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CONTINUARE A SOGNARE

TARANTO – RENDE 1-0 – Niente da fare: le partite con il Rende hanno sempre quel thriller di sottofondo. A partire da quel Rende – Taranto giocata davanti a 1003 spettatori paganti e un manipolo di ragazzini con la maglia rossoblu che conquista tre punti contro tutti e tutti, vitali per quella salvezza strappata con le unghie e con i denti a Ragusa. Rende vuol dire anche l’unico play off vinto, sempre sotto un cielo coperto e quel cross senza pretese di De Liguori che la mette dentro e regala la C1 ad una piazza che vuole, ancora una volta, continuare a sognare. E, in questa ultima domenica di maggio di sofferenza, ci pensa sempre lui, Peppe Genchi: quando i quasi diecimila dello Iacovone fremevano guardando l’orologio pensando già ai rigori… inventa una giocata sopraffina sul limite dell’out, supera l’uomo, passa al centro quando un difensore calabrese la prende nettamente con la mano. L’arbitro indica il dischetto e lo Iacovone viene giù. La tensione si taglia a fette. Breve rincorsa e… Gooooooooooool.

Ma non basta. Il Rende prima si mangia letteralmente il pari al primo minuto di recupero; poi, in rovesciata, segna pure sotto il settore ospiti ma il guardalinee alza la mano e salva dall’infarto i quasi diecimila dello Iacovone. É fatta: il triplice fischio é apoteosi rossoblù. E adesso, Magico Taranto, non fermarti sul più bello. 

ATTESA – Domenica elettorale. Tanti tifosi ai seggi. Ma in città non si parla che della partita. La curva é sold out nonostante la riapertura di oltre 500 biglietti. L’anello superiore della gradinata sarà abbastanza pieno. C’è tanta attesa. Per uno strano gioco del destino, Sparta e Taranto, madre e figlia, con gli stessi colori, oggi si giocano lo stesso obiettivo: la serie C. 

A trenta minuti dall’inizio, la Nord é già stracolma.

Campitiello, pantaloni bianchi e giacca verde, fa il suo ingresso sul green dello Iacovone, acclamato dagli spalti. La partita può iniziare.

SETTORE OSPITI – in 150 da Rende. La squadra calabrese ha sempre perso a Taranto. Di prima botta il loro striscione ricorda graficamente quello dei baresi. Più di qualcuno ha dovuto guardare più volte… ma i commenti erano unanimi. Belle bandiere, buona prova canora ma, di fronte, c’era Sua Maestá la Curva Nord.

LA NORD – il Taras in groppa al delfino, simbolo di Taranto, su un mare di bandiere rosse e blu. Sull’anello superiore lo striscione TARANTO visto già domenica contro il Potenza. L’ingresso in campo é maestoso. Impressionante: siamo sempre in quarta serie ma é solo per gli almanacchi. 

IL MATCH – Taranto poco incisivo e Rende molto ben messo in campo. Lo Iacovone ruggisce ma il Magico non é quello visto sette giorni fa. Non pressa alto e subisce l’iniziativa degli ospiti che più volte si affacciano dalle parti di Mirarco. Rispetto alla gara col Potenza, mister Cazzarò schiera Prosperi dal primo minuto.

L’avventura continua grazie agli episodi, come accade in partite del genere. Sembra il replay dell’ultimo play off coi calabresi. Partita molto equilibrata e Taranto che non riesce a imprimere la svolta alla partita.

Il secondo tempo é sicuramente più interessante. Si parte con una decina di minuti di perdite di tempo: gli ospiti decidono, infatti, di addormentare il ventoso pomeriggio in riva ai due mari. Il Magico comincia timidamente a prendere il pallino del gioco mentre i calabresi arrancano. La Nord non arretra un metro: cuore, passione e ugole battono all’unisono e l’incitamento é costante, nonostante la partita non regali particolari sussulti. Il resto… già raccontato. Il bomber sul dischetto sotto la Nord: guarda l’estremo ospite e lo fulmina, spiazzandolo. Lo scoglio Rende é superato. Il Taranto continua a sognare. 

Tre i minuti di recupero ma la testa é a Fano che va ai rigori. Se avesse perso la squadra marchigiana, il Taranto sarebbe stato ancora testa di serie e tra sette giorni avrebbe giocato allo Iacovone. Ma così non sarà e, sulla base del criterio della vicinanza territoriale, domenica prossima si andrà a Viterbo. In caso di parità al termine dei tempi regolamentari si andrà ai calci di rigore. Ma questa é una storia ancora tutta da raccontare. 

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