Di Alessandro La Tanza (alias Romanzini).
Aspettarsi un risultato differente dalla sconfitta, a Castellammare di Stabia, nell’ultima giornata della stagione più nera in novant’anni di gloriosa militanza nel mondo del pallone, sarebbe stata utopia, e così è stato. La gara in Campania è stato lo specchio di una stagione mortificante, con il Taranto incapace di creare qualcosa di buono nella metà campo delle vespe, ma capace come al solito di subire un avversario imbottito di riserve, bravo a crederci sino all’ultimo, e a segnare al primo di tre minuti di recupero.
Ci saremmo aspettati un sussulto di orgoglio da parte di chi momentaneamente ha indossato la maglia rossoblù, e invece abbiamo perso la partita per l’ennesima volta, la nona nelle ultime dieci partite, un record negativo che sarà difficilmente eguagliabile in futuro. Anche la panchina ha deluso enormemente la tifoseria; a campionato compromesso e contro un avversario morbido nella circostanza, soprattutto con la testa già ai playoff prossimi, ci saremmo aspettati più coraggio dal tecnico Ciullo, qualche esperimento per il futuro, uno schema tattico diverso dal solito inutile 4-3-3 che in realtà è sempre stato un improduttivo e inutile 4-5-1. Ci saremmo aspettati in campo molti più ragazzi desiderosi di mettersi in evidenza, come ha ben fatto il bravo Boccadamo sulla fascia destra (qualcuno ci dovrebbe spiegare perchè questo giovane prodotto del vivaio, classe 99, sia stato tenuto colpevolmente fuori per far giocare gente inadatta e fuori ruolo). Il cambio nella ripresa Balistreri-Magnaghi lo ha capito solo il mister. Forse sarebbe stato più giusto concedere minutaggio al giovane Cecconello, ad oggi oggetto misterioso di un mercato di riparazione che ha indebolito una rosa già mediocre. Avremmo potuto verificare le qualità di alcuni ragazzi della rosa, come è stato ad esempio con De Toni, lanciato tra i pali a campionato compromesso, quarto portiere per quasi tutta la stagione, ragazzo per bene che si è fatto valere nelle tre gare disputate in rossoblù. Invece abbiamo assistito al solito clichè, la solita squadra brava solo ad effettuare retropassaggi inutili, incapace di creare gioco, incapace di creare azioni pericolose, assolutamente incapace di segnare qualche gol, ma capace come al solito di subire l’avversario di turno.
Cala il sipario dunque sulla umiliante stagione di Legapro 2016-2017 e la testa va subito al futuro prossimo, che si chiamerà serie D, quel dilettantismo che non siamo stati in grado di scrollarci di dosso nonostante l’entusiasmo di quell’ormai lontanissimo 4 agosto 2016, giorno del ripescaggio e del professionismo ritrovato. L’errore, clamoroso, compiuto dalla Società, proprio dopo quel 4 agosto, è stato il non aver compreso che giocare tra i professionisti avrebbe significato dotarsi di quelle professionalità giuste, leggasi DS e Allenatore, soprattutto il primo ma anche il secondo, capaci con intelligenza e conoscenze giuste di costruire una squadra in economia ma anche in grado di competere con tutti e salvarsi con abbondante anticipo. Si è scelta invece la strada della approssimazione, delle scommesse, tutte perse, e il risultato non poteva essere differente dalla retrocessione.
Le prospettive per il prossimo campionato sembrano essere purtroppo le stesse, perchè i nomi sui quali dovrebbe poggiare la ricostruzione di un Taranto da rifondare non alimentano speranze, e soprattutto le ipotesi di cui si parla dimostrerebbero (condizionale d’obbligo) che non si è appreso nulla dagli errori sinora compiuti. Non possono essere ad esempio Cordua in qualità di Consulente di mercato e Cazzarò, Passiatore o Boccadamo come allenatore i protagonisti di un rilancio del calcio nostrano in serie D, perchè noi la D la conosciamo, e sappiamo bene che per tentare di vincere un torneo dove è buono solo il primo posto servono professionalità dichiaratamente vincenti, esperte del torneo, capaci di portarti a Taranto quegli over e quegli under in grado di tentare di centrare il progetto primo posto e magari farti anche economizzare, perchè non sempre spendere significa vincere, anzi.
In questo momento difficile e complicato, in cui il pallone rossoblù è sgonfio, anzi bucato, servirà ben altro che le solite semplici scommesse per provare a vincere la serie D, e servirà tanto altro per recuperare l’entusiasmo della piazza, oggi sottozero. Se qualcuno non se ne è accorto, è proprio questo il risultato peggiore di una annata che non scoderemo facilmente, peggiore anche di una retrocessione in quarta divisione, per una piazza che sembra proprio non conoscere il peggio. Una nuova Società formata da gente economicamente dotata e soprattutto appassionata potrebbe avere gioco più facile. Speriamo dunque che il futuro possa ridonarci un Taranto di cui essere più orgogliosi.
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