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Extra Time Rossoblù | Zero a metà

di Fabio Guarini

Il Taranto si accontenta di restare imbattuto e incamera un altro punto utile per la classifica. Un piccolo passo in avanti in graduatoria, un grosso passo indietro nel processo di crescita. Lo 0-0 col Siracusa è il minimo sindacale: l’appuntamento con il primo successo interno è rinviato di almeno una settimana, quando in riva allo Ionio arriverà l’Andria in un attesissimo derby. Nel mezzo, la trasferta di Caserta (mercoledì) contro un avversario storico. Servirà fare qualcosa in più, oltre a difendersi egregiamente come sempre, per non tornare a mani vuote dalla Campania.

START!

Squadra che vince non si cambia. Papagni si aggrappa alle poche certezze di questo avvio di campionato, conferma in toto i titolari della domenica precedente e non cambia di una virgola l’atteggiamento. Non fa differenza, che sia in casa o in trasferta: la prima regola è non prenderle. Teoria condivisibile, dato l’obiettivo stagionale, ma allo “Iacovone” si potrebbe anche azzardare qualcosa in più. Non c’è trait d’union con l’avvio di Cosenza, stavolta la palla è degli avversari e resterà a lungo tra i loro piedi. Qualcosa di già visto (Taranto-Matera), ma il valore degli ospiti è diverso e non sarà da viziati desiderare di vedere i rossoblù tenerla più spesso…

Il Siracusa giunge in Puglia con una gran voglia di muovere la classifica: zero i punti raccolti dagli azzurri, sconfitti nel derby di Messina (3-1) e dal fortissimo Foggia a domicilio (1-2). La squadra sa come far gol ma incassa troppo, per questo Sottil cambia qualche interprete e inserisce un difensore in più. Sa che potrebbe vincere la partita a scacchi, ribaltando il pronostico della vigilia: il Taranto è monocorde, al momento non dovrebbe conoscere un altro modo di giocare. Valente, lì a sinistra, sembra indemoniato e mette in crisi De Giorgi: le premesse per far bene ci sono.

GLI UNDICI

3-5-2 canonico per il Taranto, con Maurantonio tra i pali, Altobello-Stendardo-Pambianchi dietro coadiuvati da De Giorgi e García sugli esterni, Bollino-Lo Sicco-Nigro in mediana e Magnaghi-Balistreri di punta. La mezz’ala che deve cantare e portare la croce è ancora una volta Mauro Bollino, chiamato a un surplus di lavoro: deve allinearsi ai centrocampisti in fase difensiva, sgravare il più possibile i due compagni di reparto da compiti di impostazione e sostenere i lungagnoni in attacco.

Quasi a specchio il Siracusa, più offensivo degli ionici nello schieramento iniziale. È un 3-4-3, quello scelto da Sottil, con grande esperienza in mezzo al campo. Davanti al portiere Santurro ci sono tre difensori (e non 4, come nelle precedenti uscite), ovvero Pirrello, Turati e Giordano. Ad affiancare i veterani Spinelli (non rimpianto ex) e Baiocco nel mezzo ci sono Brumat e Dentice, chiamati a fare qualche passo in avanti rispetto alle consuete posizioni di terzino destro e terzino sinistro. In avanti, con la vecchia conoscenza Lele Catania schierato a destra, ecco Talamo al centro e Valente a sinistra.

IL FOCUS SUL MATCH

La carica del Taranto dura pochi giri di lancette. Il tecnico di Bisceglie, come dichiarerà a fine partita, resta sorpreso dalla variazione tattica degli avversari: decisamente troppo, col senno di poi, visto che non verrà praticamente mai apportato alcun correttivo per cambiare la storia del match. C’è qualcosa di molto scolastico nel 3-4-3 di Sottil, ma basterà per raccogliere un punto allo “Iacovone” soffrendo relativamente poco. Anche gli aretusei, come i padroni di casa, non godono di una condizione fisica ottimale: la differenza può farla un singolo strappo o, come spesso saremo abituati a vedere in stagione, un episodio. Potrebbe essere quello del 10’, ma la bella percussione di Valente trova la respinta del forte Maurantonio. Qualche velleitario tentativo e poi nulla più per gran parte del primo tempo, sia da una parte che dall’altra. A colpire è l’atteggiamento dei rossoblù, praticamente incapaci di giocare palla e superare la trequarti avversaria: in questo senso l’uscita di Balistreri (risentimento al polpaccio) alla mezz’ora priva la squadra locale di una torre su cui appoggiarsi. Dunque Viola diventa il partner di Magnaghi, che ha il fisico ma non la capacità di far salire la squadra: tocca proprio all’ex Foggia ravvivare un attacco dalle polveri più bagnate del terreno stesso di gioco, allentato dopo giorni di pioggia. E così al 43’ un’azione confusa, dopo discesa e cross di De Giorgi, porta al tiro Bollino, che alza la mira calciando in precario equilibrio.

Spinelli e Baiocco giostrano in totale tranquillità, hanno la possibilità di portare palla agevolmente da un’area all’altra senza essere minimamente impensieriti. Chi si aspettava tutto questo spazio? È l’inconsistenza degli avanti, a parte qualche interessante sortita (e una punizione sull’esterno della rete) di Valente, a far dormire sonni tranquilli al Taranto, clamorosamente rinchiuso in area di rigore da una formazione ospite che non sa granché su come far male.

Lo 0-0 con cui si va all’intervallo è complessivamente giusto, anche se ai punti vincerebbero i leoni siciliani. Finito l’effetto sorpresa dell’esordio, appare complessivamente insufficiente l’apporto di García in fase di possesso, mentre Lo Sicco è abbandonato al proprio destino e vittima di equivoci tattici.

Nella ripresa c’è un Taranto maggiormente volitivo, ma è più un’intenzione d’animo che qualcosa di oggettivo. Nigro che regala la palla al portiere da lontanissimo è l’istantanea della sua prestazione incolore. Poi, al 51’, tre occasioni in una per gli spartani. Viola orchestra il contropiede e serve Magnaghi, che non entra in area ma scaglia comunque un destro robusto: Santurro respinge sui piedi dello stesso Viola, che calcia di piatto mancino addosso all’estremo difensore, poi la sfera finisce a Magnaghi, ma ancora Santurro salva la porta aretusea.

Papagni getta nella mischia Potenza, che si rivelerà il migliore in campo, intorno al ventesimo: il brevilineo prende il posto di Bollino, probabilmente preservato per gli importanti impegni che seguono. Il numero 7 ionico ha un altro modo di intendere il ruolo di mezz’ala: parte dal centro ma è portato naturalmente ad andare sull’esterno. Un paio di discese sul fondo e un calcio di punizione respinto con i pugni dal portiere del Siracusa: non tantissimo, ma sicuramente qualcosa in più rispetto a ciò che si era visto prima del suo ingresso in campo.

Il Taranto non rischia più nulla e prova il colpo. Al 79’ una rasoiata di De Giorgi fa la barba al palo e sarà il più grosso rimpianto della serata. Poi Viola, dopo pochi minuti, si allarga e cerca il sinistro incrociato ma Santurro gli nega il gol. Finisce praticamente qui il match, con le due formazioni che perdono tempo e cercano di non sbilanciarsi. Spezzone di gara per Bobb, all’esordio, come secondo attaccante.

FORWARD

Vita dura per gli esteti del calcio (si sapeva) ma la prestazione del Taranto ha creato un pizzico di preoccupazione: nessuno vive nell’iperuranio, certo, però a Cosenza si era vista una squadra più sicura, che aveva fatto addirittura amicizia con il pallone. L’inatteso 3-4-3 di Sottil ha funzionato, tuttavia l’aver concesso la sfera per larghi tratti agli aretusei è apparso incomprensibile. La squadra sembra non avere variazioni sul tema, eppure in casa e contro avversari dello stesso lignaggio potrebbe aspirare a gestire, o quantomeno provarci. A questo punto, sorge una domanda: è giusto irrigidirsi sul solito sistema tattico, a prescindere dagli interpreti e dallo schieramento in campo degli avversari?

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