TARANTO -POTENZA 5-2 – Tutto molto bello. Adesso. Iniziamo dalla fine. L’arbitro sta decretando il triplice fischio finale. Il pallone é del Taranto che prova l’ultima assalto e Hulk Genchi, misteriosamente rimasto all’asciutto nel corso dei novanta minuti, trova l’imbeccata finale e porta a cinque il roboante bottino della corazzata rossoblù, segnando il cinquantesimo gol con la maglia più bella del mondo. Nemmeno il tempo di esultare che l’arbitro manda tutti negli spogliatoi.
Dopo i quattro gol di Gallipoli… Cinque al Potenza. Niente male. La squadra saluta i quasi cinquemila dello Iacovone ma viene richiamata a gran voce dalla Nord. “Noi vogliamo la promozione” é la parola d’ordine di un pomeriggio di ordinaria passione.
UNA DOMENICA IN TINTE ROSSOBLU – Taranto-Potenza é sempre una sfida particolare. Due capoluoghi, destini simili negli ultimi decenni, due tifoserie che poco o nulla hanno a che fare con la categoria.
La prevendita é andata molto bene nonostante la pioggia, copiosa in mattinata. Il posticipo delle 16.30 invita ad essere ancora più presenti. Il Taranto Fc, attraverso il contributo di 1 euro per ogni biglietto venduto, ha voluto sostenere #unomaggiotaranto, il concerto organizzato dal Comitato Liberi e Pensanti. Un motivo in più per essere soddisfatti del buon afflusso di tifosi.
SUGLI SPALTI – Dagli altri campi apprendiamo che il Nardò le prende a Marcianise mentre la capolista vince a Bisceglie.
La Nord piena fa sempre un bell’effetto. Come sempre, campeggia lo striscione “Solo per la maglia”. Ma é la muraglia umana dell’anello inferiore la migliore coreografia. Durante la partita verrà esposto un “Francesco lotta con noi”. In gradinata “Crispiano Rossoblu” dà il benvenuto alla piccola Sofia mentre, sulla destra, Taranto Supporters presenta l’invito all’ arrembaggio dell’ #unomaggiotaranto e un inequivocabile “trivellate questo ca…lcio malato. Il mare non SI tocca”, in vista dell’imminente referendum.
Le squadre sono ancora in fase di allenamento quando dalla Nord si cominciano a riscaldare le ugole almeno dieci minuti prima l’avvio del match. Nel settore ospiti, dalla Lucania, una ventina di tifosi senza presenza ultras e bandiere al seguito.
IL MATCH – Spunta il sole allo Iacovone. Una maestosa “marcia trionfale” saluta l’ingresso in campo delle squadre. “Quando l’urlo s’alzerà” viene accompagnato all’unisono da tutti i settori dello Iacovone. Dalla gradinata una pioggia di carta. Il Taranto fa il suo ingresso in campo con i piccoli delle giovanili rossoblu. Il Magico scende in campo con De Lucia tra i pali, Ibojo, Pambianchi e Mbida dietro, Ciarciá, Marseglia e Nosa in costruzione, Gaetano, Genchi e Siclari chiamati a devastare la retroguardia del Potenza. Ritorna dal primo minuto Chiavazzo ma la sua prova non passerà sicuramente agli annali: verrà sostituito da Ancora.
Avvio di gara abbastanza molle. Superiorità assoluta del Magico ma il Potenza, giunto allo Iacovone ampiamente rimaneggiato, in campo é messo molto bene e rintuzza puntualmente. Anzi. Sono proprio gli ospiti a rendersi pericolosi e a passare grazie ad un’uscita improvvida di De Lucia su De Stefano. Il portiere rossoblù regala letteralmente un penalty agli ospiti e si becca finanche un giallo. Dal dischetto Vaccaro non tradisce emozioni e porta in vantaggio i suoi.
Lo Iacovone non si scompone e continua a tifare come se nulla fosse. Ma il cloroformio distribuito generosamente prima della gara fa effetto sulla retroguardia jonica che resta imbambolata. Nuova dormita. Mbida (inguardabile) consente all’ex Esposito di trafiggere nuovamente Victor De Lucia. Incredibile allo Iacovone. Cinque minuti di ordinaria follia.
IL RUGGITO DELLA NORD – Mai domi. Crederci sempre. Le ugole oltre l’ostacolo. Lo Iacovone tramutato in bolgia anche sotto di due gol e squadra visibilmente sottotono. Onore al merito.
SICLARI MONSTRE – Una doccia gelata. Con il doppio svantaggio, il Taranto comincia finalmente a macinare gioco, affacciandosi ripetutamente dalle parti dell’estremo ospite. Ciarciá sale in cattedra. Con il passare dei minuti Siclari inizia a caricare le munizioni. Le polveri bagnate dalla pioggia mattutina sono ormai asciutte: é finalmente il tempo di avviare la rimonta. Sta per finire il primo tempo quando Ciarciá, dal limite, ci prova. Il suo tiro viene deviato: sul pallone si avventa il bomber siciliano che trafigge per la prima volta la porta lucana. Si tira il fiato accorciando le distanze.
SECONDO TEMPO – Il Nardò ha perso a Marcianise. Il Taranto può puntare al secondo posto ma serve come il pane un ribaltone.
Siclari ha un conto aperto con il Potenza: nemmeno passano cinque minuti che il Magico pareggia. Sempre lui. Solo lui. Lo Iacovone si entusiasma. Il tifo diventa calore. Le folate degli avanti rossoblu sono poesia. Cazzarò si sbraccia come un ossesso. Il sorpasso é vicino e arriva dopo altri dieci minuti. Il sinistro di Genchi fa tremare la difesa lucana, il portiere Napoli devia sulla traversa ma il pallone rimbalza su Siclari che senza pietà trafigge ancora. Terzo gol del siculo che dalla Sud corre per tutto il campo e raccoglie l’abbraccio dello Iacovone in estasi. Nel mentre, lo speaker Piepoli annuncia al popolo il pareggio del Bisceglie con il Francavilla (invero anticipato dall’esultanza dei tifosi presenti in curva Nord). Il calore dello Iacovone si trasforma il delirio. La notizia non troverà purtroppo conferma. Ma la fame del rapace di Catania non si é ancora placata. Passano ulteriori cinque minuti e la partita viene chiusa definitivamente. Palla in area e mostruoso poker di Siclari che eguaglia Sossio Aruta (ultimo autore di una quaterna); da lì a breve verrà chiamato in panca da Cazzarò con lo Iacovone – tifosi tutti in piedi – a tributare un lunghissimo e meritatissimo applauso. Il premio “Birra Raffo” questa domenica non ha bisogno di consultazioni. Il resto é solo accademia e già raccontato. Peppe Genchi chiude in bellezza con la Nord che canta “Tu, solamente tu, Taranto, io t’amo”. Un inno alla bellezza. Il Magico acciuffa il secondo posto dopo una partita surreale e una remuntada ai confini della realtá.
Sorpassato il Nardò e, tra sette giorni, nuova tenzone allo Iacovone. Un centimetro alla volta.

