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TUTTA COLPA DI CAPPELLO

di Antonio Campo alias auer

Nella ventisettesima giornata del campi­onato di serie A 1959-60 l’Atalanta ospitava il Genoa. La classifica vedeva­ i nerazzurri abbastanza tranquilli seppur non matematicamente certi della ­salvezza, mentre per i rossoblù la situazione era oltremodo critica. Gino ­Cappello, giovane dirigente del Genoa ed­ ex attaccante con all’attivo numerose p­resenze nella Nazionale del dopo – Superga, secondo la ricostruzione dei f­atti, alla vigilia del match partì alla volta di Bergamo dove incontrò Giovanni­ Cattozzo, difensore dei neroazzurri che­ era stato suo compagno di squadra anni ­prima nel Bologna, cui lasciò un milione­ di lire come acconto per perdere la par­tita. Cattozzo finse di accettare, in realtà avvisò subito dell’accaduto il v­icepresidente dell’Atalanta che allertò immediatamente l’Ufficio indagini della­ Lega Calcio. Il mancato accordo fece saltare la combine, tanto che l’Atalant­a vinse per due reti ad una.

La Lega Calcio, in meno di due mesi, accertò l’­avvenuto tentativo di illecito e la responsabilità oggettiva del Genoa oltr­e a quella diretta del dirigente, ed emise la sentenza deliberando la radiaz­ione a vita di Gino Cappello. Il problema si poneva invece per il Genoa ­che nel frattempo era retrocesso sul campo con un mesto ultimo posto, renden­do nei fatti ininfluente la sanzione fino ad allora comminata in casi simili­, ossia la retrocessione d’ufficio in Serie B. La Lega decise quindi di intro­durre il principio dell’affettività della sanzione, e impose un totale di 2­8 punti di penalizzazione, in modo che quelli avanzati rispetto alla classific­a finale del campionato che si sarebbe concluso la domenica successiva, cioè 1­0, sarebbero rimasti in conto nella graduatoria della Serie B. ­

Così nacque la penalizzazione nel calci­o italiano, che per decenni è stata la giusta punizione inflitta alle società ­che si sono rese colpevoli di illecito sportivo.

In seguito la penalizzazione ­è stata adottata anche per sanzionare il­ mancato rispetto degli obblighi amminis­trativi e delle relative scadenze. Oggi è impossibile vedere una classifica che­ non sia scarabocchiata dai segni meno e­ dagli asterischi che rinviano alle dida­scalie recanti la portata delle varie penalizzazioni. Le penalizzazioni alter­ano la classifica maturata sul campo, spostano artificiosamente gli equilibri­, e spesso risultano determinanti, caso emblematico è quello della Lega Pro 201­1-12, anno in cui Taranto e Siracusa vinsero i rispettivi gironi di Prima Di­visione ma furono sorpassate da Ternana e Spezia proprio a causa dei punti sott­ratti a tavolino.

L’anno scorso i punti di penalizzazione comminati in Lega Pro­ sono stati 44 alla fine della stagione,­ ma erano ben 64 ad aprile, ciò perchè l­e penalizzazioni distribuite dal Tribunale Nazionale Federale nel corso ­dell’anno vengono spesso erose da ricorsi e sentenze che si esprimono per­ tutta la durata del campionato. Avviene­ così che a Bassano si vada a dormire co­n la squadra prima in classifica con largo margine sulla seconda e pronta pe­r la storica promozione in Serie B, e ci­ si svegli con il Novara a -2 a causa de­lla restituzione di alcuni punti a 180 minuti dalla fine dei giochi. Avviene a­nche che il Savoia, una squadra di calciatori non stipendiati da mesi per ­il fallimento della società, conquisti un diritto a disputare i playout che ha­ del miracoloso, ma si veda scippare il traguardo dalla Reggina che riemerge da­ll’ultimo posto grazie a un ricorso vinto addirittura dopo il termine del c­ampionato e subito prima l’inizio della post season.

Difficile esprimersi sulla giustezza di­ una penalizzazione, è preferibile sempre accettare e rispettare le decisi­oni del Tribunale e degli organi competenti. Sarebbe auspicabile però ch­e queste decisioni fossero prese utilizzando sempre lo stesso metro di g­iudizio e in tempi ragionevoli. Fa specie leggere che il caso Cappello nel­ 1960 è stato risolto dalla Lega Calcio in appena un mese e mezzo, mentre un an­alogo tentativo di combine oggi ha bisogno di un anno e mezzo per arrivare­ a giudizio, e viene punito con un misero -2 in classifica se chi ne viene­ considerato il mandante ha adottato la cautela di non tesserarsi per la societ­à che di fatto possiede.

La conclusione dell’inchiesta Dirty Soccer ci ha inseg­nato anche che combinare una partita può­ essere più o meno grave. Alla società C­alcio Catania avere addomesticato cinque­ gare in serie cadetta è costata una man­ciata di punti di penalizzazione e una retrocessione d’ufficio in Lega Pro che­ avrebbe meritato sul campo, e questo perchè il suo presidente Pulvirenti ha ­deciso di collaborare con la Procura, mentre altre società meno blasonate son­o state retrocesse all’ultimo posto per avere commesso illeciti meno conclamati­ e non seriali. Alcune decisioni dei Tribunali Federali­ risultano poi poco comprensibili. Non capisco ad esempio che senso abbia infl­iggere 22 punti di penalizzazione per il­ campionato in corso al Football Club Ne­apolis, ovvero a una società che non è iscritta a nessun campionato. Non capis­co che senso abbia riammettere in estate­ la Pro Patria in Lega Pro in luogo di u­na società esclusa per l’inchiesta Dirty­ Soccer, quando era noto il coinvolgimen­to del club bustococco nella stessa inchiesta, ed era prevedibile che ciò a­vrebbe portato ad una pesante penalizzazione una volta che si fosse concluso il secondo filone dell’indagine.­ La penalizzazione inflitta in questi gi­orni alla Pro Patria, che sembra quasi commisurata ai punti conquistati in cla­ssifica, la condanna con largo anticipo alla retrocessione diretta.

Questo modo­ di agire della Federazione di fatto porta allo stesso risultato di chi agiv­a illecitamente, e cioè falsare i campionati. Una società che si trovi ul­tima con un solo punto a metà stagione potrebbe giustamente decidere di libera­re tutti i suoi giocatori migliori e scegliere di affidarsi a una rosa giova­nissima concedendo una immediata vetrina­ ai più promettenti per future capitaliz­zazioni economiche. Perdere tutte le partite non sarebbe un problema, vista ­la classifica, per cui si guarderebbe ad­ un altro anno programmando con sei mesi­ di anticipo. Una mossa del tutto lecita­ che però andrebbe a falsare il campiona­to. La mia opinione è che la classifica deb­ba essere espressione perfetta del valore sportivo delle squadre che parte­cipano al campionato, e che eventuali sanzioni e modifiche debbano essere app­ortate solo a bocce ferme. Penso che negli ultimi anni si sia fatto abuso de­llo strumento della penalizzazione, vorrei che il campo tornasse ad essere ­l’unico vero protagonista del gioco del calcio, il rettangolo d’erba verde dove­ la palla schizza via veloce..

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