Si inaugura con questo pezzo una rubrica di analisi delle partite del Taranto, curata dall’utente Romanzini del Guestbook. Le affermazioni e le idee riportate in questa rubrica sono da attribuirsi al solo autore e in nessun modo alla Fondazione Taras.
La storia recente del Taranto somiglia incredibilmente all’Odissea. Nel poema omerico Ulisse è condannato dal Dio Nettuno a non rivedere l’amata Itaca per colpa della sua presunzione, il Taranto sembra sia stato colpito dalla stessa maledizione verso la tanto desiderata Legapro. Il quarto anno di serie D non si sta discostando molto dai tre che l’hanno preceduto.
Gli errori compiuti risultano essere assurdamente sempre gli stessi, compiuti con cronologica precisione.
Se paragoniamo la posizione del Taranto dopo la seconda di ritorno dello scorso torneo a quella attuale, ci accorgiamo che la distanza dalla vetta è identica (-9) e i problemi gli stessi che portarono proprio dopo Cava dei Tirreni alla rivoluzione, con l’allontanamento del DS e con la responsabilizzazione totale di una squadra che poi male non era.
Quest’anno stessa storia.
La gara di ieri, soprattutto i 25 minuti finali, hanno palesemente dimostrato che il Taranto è squadra fortissima, in grado di sconfiggere chiunque, anche in inferiorità numerica. Ma quel che non ci spieghiamo sono i 65 minuti disastrosi che hanno preceduto quel finale pirotecnico e inutile.
I problemi nascono probabilmente da lontano, dalla solita estate ricca di promesse e di illusioni. Come ogni anno siamo andati colpevolmente dietro un utopistico ripescaggio, dimenticando in maniera grave per l’ennesima volta che il Taranto risultava iscritto in serie D ed una squadra vincente di serie D avrebbe dovuto fare da subito, con tanto di allenatore e ritiro precampionato come il Dio calcio comanda.
La squadra messa su in agosto è risultata incredibilmente incapace di reggere il peso di un campionato a vincere. L’aver affiancato ad esempio due attaccanti come Russo e Improta non è da società ambiziosa, così come l’aver affidato l’area tecnica ad un DS inesperto e, assurdità nell’assurdità, in contrasto con mister Cazzarò, allenatore confermato. Gli errori compiuti sono stati gli stessi dell’anno precedente, quando alla conferma di Aldo Papagni si preferì la strada dell’inesperto Favo e uno stravolgimento della rosa che come conseguenza ha portato solo tempo e partite perse.
Corsi e ricorsi, ogni santo anno, così come avvenuto a dicembre. Cambio del tecnico, nuovo stravolgimento della rosa, altri soldi buttati, risultati non in linea con le aspettative. C’è da scommetterci, finiremo probabilmente tra i primi, se non secondi, e finiremo col trascorrere la solita estate in salsa rossoblù condita delle solite speranze vane. E’ una storia dunque che si ripete, e che ci allontana sempre più da quella Legapro che sembra simile alla Itaca di Ulisse, un traguardo quasi irraggiungibile.
Cosa fare oggi, alla luce di quanto sta accadendo. Anzitutto la squadra deve onorare la maglia che indossa. La casacca rossoblù rappresenta un popolo che sta soffrendo sportivamente e nella vita di tutti i giorni. Le mortificazioni come quella di ieri oramai non le accetta neanche il più ottimista degli ottimisti. Ogni partita prossima dovrà essere onorata al meglio, per vedere dove finiremo a maggio, senza guardare la classifica, pensando solo all’avversario domenicale. Ma non è solo la squadra che deve svegliarsi, ma tutta la città. Siamo a gennaio, abbiamo sei mesi prima che l’estate ci riempia del suo caldo abbraccio. In questi sei mesi la città di Taranto ha il dovere di cercare di coinvolgere nuovi soggetti a supporto del progetto Taranto-calcio, e questo non perchè la coppia Zelatore-Bongiovanni non sia all’altezza di reggere il calcio nostrano, ma perchè stavolta dovremmo farci trovare pronti soprattutto economicamente ad una ipotesi di ripescaggio che alla luce di una Legapro a 60 squadre potrebbe interessarci. Questa politica di ricerca e invito alle forze economiche che possono va iniziata subito, non a giugno. La coppia Zelatore-Bongiovanni va supportata e aiutata subito, perchè le vittorie o i ripescaggi li ottengono solo le società forti economicamente, quelle che possono, quelle che non hanno problemi strutturali e finanziari.
Taranto deve svegliarsi se davvero vuole riemergere da questo dilettantismo che ha invaso i cuori e le menti di tutti.Se davvero vogliamo tornare a calcare campi meno mortificanti, dobbiamo volerlo tutti insieme, senza delegare, ma partecipando ad un processo di crescita che si poggi soprattutto sulla comprensione degli errori compiuti, qualcosa che ancora, dopo 4 anni di dilettantismo, non abbiamo compreso.
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