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CHI VISSE SPERANDO… | SEMPRE PER I 3 PUNTI

di Marcello Fumarola

Avevamo presentato Taranto Brindisi quale autentica “prova del nove” per mister Battistini e compagnia. Il risultato della prova è stato proprio “quello scritto sul libro”, cercato e voluto con tutte le forze dai rossoblù, autori di una prova gagliarda, vogliosa, sempre alla ricerca del pressing e del recupero palla. Senza troppo enfatizzare potremmo finalmente parlare di 11 Spartani in campo e in questi casi, si sa, “A CHI E’ SPARTA…AVE A MEGGHJA PARTE” (ovviamente il detto non è proprio così ma in questo caso ci sta proprio bene).

La prova del nove si diceva: iniziata con il suggestivo ingresso in campo dei nostri giocatori che indossavano la maglia storica con il numero 9 dell’indimenticato ed indimenticabile Iacovone; proseguita con il numero 9 rossoblù, il bomber Genchi che si riscopre cecchino, imbraccia la doppietta e colpisce “a morte” gli avversari; finita con il numero 9 avversario che però non lascia il segno, isolato dalla manovra e dimenticato persino dallo speaker rossoblù (forse astemio) alla lettura delle formazioni ed al momento della inevitabile sostituzione. Spiace per l’epilogo della storia di Hernan Molinari a Taranto; forse l’argentino, sentendo parlare di “Interflora” avrà pensato che il patron brindisino lo volesse quale centrattacco della beneamata nerazzurra milanese!!! Non lo sapremo mai; sta di fatto che, anche senza Molinari, noi il Brindisi…ce lo “siamo fatti” lo stesso! Tra gli ex, invece, ottima la prestazione di Ancora che, sempre a proposito di alcoolici vari, sul gol del vantaggio brindisino si beve due nostri barcollanti difensori e, nella ripresa, è uno degli ultimi a gettare la spugna.

Utilizzando, se mi è consentito, il familiare “gergo marinaresco”, per sintetizzare la prestazione dell’ex attaccante rossoblù e della sua squadra, potremmo però dire che…”l’Ancora non ha fatto testa”! Quasi superfluo in questo caso parlare di moduli e delle scelte effettuate dal mister; potremmo dire infatti che il 3-4-3 è parso utile e molto adatto ai nostri due esterni under; potremmo dedurre che Vaccàro non sia proprio “sciuscietto” del nuovo mister che (almeno per ora) sembrerebbe preferirgli Oretti; potremmo dire che il recupero di Giampaolo Ciarcià, del miglior Ciarcià, quello visto all’opera nell’ “era Papagni” lo scorso anno, potrebbe dare linfa, equilibrio e vivacità al centrocampo. Potremmo salutare con soddisfazione e buoni auspici per il futuro il lento ma graduale recupero di Gaeta.

Ma è l’approccio e l’atteggiamento nel corso di tutta la partita ad aver ben impressionato lasciando a tutti la sensazione che, da qui in avanti, qualcosa di diverso si possa e si debba vedere! Anche nelle dichiarazioni di fine gara, gli stessi Genchi e Ciarcià hanno più volte sottolineato dando la netta sensazione di volerne stigmatizzare l’importanza, “il lavoro fatto in settimana con il mister”. Lavoro che, unitamente a pragmatismo, cinismo, fame, entusiasmo, realismo rappresentano ingredienti con i quali si può ben sperare in un finale di campionato (con appendice palyoff inclusa) in crescendo di forma, risultati e soddisfazioni. Quell’entusiasmo che (quasi inspiegabilmente) ha portato allo Iacovone circa 5000 spettatori di cui almeno 4000 di fede rossoblù. Si è trattata probabilmente della prima “emozione forte” della prima “red & blue immersion” per il presidente Campitiello che, c’è da sperarlo, possa trovare un seguito anche nei prossimi incontri casalinghi allo Iacovone perché, come diceva Gaber in una sua canzone, “Libertà è partecipazione”…ma anche forte senso di appartenenza.

E sempre in tema musicale, dopo le brucianti esperienze legate alle passate gestioni, potrebbe tornarci in mente la graffiante “We don’t need another hero” di Tina Turner ma, nel guardare le scene di giubìlo del presidente a fine partita ti rendi conto che un altro eroe certo non ti serve… ma nù president accome se deve…decisamente SI. Pertanto, speriamo che la primavera in arrivo faccia sbocciare l’amore tra la città e questa squadra/società. Connubìo che potrebbe realisticamente farci prendere “il volo” (Sanremo è ancora nell’aria) e magari allontanarci definitivamente dai soliti inqualificabili ed ingiustificabili episodi di becero teppismo che rappresentano, al contrario, la palla al piede di una città (e della sua gente) volutamente imbruttita da oltre 50 anni. Ora si viaggia verso Scafati per verificare se questo Taranto ha davvero… “scarfate” ù motore o sia ancora abbisognevole di rodaggio.

Con la grinta di domenica…si può lottare ovunque…SEMPRE PER I 3 PUNTI!


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