Le sfide con il Campobasso sono state partite che hanno significato, negli anni a cavallo del 2000, grandi emozioni: il grande esodo dei Tarantini nel capoluogo molisano per la sfida al vertice tra le due squadre segna ancor oggi uno dei momenti più fulgidi della tifoseria rossoblù, che quel giorno invase letteralmente lo stadio Selvapiana.
Di quegli incontri è rimasto qualcosa nella memoria di Nicola D’Elisiis, allora ancora un ragazzino, che viveva (e vive tuttora) una particolare condizione: essere un “campuasciano” malato per il Taranto. Nicola, con il suo racconto, ci spiega come sia stato possibile per lui ignorare il rossoblù molisano per abbracciare quello jonico.
Salve a tutti, mi presento: sono Nicola, ho 21 anni, nato e residente a Campobasso da mamma tarantina e papà campobassano. Qualcuno si chiederà come mai io abbia scelto il Taranto come squadra del cuore e non una delle 3 padane. Devo essere sincero? Non lo so manco io! Probabilmente sono tifoso (anzi, malato come tutti gli altri miei fratelli e sorelle rossoblu) per l’eccellente rapporto tra me e mia madre (anch’ella grande tifosa dei rossoblù fino a qualche anno fa). Probabilmente sono malato per il Taranto perchè follemente innamorato della città bimare. Probabilmente sono malato per il Taranto poichè l’uomo al quale è stato intitolato lo stadio (il grande Erasmo) era mio conterraneo. Probabilmente sono malato per il Taranto perchè odio tifare le squadre che vincono spesso e volentieri scudetti, Champions League e coppe varie. Troppo facile vedere e tifare davanti ad uno schermo, spaparanzato su una poltrona in ciabatte, Tevez, Balotelli o Palacio che fanno gol e beccano fior fior di quattrini dai loro presidenti milionari (o miliardari?). Per me il calcio è tutta un’altra cosa: a me basta e avanza il mio grande Taranto. Basta una sola vittoria, ottenuta anche contro una squadra di “scarpari” (e nel nostro girone di D ce ne sono…) e mi sento davvero felice. Sereno. È una sensazione piacevole che, sicuramente, tutti gli altri fratelli miei rossoblu hanno provato e che proveranno in futuro.
Vivo fuori Taranto, a 3 ore esatte di macchina. Non è proprio lontana Taranto, ma nemmeno tanto vicina. Quelle domeniche in cui il mio grande Taranto gioca in casa, soffro maledettamente. Arriva l’ora di pranzo. Mi siedo a tavola davanti a un bel piatto di pasta alla bolognese, ma la mia mente è là dentro: al “cambo”. Soffro maledettamente specialmente durante la partita: io devo seguire le azioni, le gesta dei calciatori e gustarmi i gol dei miei beniamini. È tutta un’altra storia quando sono in riva allo Ionio: le tensioni, lo stress e le ansie non le provo affatto quando mi incammino verso lo Iacovone. Il tragitto è sempre lo stesso: Corso Italia a passi lunghi e ben distesi, Viale Magna Grecia e Via Lago di Como, un’ora prima del fischio d’inizio. L’odore dell’erba, il fumo delle sigarette, le sciarpe, le maglie e i vari cimeli rossoblu… Questa è l’atmosfera dello stadio, che mi ha sempre affascinato. Inutile dire che il momento più bello è quando i rossoblu segnano il gol del vantaggio e ti abbracci con amici e, tante volte, anche con gente che non conosci. Mi è capitato in Curva Nord al gol del 2-1 di Rantier in Taranto-Monza e al gol di Giorgino (sempre del 2-1 finale) contro il foggia (volutamente minuscola la F). Questo è il calcio per me. Queste sono le vere emozioni che mi regala questo sport (o spettacolo?). Essere tifoso della prima squadra fondata in Italia dagli stessi tifosi mi rende orgoglioso e non poco (grazie di esistere, Fondazione Taras!). E pensare che a Taranto stanno quei cristiani che dei rossoblù non se ne fregano assolutamente niente e che, anzi, se ne vengono con quel “ANGORE APPRISSE U’ TARDE VE’?” che mi fa tanto girare le scatole! Non so cosa darei per essere allo Iacovone tutte le domeniche… Io sono tifoso del Taranto da circa 10 anni, una fede che col passare degli anni si è rafforzata. Ho un vago ricordo del Taranto che venne qui a Campobasso tra il ’99 (vittorioso 1-0, gol di Dell’Oglio su punizione, sotto la loro curva!) e il 2001 (vittoriosi loro, 1-0 gol di Corona). Ma ricordo bene la gioia di mia madre alla riconquista della C1 nello stesso anno, ricordo tutte le battutine degli amici di mio padre, grandissimi tifosi del CB, rivolte sempre a lei durante il campionato: ricordo soprattutto le loro facce dopo i play-off persi con il Sora… Ero piccolino all’epoca, cominciavo pian pianino a simpatizzare per il mio Grande Taranto.
Campobasso – Taranto (0-1), CND 1999/2000 Girone H
La prima partita che ho visto, in assoluto, del Taranto è stata la gara di ritorno dei play-out a Ragusa in diretta TV. SALVEZZA RAGGIUNTA! Ho messo piede per la prima volta allo Iacovone il 29/11/2009 (la vigilia del mio diciottesimo compleanno), Taranto-verona (anche qui, V volutamente minuscola). Ho ancora in gola l’urlo del gol annullato a Scarpa… Sì, è vero. Mi sono dilungato, perdonatemi. Ma sono tutti episodi che conservo nella mente. Un saluto e un abbraccio a tutti voi, fratelli e sorelle rossoblu. E SEMPRE FORZA TARANTO!
Nicola D’Elisiis

