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Testimoni di una fede – Quando nasce un amore

Ogni tifoso conserva nel proprio cuore momenti indimenticabili della propria squadra del cuore: oggi diamo il via alla rubrica “Testimoni di una fede”, spazio dedicato a noi tifosi e a momenti indelebili vissuti per la maglia rossoblù che continuano, giorno dopo giorno, a farci gridare il nostro amore per il Taranto.

Il primo racconto, dunque, non poteva che essere quello di una “prima” allo stadio, seguito da un episodio che consacrò il cuore di Nicola Dolente alle sorti rossoblù.

Era la prima metà degli anni 70′. Avevo 10 anni. Taranto viveva il boom legato all’Italsider, vanto di tutti, portatore di effimero benessere. Le domeniche sere si passavano dai nonni e papà e gli zii si scannavano sulla Juve, l’Inter e il Milan. Si guardava la domenica sportiva condotta da Alfredo Pigna. Gli idoli erano Rivera, Mazzola, Altafini. Il mio era Johan Cruijff, il “Pelè Bianco” leader dell’Ajax e della Nazionale olandese artefice del calcio totale, vicecampione del mondo di Germania 74. Giocavo a “muretto” con le figurine Panini e  le raccoglievo nel mitico album. La Lazio di Maestrelli si apprestava a vincere il suo primo scudetto col bomber Chinaglia. Era il 1974.  Ed è proprio all’inizio di quell’anno che risale il mio battesimo al Salinella.

Era un Taranto-Reggina e mio papà si ricordò che era tifoso del Taranto e mi portò al campo. La curva Sud ribolliva di gente. L’erba emanava un profumo fresco ed il manto era un velluto. Tubi innocenti e travi di legno. E la tribuna che si scuoteva con i sediolini di ferro battuti dai tifosi vip, ma accesissimi. Una cosa che ricordo con nostalgia era la “parterre” nella parte alta della tribuna e le cabine radiotv letteralmente appese alla tettoia. La serie B. Ce la sudavamo sempre in quegli anni settanta. Il Salinella regalava spessissimo i 2 punti e fuori casa era un’impresa portar via un pari. Ma quell’anno, il Taranto di Di Maggio aveva uno squadrone, guidato da Invernizzi, l’anno prima all’Internazionale di Milano. Arrivammo quinti, quell’anno.

Giocatori simbolo come Romanzini, Biondi, Campidonico. Fu la folgorazione sulla via per Damasco. L’innamoramento per quella maglia a bande larghe rosso e blu. Il grido che nasce spontaneo, che si unisce al coro di palpitanti cuori rossoblu. Non c’erano gli ultras, all’epoca, ma quando entravano i giocatori avversari si facevano il segno della croce intimoriti e se, per combinazione, raccattavano un pari baciavano l’erba prima di andarsene. 

Formazione del Taranto anni Settanta

Poi la partita. Come spesso accadeva allora, il primo tempo si trascinava stancamente tra fasi di studio e sortite più o meno solitarie, con Lambrugo il biondo sulla fascia sinistra che metteva palle in mezzo senza che fossero raccolte e finalizzate. Romanzini a centrocampo che spezzava il gioco avversario, insieme a Majo, gran bel giocatore passato poi al Palermo. Poi, nella ripresa,come sempre sospinti dal pubblico, i rossoblu si catapultarono in area avversaria e con Mutti sulla destra (fratello di Bortolo che venne poi a Taranto anni dopo) segnammo il primo gol, mettendo poi la vittoria in cassaforte su rigore di Listanti. Sotto la curva sud, dov’ero, fui scaraventato in aria da papà e così avvenne il mio battesimo al “Salinella”.

Ma, a quei tempi, un calciatore che ricordo con affetto e ammirazione era un libero all’inglese, schivo e silenzioso, da gioco rude e spiccio, senza fronzoli: Giorgio Nardello detto “Cicciobello” o “tavulone”. Un flash quella partita di tanti anni fa; era un Taranto – Avellino, partita che si trascinava stancamente verso lo 0-0. A due minuti dalla fine calcio d’angolo per i rossoblù e lui, Cicciobello, con la sua falcata da fenicottero si fiondò in area. Non aveva bisogno di saltare, lui, Cicciobello; bastava che si appoggiasse sulle spalle dell’avversario per incornare nel sette lo spiovente che veniva dalla destra. E poi la lunga corsa fino a centrocampo, con le braccia alzate e tu, spettatore, con la vista annebbiata dalla prodezza insperata, a tanto così dalla fine, non riesci a trattenere la tua emozione. 

Così fu che il Taranto divenne primo amore e i suoi colori, rosso come il sangue e blu come il mare, resteranno sempre al di sopra di tutto. Per sempre.

Giorgio Nardello con la casacca rossoblùGiorgio Nardello con la casacca rossoblù

(immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Nardello)