Ricordi, immagini, vecchie istantanee scattate con la memoria e nella memoria conservate per sempre: Francesco Clemente, autore del racconto di oggi, ci prende per mano e, come un caro amico che ci descrive le diapositive del proprio matrimonio, ci guida attraverso un turbinio di colori e di passione rossoblù. Momenti personali si intrecciano a tappe fondamentali della vita del Magico, in un legame indissolubile, mai intaccato dalla distanza e dal tempo che scorre.
C’è un bambino di 3 anni. Siamo nel ’68. Un padre decide di far provare l’odore dell’erba. Un’erba particolare. È quella del Salinella. È un giovedi pomeriggio; non ci sono gare, non ci sono partite; ma ci sono 21 ragazzi con maglie indistinte che si allenano. Questo è l’inizio; l’inizio di un’amore, di una passione mai crollata. È un assolato pomeriggio di ottobre. Mio padre, come tutti i giovedi pomeriggio libero dal lavoro, decide di portarmi ad un allenamento del Taranto. Il mio ricordo è vago, ma indelebile rimane il risultato di quel pomeriggio. Un amore mai passato. In casa tutti siamo tifosi. Tutti abbonati. Compresa mia sorella, che dall’età della ragione viene trasportata nel turbine rosso blu. I flash back sono molteplici. C’è un Taranto – Arezzo. Sono in prima elementare. Siamo nel 1971. Sono a giocare in terrazzo da Marcello. Taranto o Marcello. Il gruppo di sempre è già radunato a casa. C’è Remo e Peppino dell’Enel davanti ad un rapido caffè al San Marzano preparato da mamma. È tardi. Bisogna andare. La decisione è presa. Ma chi se ne frega di Marcello!
Gli anni passano. La B avanza. Sempre nello stesso posto. Tribuna non numerata. Con Salvatore. L’amico di sempre. L’amico di tante battaglie. Sempre e solo a parlare di Taranto. Arrivano gli anni di Iaco. Un mito. Il gol a Venturelli del Bari è un esempio di come si possano perdere le corde vocali in un attimo. Poi l’illusione tradita con Ascoli. Con mio padre che arriva a partita iniziata. È l’ultimo dell’anno ed il negozio di alimentari chiude per la gara. Ma non va bene. È il segno del destino. Gli anni passano. Arriviamo al liceo. Inizia il fenomeno ultras anche a Taranto. Iniziano gli Angeli della Sud. Ho la tessera del Kollettivo Alkoolico, poi i Rebel Korps. L’amore non crolla: sono i tempi dell’Archita. Dove benedetta arriva l’ora di matematica con il Prof. Corsini. Notr’ pacc’. Ha il figlio “giornalista” a Teletaranto color. Ore ed ore a parlare solo di Taranto con un’altra pazza: Sabrina. Mia compagna di classe, altra pazza scatenata. Siamo nell’84. C’è la gita in Grecia. Sono tra gli organizzatori con Giuliano Pavone, Mario Balzanelli ed il gruppo di Nuova Alternativa. C’è anche un barese (!) nel gruppo, ma poco importa. Un giorno chiamo gli amici. La decisione è presa. C’è Taranto – Bari il 15 aprile. NON POSSO VENIRE. Ma mai decisione fu più azzeccata. 2-1 per noi e promozione! E cosa dire di Taranto-Milan. Al gol di Cassano piangevo. Come ho fatto piangere Mutti 5 anni fa facendogli vedere le immagini della gara sul computer dopo quasi 30 anni. I ricordi del Taranto passano anche da una trasferta incubo a Salerno. Con mia madre preoccupata, perchè alla 4 di mattina non eravamo ancora in casa.
Una partita entrata nella leggenda: Taranto – Milan 3-0
Diventiamo “ciucci grandi” e ci tocca andare a Pisa per studiare medicina. Lì conosco una maniera diversa di interpretare il calcio. Divento arbitro. Ma l’amore non crolla. Anzi. Sfruttando la tessera AIA giro il nord. E da lì si comincia. Genoa. Gol di Dalla Costa. Bloccati nel tunnel per Genova Brignole per le “mazzate” in corso. Bologna. Grande Spagnulo pararigori. Ma anche sconfitte. A Pisa, a Brescia, a Parma. Siamo un terremoto B, C, fallimenti e risorgimenti. C’è Taranto – Siena. La gara è importante. Non c’è internet. Non ci sono cellulari. Non posso chiamare ogni 15 minuti dal Bar sottocasa (la mamma è a casa che sente Marino Abbracciavento alla radio). Mi prenderebbero per pazzo. Ma pazzo lo sono per davvero. Treno Pisa – Siena. Sentire la cronaca ad una radio senese. Prendo la solita radiolina e via si parte. Vinciamo 1 a 0. Pazzia allo stato puro. Poi il calcio cambia, ma le nostre sventure no. Arrivano altri fallimenti. Arriva Taranto-Catania, Taranto – Avellino ed altre mazzate solo mazzate. Ma come diceva Leonida “Ricorda chi eravamo!” Ed io lo ricordo…. SON TARANTINO E ME NE VANTO!
Francesco Clemente


19 Settembre 2013 - 23:18
Otto anni ed una domenica di novenbre( se non ricordo male) il mio papà mi mette in macchina e dice che dobbiamo andare a vedere una squadra”speciale”.Già mi sfregavo le mani,” mi porta avedere la juve,visto che abitabamo a torino”ed invece mi ritrovo qualche ora più tardi a vedere una squadra con la ,maglia rosso e blu,gli avversari erano i giocatori del novara e quella partita la perdemmo 1 a 0 se non ricordo male con gol di un certo Enzo.Unici due “tifosi del taranto” in una curva deserta e sotto una pioggia torrenziale”.Di anni ne faccio cinquanta tra qualche giorno e quella squadra è diventata la MIA squadra.Spero solo che un giorno potrò rivedere quella partita nell”habitat “naturale di un tempo,la serie b. p.s che brividi rivedere i gol fatti al milan,ed ancora più belli perchè ero in curva sud quel pomeriggio.Cazzarola il tunnel a baresi è da storia del calcio.forza rossoblù.
21 Settembre 2013 - 14:12
Ciao Giuseppe,
se avessi voglia di raccontare i tuoi ricordi, scrivici pure all’indirizzo una-storia@fondazionetaras.it !