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Fine delle illusioni

Di Romanzini

La partita di ieri è stata lo specchio di una intera stagione vissuta tra alti e bassi. Il Taranto ha iniziato la gara bene, facendo gioco, rintuzzando a dovere una signora squadra come il Fondi, e soprattutto conquistando meritatamente il vantaggio grazie ad un Siclari che nel finale di stagione ha saputo farsi apprezzare. Nella ripresa l’errore grossolano compiuto dai ragazzi di Cazzarò è stato quello di non aver saputo, o potuto, chiudere la gara, anche per l’atteggiamento spiccatamente offensivo di un Fondi che ad un certo punto ha schierato praticamente tutta insieme la batteria di attaccanti (e che attaccanti). Il rigore concesso dall’arbitro al Fondi, l’ennesimo ai nostri danni, l’ennesimo in casa nostra, ha ribaltato completamente la gara, insieme all’espulsione di Marseglia. In inferiorità numerica e con il caldo è stato difficile tenere testa agli avversari. Ma il Taranto ce l’avrebbe fatta se l’ennesimo errore, stavolta dell’acclamato portiere over (colui che avrebbe dovuto portare esperienza….) non avesse prodotto il gol dell’1-2 al terzo minuto di recupero del secondo tempo supplementare (!!!)

La stagione corrente va dunque in soffitta, e a bocce oramai ferme è lecito chiedersi perchè non si sia ottenuto quanto da tanti auspicato. Il Taranto ha perso perchè non ha saputo scegliere un numero uno affidabile (anche under, magari quello più grande) a cui affidare le chiavi della propria porta. Il Taranto ha perso perchè ha dovuto adattare il terzetto difensivo in quasi tutte le partite che ha giocato, avendo solo due centrali di ruolo in rosa. Il Taranto ha perso perchè la mediana si è basata sempre sugli stessi uomini, pochi in numero e soprattutto gravati dal peso degli anni che a calcio non ti danno scampo. Il Taranto ha perso perchè per gran parte della stagione ha potuto contare solo sull’immenso Genchi senza che lo stesso avesse una spalla degna di essere chiamata tale. Se un Siclari o un Ancora, solo per fare due nomi, avessero giocato a Taranto sin dal luglio scorso, probabilmente in questo momento avremmo altri discorsi da fare. Infine la conduzione tecnica della squadra. Va bene la serenità del gruppo, ma in panca serve un allenatore capace di leggere le partite e stravolgerle anche con mosse azzardate e coraggiose. Il gruppo inoltre ha sempre mostrato limiti fisici, come ieri, quando al Fondi che ha avuto 120 minuti giocati la settimana precedente lo avrebbe dovuto superare atleticamente in maniera agevole, vista la pausa goduta nello scorso weekend. Il Taranto ha pagato a caro prezzo tutti gli errori compiuti nel corso della stagione, sin dagli inizi dello scorso agosto. La proprietà ci ha messo impegno e soldi, ma i campionati si vincono grazie all’area tecnica, che deve costruire un gruppo vincente, non necessariamente costoso, grazie a competenza e conoscenze. La delusione del popolo tifoso ieri di fronte all’ennesima mazzata è stata palpabile. Sugli spalti c’è stata gente che ha pianto, gente sfibrata dall’ennesima stagione di illusioni e rimpianti.

Il futuro, il prossimo campionato, per il Taranto comincia dunque da oggi. L’imperativo è cercare di fare tesoro degli errori compiuti sinora, da non ripetere. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, se non altro, da oggi non si parlerà più di ripescaggio, non si perderà più tempo dietro assurdi calcoli e graduatorie variabili e forse inutili. Da oggi bisognerà concentrarsi solo sulla prossima stagione di serie D, da programmare stavolta da subito, senza dare agli avversari il vantaggio del tempo, quello che ci sta costando il 5 campionato di fila nei dilettanti.

La gente delusa va riconquistata, e l’unico mezzo per riportarla sui gradoni dello stadio è quello di comunicare da subito la volontà di ripartire da quanto di buono già c’è, da integrare subito con l’acquisto di quegli under che in D fanno la differenza e vanno presi forti subito, perchè poi ti devi accontentare di ciò che resta, e 4 under su 11 in campo se li hai forti ti fanno la differenza. La società prenda un DS e un tecnico che abbiano già esperienza di vittoria in serie D, gente che questo campionato lo conosca a memoria, che sappia quali siano le strade che portano lisce al professionismo. Di fronte a una chiarezza programmatica immediata, la gente saprà rispondere, come sempre, perchè nonostante tutto ieri sugli spalti ci sono state 4000 anime, non poche, e perchè qualcuno ha esposto in gradinata uno striscione eloquente, “quelli di sempre”, che certifica la vicinanza al Taranto della gente da sempre. Ma oggi il tifoso vuole finalmente vincere, non partecipare. Le delusioni, anche le peggiori, hanno bisogno di una sola medicina, le vittorie. E allora ripartiamo da quanto di buono già c’è, integriamolo a dovere, la Società dia un segnale forte alla piazza, prenda subito allenatore e DS, si impegni nella costruzione del prossimo Taranto da subito. E tutta la città sappia supportare chi timona la navicella rossoblù, senza delegare, ma partecipando, ognuno per quel che può fare o dare. Scrolliamoci di dosso questa abitudine a essere perdenti, scrolliamoci quel fastidioso vestito di chiangia chiangia, e diamoci da fare perchè Taranto sportiva possa decollare. Le parole non producono risultati, servono fatti concreti, da non chiedere solo agli altri, ma da fare ognuno di noi, per quel che può.

 


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