranzo consumato in gran velocità, si andava a destra, poi a sinistra in Viale Liguria e, attraversato Viale Magna Grecia, la folla cominciava a diventare un lungo fiume di speranze per la partita che di lì a poco sarebbe cominciata. Gradinata, quasi sempre al centro nel punto più alto, quello era il mio posto preferito al fine di poter gustare qualsiasi azione in qualsiasi punto del campo.
Quasi sempre la domenica sera ero senza voce. Rassicuravo mia madre sul fatto che la mattina dopo tutto sarebbe passato e così era. Poi, il lunedì col corriere dello sport sotto braccio si commentava con i compagni di scuola la partita, guardando, con sospetto, quei bambini che ignoravano quanto fosse accaduto il giorno prima e già si iniziava a discutere della gara della domenica successiva.
Ecco, tutto questo non tornerà più, ma molto presto mio figlio entrerà con me allo Iacovone per vedere una partita del Taranto. Me lo ha chiesto più volte ed è giusto che questo accada. La mia speranza è che, per lui come è per me, esista sempre e solo il nostro Taranto.
Forse la nostra forza è anche questa, amare a prescindere, senza invaghirsi di colori diversi solo per mitigare qualche recondita frustrazione. Che senso abbia cercare gloria sotto alieni vessilli, questo non lo so e quando mi chiedono “Per chi tifi”, rispondo “Taranto”. E alla domanda “Taranto e basta?” replico, chissà perché, “Taranto e basta!”.
di Ferdinando Colozza
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