Di Romanzini
Abbiamo vissuto ieri una domenica nera, come il colore della casacca che una volta portavano gli arbitri, oggi divenuta fosforescente per meglio evidenziarli, ed evidente e protagonista è stato ieri l’arbitro, che ha pesantemente condizionato una partita già difficile.
Le ammonizioni distribuite con chirurgica precisione sui calciatori diffidati, un rigore contro (il secondo consecutivo in due gare casalinghe) che ha visto solo lui, una espulsione contro per non si sa bene cosa, una sistematica interruzione del gioco a spezzare il ritmo di una squadra chiamata a recuperare, e perla delle perle il gioco fermato per un giocatore avversario colto da crampi. Il signor Turchet entra da ieri nella corposa lista dei direttori di gara infausti qui da noi, ma del resto il curriculum del soggetto era ben conosciuto da tutti, e non è un caso che con questo fischietto l’ultima vittoria casalinga risalga a molti mesi orsono, mentre c’è una impressionante lista di pareggi e sconfitte casalinghe per chi ospita il fischietto di Pordenone. Lo stesso, quasi a sfidare il pubblico, ha inoltre preso la via degli spogliatoi con molta calma alla fine, quasi in attesa di una reazione del pubblico che fortunatamente non c’è stata.
Detto dell’arbitro e del suo pessimo arbitrato, non possiamo non sottolineare la prova assolutamente insufficiente della squadra tutta, ieri incapace di sconfiggere un avversario bravo solo ad approfittare dei regali nostrani e di quelli del direttore di gara, ma assolutamente incapace di rendersi pericoloso con le proprie forze. Il Taranto è caduto ieri ma i segnali di qualcosa che non andava c’erano già stati da tempo, soprattutto da quando la squadra ha perso un elemento come De Giorgi capace di farla giocare a tre dietro e bravo a rendere una retroguardia lenta e impacciata, comunque veloce. La retroguardia appunto, composta oggi da soli due difensori di ruolo, Ibojo e Pambianchi, che non è stata integrata a gennaio dopo la partenza di Cascone. Grave errore è stato non comprendere che infortuni e squalifiche avrebbero potuto mettere in difficoltà allenatore e squadra. Nelle ultime settimane la difesa rossoblù, da sempre orfana di un centrale dai piedi buoni (ah Marino quanto ci manchi) e senza il buon de Giorgi, ha sbandato paurosamente, complici le prestazioni imbarazzanti di uno Mbida assai lento e di Ibojo che ha spesso bucato dalla sua parte gli interventi. Qualche errore da parte degli under che ci può stare ha completato un quadro difficile. La mediana è un altro reparto in cui il Taranto è da sempre povero nei numeri e nella qualità. Non è possibile poggiare un campionato e le sorti dello stesso su due soli uomini come Ciarcià e Marsili, e troppo sprovvista la panchina di uomini in grado di surrogarli. Il parco under infine. Le scelte di gennaio sono state buone, con elementi come Gaetano e Marseglia che hanno dato qualcosa in più rispetto al girone di andata. Ma è sull’under più piccolo che è stato compiuto l’errore più clamoroso. Prima abbiamo affidato ad un 97 il ruolo più delicato in campo, quello di portiere, e poi non abbiamo adeguatamente rimpolpato la rosa a gennaio proprio di ragazzi 97 utili alla causa. Oggi, a fronte della squalifica del buon Nosa per domenica, ci troviamo a scegliere se schierare Pizzaleo in porta o Lombardi in attacco, entrambi poco spendibili e credibili, entrambi in ruoli differenti da quello del buon Nosa.
La situazione attuale, al netto della sconfitta interna contro il Serpentara, è figlia dunque di difetti che le recenti vittorie avevano coperto, che sono venuti fuori inevitabilmente, perchè gli errori li puoi coprire, ma non li puoi cancellare in un click. Il campionato di serie D è sempre lo stesso, da anni, con le stesse schifezze e il solito dilettantismo, ma certi aspetti non riescono ad essere compresi, nonostante siano oramai quattro anni che lo viviamo, quest’anno peraltro con l’aggravante dell’assenza di una squadra schiacciasassi e ammazza-campionato come avvenuto in passato. Se il Taranto avesse fatto anche solo per poco tesoro delle esperienze del recente passato, oggi avrebbe sicuramente la situazione di Samb, Parma o Piacenza negli altri gironi, squadre brave a iniziare bene e finire meglio il torneo, dominato sin dalle prime giornate, come dovrebbe fare una squadra che ha deciso di arrivare in Legapro con decisione.
Mancano tre gare alla fine del campionato, e tutto è ancora teoricamente aperto. I conti si fanno solo e sempre alla fine, e se il cuore induce ancora a crederci, il cervello riporta con i piedi per terra un popolo tifoso deluso per l’ennesima volta, colpito nella propria passione in maniera delittuosa, probabilmente l’aspetto più doloroso della giornata di ieri, più della sconfitta casalinga sul campo, più di un campionato che si rischia di non vincere. Il volto deluso e incredulo dei tanti bambini accorsi numerosi allo stadio per vedere vincere il Taranto ed invece spettatori dell’ennesima domenica di passione e bestemmie la dice lunga su quanto possa essere stato deleterio il risultato di ieri. Adesso con dignità finiamo il campionato, provando ad arrivare più su possibile, e poi cerchiamo una volta per tutte di capire che non è con gli stravolgimenti che si vince, ma con la programmazione seria, con partenze adeguate della stagione sin dal ritiro, magari con gli uomini giusti. Quella cornice splendida di pubblico vista ieri merita davvero molto di più, come recita quel coro proposto spesso in curva, da una curva che come al solito da punti a tutti ed ha spesso ragione, forse perchè composta da ragazzi che come molti di noi pensano che il Taranto sia molto più di una semplice questione di cuore calcistico.
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