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Taranto sul Post | RicapitalizziAMO (il) Taranto

di Pierluigi Alfieri alias tarantosulposter

Quando esattamente un anno fa aderivo con folle convinzione al nascente “progetto Fondazione”, ero pienamente consapevole di essere spettatore-protagonista di un percorso straordinario che avrebbe rivoluzionato il modo di vivere il calcio alle nostre latitudini, ignaro tuttavia che sarebbe cambiata radicalmente anche la mia vita di semplice tifoso.

Il mio impegno di 1000 euro per lo start-up fu un sacrificio oneroso ma non certamente un salto nel buio. In quel manipolo di sognatori c’erano troppa competenza, disponibilità e passione per non riuscire ad estrarre dal cilindro l’idea vincente.

A distanza di quasi un anno dalla nascita dell’Associazione, ripensando alle prime mosse del Taras Web (l’apertura degli account Facebook e Twitter, ad esempio), rileggendo le prime email di scambio con i soci fondatori, mi faccio tenerezza da solo. All’epoca nessuno poteva immaginare che nel giro di qualche mese la realtà sarebbe stata molto più foriera di sorprese e di sfide di quante non se ne prevedessero inizialmente. Nessuno avrebbe potuto ipotizzare notti insonni, dubbi amletici, precoci responsabilità.

Sia chiaro: tutti avremmo preferito salire in B e goderci una stagione di riscatto sportivo dopo decenni di purgatorio. E’ andata in modo diverso. Maledettamente diverso. Il Taranto è in serie D e, se non fosse stato per l’intuizione estiva della Fondazione Taras, oggi solo qualche superstite seguirebbe il Taranto in Eccellenza o in Promozione. Nel variegato mondo della tifoseria rossoblu alcuni, verso i quali non si può non provare umana compassione, hanno issato bandiera bianca; altri hanno continuato ammirevolmente a sostenere la maglia e basta. Noi della Fondazione abbiamo fatto anche il secondo miglio: oltre a sostenere i nostri colori abbiamo fatto rotolare ancora quel benedetto/maledetto pallone, mietendo insperati consensi e allargando gli orizzonti.

La fotografia odierna del Taranto FC 1927 è quella di un work-in-progress che fa ben sperare sia per i risultati sportivi, da raggiungere a breve-medio termine, che per l’impostazione societaria. Noi tifosi siamo dentro il club a pieno titolo avendo adottato uno Statuto illuministico, con i rappresentanti della tifoseria in seno al cda e co diritti di veto su questioni particolari, avendo profuso uno sforzo economico non indifferente per l’iscrizione al campionato (vedi lodo Petrucci) e avendo portato un modello innovativo di gestione partecipata che ha reso possibile una campagna abbonamenti efficace, un impeccabile servizio d’ordine allo stadio e altre iniziative come la “Settimana dell’Orgoglio Rossoblu”.

Il nostro 17,5% in quota capitale è, com’è noto, una pura casualità; ci sarebbe bastato molto meno per contare in egual misura come Supporters’ Trust. E’ anzi auspicabile che già a partire dalla prossima stagione la nostra percentuale si diluisca per effetto dell’arrivo di nuove forze economiche desiderose di investire sul futuro del calcio tarantino. Eppure, adesso, con il piano di ricapitalizzazione deciso dall’assemblea dei soci del Taranto FC 1927, ci troviamo di fronte all’ennesima prova di maturità. Non stiamo giocando a fare i dirigenti, non siamo gli azionisti di un club come il Barcelona, non abbiamo manie di grandezza. Siamo la Fondazione Taras e l’unico interesse è difendere la nostra passione.

Ambire a capitalizzare almeno 30000 euro in un mese non è presunzione, anche perché non è una colletta né una questua. La Fondazione Taras, grazie all’incondizionato sostegno ricevuto dai media partners (Studio100, Corriere del Giorno, Sangiorgio Pubblicità), ha avuto l’intuizione di aprire il progetto alle piccole aziende e alle attività commerciali del nostro territorio, proponendo veri e propri contratti pubblicitari, a condizioni molto vantaggiose.

Va da sé che pure la 20 euro del singolo tifoso fa brodo, ma piuttosto che disperdere energie solo per convincere il proprio amico o collega a versare un obolo, a mio avviso ciascuno di noi dovrebbe sentirsi coinvolto in prima persona e prodigarsi per fare proseliti tra amici e parenti che hanno un negozio, un’attività commerciale, una piccola impresa. In cambio di visibilità e pubblicità low-cost, legherebbero indissolubilmente il proprio marchio alla Fondazione Taras e a questo Taranto povero ma bello per renderlo ricco e felice.

Diamoci da fare. RicapitalizziAMO (il) Taranto.

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