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Extra Time Rossoblù | Cambio

di Fabio Guarini

Dopo il mercato un’altra novità. Con la sconfitta di Andria s’è consumato l’ultimo atto della gestione De Gennaro-Prosperi. Secondo avvicendamento in corsa per il Taranto, con la panchina affidata a Salvatore Ciullo. Un altro ribaltone, accolto con ancor più consensi di quello precedente. A 14 gare dal traguardo, con 42 punti in palio, ne basteranno meno della metà (17-18) per non passare dalle forche caudine dei playout. Cosa si può (e si deve) cambiare per accelerare?

LA SCONFITTA DI ANDRIA

Una buona partenza, un discreto primo tempo, una mezz’ora (l’ultima) inspiegabile. Tanti i volti del Taranto di Andria, quasi un bignami di ciò che è stata finora la stagione degli ionici. Il gol di Viola, un lampo di furbizia ed efficacia, zenit di un primo quarto d’ora di aggressione alta, giocato in fiducia. Poi una difesa posizionale ben riuscita, capace di mandare spesso gli avversari in fuorigioco, beffata solo da un tiro sporco di Tito dopo un paio di miracoli di Maurantonio. Il 3-4-1-2 con l’esordiente Magri centrale di sinistra stava convincendo: decisivo l’apporto di Pambianchi, responsabilizzato dall’inconsueto ruolo di comandante della linea. Nei primi 45’ Lo Sicco ha offerto una prestazione di assoluto livello, bocciata inspiegabilmente dai giornali: un professionista serio l’ex-Lecce, l’ago della bilancia tattica. Il siciliano si è sdoppiato nei ruoli di trequartista e ala sinistra in entrambe le fasi, a seconda delle esigenze del momento, garantendo qualità nel possesso (3-4-1-2, 3-4-3) e raddoppi costanti nel 5-4-1 difensivo. Discorso simile per Viola, sempre utilissimo da secondo attaccante vicino alla prima punta e generoso nel ripiegare da quarto centrocampista esterno di destra.

Poi il secondo tempo. Incredibile. Una squadra smarrita, impaurita, in balìa delle offensive di un avversario organizzato ma non certo letale. La beffa finale non può essere derubricata a mera sfortuna (“mancava poco”): il 2-1 è il giusto premio alla grinta dei locali, il contrappasso più pesante per chi ha letteralmente rinunciato a giocare pur avendone le possibilità. Trenta minuti finali di Taranto catenacciaro, come nelle prime partite, quello che nessuno (o quasi) si augurava di rivedere. Troppo, troppo schiacciato benché compatto. È da cogliere proprio nella mancata definizione di un’identità la ragione dell’avvicendamento alla guida tecnica: una squadra mentalmente troppo fragile, mai troppo consapevole dei propri mezzi per dar seguito ai pochi buoni momenti. Un Taranto che nelle difficoltà si chiudeva a riccio come fanno solo le squadre prive di speranza e calciatori di buona tecnica. Non può essere così: innegabili le lacune, ma la rosa rossoblù può rendere meglio, proprio per quello che hanno detto alcune prestazioni degli ultimi mesi.

IL TARANTO DI IERI

Dopo 24 partite e due gestioni tecniche differenti, seppur con alcuni punti di contatto, il Taranto ha una fisionomia ancor non pienamente definita. Nella ripresa con la Fidelis si è rivista una difesa a 3 e il 5-4-1 in fase di non possesso, qualcosa di simile al primo Prosperi solo nei numeri, perché nell’atteggiamento e nelle distanze c’era molta somiglianza con quanto visto nella gestione Papagni. Un’idea tattica confusa e a metà strada, in antitesi con l’aggressività e l’importante lavoro sulle marcature preventive che si era osservato nel 3-4-3 dei primi match dell’ex capitano. Il Taranto dei 7 punti in 3 gare di dicembre, prima del doppio ko di fine anno, si era ritrovato in un 4-2-3-1 fluido (nato nel secondo tempo col Messina, in precedenza) in cui Bobb era trequartista atipico in grado di dare fisicità aggiunta ai centimetri di Magnaghi. Con l’epurazione del gambiano e il rientro dall’infortunio di Bollino il 4-2-3-1 si è sfilacciato, avendo tutti calciatori poco fisici e che prediligono ricevere la palla sui piedi: proprio la mancanza di dinamismo e di movimenti senza la sfera dei centrocampisti rossoblù restano i difetti più evidenti di una squadra che paga gli evidenti errori della scorsa estate.

COSA SARÀ

Il deficit fisico e atletico ha irrigidito il Taranto, lo ha progressivamente portato a vivere dei lampi estemporanei dei brevilinei come Viola, Paolucci e Bollino. Tuttavia, pur con diversi limiti, i centrocampisti e gli attaccanti a disposizione di mister Ciullo hanno caratteristiche diverse e per certi versi complementari. Detto delle difficoltà a gestire spostamenti rapidi e a recuperare palla in zona alta, i rossoblù (a prescindere dall’altezza del baricentro) dovranno essere necessariamente corti ma non stretti, per cui si prevede un 4-3-3 in cui sarà determinante il lavoro delle ali, chiamate a rientri rapidi in fascia per difendere in ampiezza. Viola, risorsa utilissima nel ruolo di seconda punta, in mancanza di alternative dovrà sacrificarsi con la consueta abnegazione da terzo attaccante di destra. A sinistra toccherà a Paolucci, una delle note liete della stagione, un calciatore che potrebbe dare il meglio di sé da mezz’ala sinistra in verità, ma bisogna fare di necessità virtù. Lo Sicco sarà un jolly importante: con Prosperi ha ricoperto almeno una volta ognuna delle 6 posizioni dalla cintola in su. Probabilmente dovrà giocarsi il posto con Guadalupi, perché, quando rientrerà a pieno regime, Pirrone sarà il centrale e li renderà giocoforza alternativi. L’altro slot intermedio è destinato a Nigro o Maiorano, gli unici a disposizione capaci di lavorare senza palla in entrambe le fasi. Più difficili da collocare nei 3 Sampietro e, qualora venisse reintegrato, Balzano. In attacco, in attesa di Cobelli, non ci sono alternative a Magnaghi centralmente, al di là del baby Cecconello: Emmausso e Potenza potranno aggiungere verve sulle corsie esterne soprattutto a gara in corso, per via dell’intermittenza nell’arco dello stesso incontro.

Una nota lieta: Ciullo può ripartire delle certezze della retroguardia, dove le gerarchie sono ampiamente stabilite. In ottica-Foggia dovrebbe recuperare Stendardo, ma non Som: potrebbe esserci l’ex di turno Pambianchi anziché Di Nicola sulla sinistra, per garantire un contributo difensivo più consistente. Bisogna fare presto, il Taranto ha tutte le carte in regola per centrare un obiettivo vitale.

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