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Testimoni di una fede – La Classe Rossoblù

Riceviamo e pubblichiamo davvero volentieri il contributo della Prof.ssa Floriana Pizzulli, la quale, insieme alla prof.ssa Miriam Clemente e al prof. Elio Michelotti dell’I.C. Salvemini di Talsano, ha aderito entusiasticamente al progetto “Classe Rossoblù”, accompagnando una trentina di alunni nel settore di gradinata, ospiti del Taranto F.C. 1927. Di propria iniziativa, inoltre, l’istituto “Salvemini” ha integrato il progetto “Classe Rossoblù” realizzando un giornalino scolastico quindicinale con il contributo di articoli, foto e disegni a cura di alunni e docenti, che viene stampato a seguito di ogni partita in casa e che si intitola SALVEMINI ROSSOBLU; la scuola, infine, organizza una serie di dibattiti in classe sul tema del tifo, ai quali segue la realizzazione di fumetti disegnati dai ragazzi, il tutto con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani tifosi ai valori positivi dello sport e del tifo.

Via Ancona è una strada che percorro spesso. E se in macchina ci sono i bambini, la domanda che arriva puntualmente nei pressi dello stadio è: “Mamma, cosa è? Sembra un grande circo!” E puntuale arriva anche lo sguardo di intesa tra me e mio marito. Un giorno li porteremo, ci dicevamo. In realtà la frase giusta sarebbe stata “un giorno ci andremo”, perché, tranne che per alcuni concerti, allo stadio da tifosi non ci eravamo mai andati. Le frasi che spesso sentivamo dire, però, erano sempre le stesse: non è un posto dove portare bambini. E allora prendevamo tempo.

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Ma poi il destino ha deciso diversamente, in quanto il caso ha voluto che la scuola dove lavoro quest’anno ha aderito al progetto “Classe Rossoblu”. Ho aderito anch’io di slancio a questa iniziativa, felice di vivere questo momenti insieme ai miei alunni. La prima volta, l’emozione è stata molto forte, accompagnata anche da un senso di smarrimento di fronte ad un mondo nuovo. Dopo tutti i controlli prima di entrare (complimenti all’organizzazione) ho provato un po’ di ansia. Ma quando alla fine delle rampe di scale che conducono in gradinata mi è apparso lo stadio, sono rimasta stupita dalla sua grandezza. Inoltre dalla curva proveniva già il forte rumore di un tamburo che quasi assomigliava al rumore di un grande cuore. E come succede quando vai al Luna Park, quel rumore si è fuso con il mio battito. Ed è così che avviene la magia: non ti senti più un elemento estraneo. Ti senti trasformato, come se facessi parte di un qualcosa di più grande.

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Entra la squadra e ti ritrovi in piedi ad applaudire. Inizia la partita e vieni percorso da un brivido di aspettativa e speranza. I giocatori si avvicinano alla porta e trattieni il respiro insieme agli altri spettatori, come unico polmone di questa squadra. E ti ritrovi a cantare i cori della curva, ti ritrovi a seguire il ritmo del battito delle mani, fin quando non senti un’onda energetica primitiva che si abbatte sullo stadio: il goal! Mani alzate, abbracci con estranei, salti di gioia. Per un attimo alcune migliaia di tarantini dimenticano le difficoltà della città, i problemi economici, lo spettro della crisi. E non esistono quartieri o divisioni sociali. Siamo un unico grande polmone. Un unico grande cuore. E questa è energia positiva, quella che tramite questo progetto abbiamo voluto trasmettere ai ragazzi e, perché no, anche alle ragazze. Spesso, infatti, il calcio si pensa sia uno sport prevalentemente maschile, E, mea culpa, lo pensavo anche io. Ma, insieme alle mie alunne, ho potuto constatare una grande partecipazione delle donne nella tifoseria. E non erano lì come accompagnatrici, ma come vere protagoniste! Ne abbiamo viste alcune davvero scalmanate! Ed è lì che ho realizzato il vero scopo di andare allo stadio: il senso di appartenenza. Si, perché non importa quanti anni hai, se maschio o femmina, se in tribuna o in curva. La sensazione che ti accompagnerà per i 15 giorni che separano le partite in casa è quella di far parte di una grande famiglia. E ai miei bambini che mi hanno chiesto” quando ci porti di nuovo allo stadio?” ho risposto “ ogni domenica!”

Prof.ssa Floriana Pizzulli