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Sempre per i tre punti | Solo su sky non piove mai

di Marcello Fumarola

Domenica di forzato riposo per la truppa di Papagni che si presentava a Francavilla in Sinni con qualche assenza importante ma tanta voglia di dare continuità al cammino intrapreso e rafforzare la posizione di classifica. Non si è giocato, quindi, ma nonostante ciò lo spunto per questo articolo scaturisce proprio dal rinvio, per maltempo, della partita in programma in Lucania.

A dire il vero potrei tranquillamente occupare lo spazio gentilmente concessomi con una semplice frase, solo 5 parole prese in prestito da 120 itineranti e romanticamente folli cuori rossoblù, che riassumerebbero tutta l’essenza del calcio che ci appartiene, della magia dei colori delle Curve, del piacevole sfottò, dei cori e di tutto quanto rappresenta la passione per questo sport e per la propria squadra; ma quella frase, quelle 5 parole, le utilizzerò “simbolicamente” in chiusura di questo pezzo. E’ anche vero, lo so, che le argomentazioni che andrò a trattare sono state già oggetto di attenzione, ma non posso davvero esimermi dal dire la mia e, sempre rimpiangendo di non aver potuto studiare il latino, potrei giustificarmi con un… “repetita iuvant”  e chiedere scusa anche per gli strafalcioni vernacolari che seguiranno. Il calcio che ci appartiene, dicevo, quello che vive di passioni alle quali non puoi trovare un perché; quella passione che ti fa partire una domenica mattina direzione Francavilla in Sinni (nonostante condimeteo che definire avverse sarebbe un eufemismo), sfidando tutti e….”Nettuno”.

Perché noi siamo quelli secondo i quali “Dio perdona…Riga…nò” e mentre “Pastore li mette tutti a pecora”, facciamo zompettare i baresi Imparato e Di Bitonto intonando, ovviamente, “chi non salta è un barese” e anche se è un fenomeno…”che ce  frega di Ronaldo…noi c’abbiamo D’Isidoro” e così può anche capitare che mentre Mimmo D’Antò “corre a cento all’ora sulla fascia laterale”…dalla curva parte l’avviso: -“Ce vè segn Ciro Muro, v’a mettime tutte……”. E se vai a Brindisi a metà dicembre per una inutile partita di Coppa Italia di una stagione da dimenticare e, ovviamente, ne esci sconfitto, non puoi che cantare “Amme perse pure queste…Tanti auguri e buone feste”.

Noi siamo quelli della statuetta di bronzo regalata da un giovanissimo tifoso a ”Cicciobello” Nardello dopo il gol decisivo segnato contro la Spal che ci regalò l’ennesima soffertissima salvezza; siamo quelli che se ci chiudono lo stadio perchè non funzionano (?) i tornelli, ci appostiamo fuori e facciamo il tifo lo stesso  ….E potrei continuare così per chissà quanto. Il nostro calcio in cui “come è bello fare il tifo da Trieste in giù”; basti guardare, come mi è capitato qualche giorno fa, le immagini dei tifosi della ex Triestina (ora Unione Triestina militante anch’essa in Serie D) in trasferta contro l’aggueritissima Fersina Perginese (partita tra l’altro persa 2-1). Spalti imbandierati e gremiti, a dimostrazione che la fede calcistica non ha, davvero,  categoria. Il nostro è anche il calcio in cui una cinquantina di tifosi del Perugia venuti in trasferta a Taranto, di fronte al divieto di portare all’interno dello stadio il loro striscione “Armata Rossa”, probabilmente considerato “a sfondo politico”, chiamano a sé il capitano durante il riscaldamento per spiegargli i motivi della loro assenza e si accomodano fuori dallo Iacovone per tutta la durata della partita…ma con il loro striscione!

Il nostro è anche il calcio dello sfottò e dell’autoironia che non porta solo ai cori considerati oggi (dopo 50 anni di…”utilizzo”) razzisti e discriminatori, ma che rivedi splendidamente sintetizzata anche durante un “fallimentare”  Lazio-Parma di Coppa Italia, con le due società sull’orlo del crac dopo le gestioni di Cragnotti da una parte e Tanzi dall’altra. “CHI PERDE PAGA IL CAMPO” recitava uno striscione nella curva dei laziali…E ditemi voi se c’è bisogno di ulteriori commenti!!! A chi dovesse osservare, a giusta ragione, che il nostro è anche un calcio che ha vissuto diversi ed ingiustificati momenti di violenza, rispondo, pur condividendo, che la violenza non si combatte certo con illegittime ed inutili tessere, oppure vietando le trasferte in “regime di libera circolazione” bensì con una migliore organizzazione degli eventi sportivi, calcistici e non, che parta dall’avere strutture realmente a norma; quindi allo stato (inteso anche come…nazione) attuale: PURA UTOPIA!!!

Poi, per carità, non mi si venga ancora a dire che “dopo Taranto-Catania ho detto basta, non vado più allo stadio”…No caro amico mio, senza rancore ma…la prossima volta che ti trovi da queste parti, fai una bella cosa: porta la giustifica e vieni accompagnato dai genitori, altrimenti allo Iaco…Non ti facciamo entrare noi. Il tuo alibi, infatti, regge poco, sai perché? Perché quando segui il “tuo” calcio,  ammalato di calciopoli, calcio scommesse, doping amministrativo e non solo, passaporti falsi, Rolex collezione limitata “per giacchette nere”;  il “tuo” calcio mosso da palesi interessi economici, ingaggi immorali e altre analoghe nefandezze…Non pensi mai che sarebbe giunto il momento (lo è da una vita) di dire basta, spegnere il televisore e buttare via abbonamento e telecomando !!! No, grazie, preferisco leccarmi le ferite di tutte le delusioni, le pugnalate e le scottature collezionate nei miei oltre 30 anni di “militanza rossoblu’” perché “quando il Taranto è in campo, fortissimo batte il mio cuor”.

Non c’è razionalità, c’è stomaco e cuore; scene di ordinaria follia; quella follia che sotto una pioggia incessante, consapevole che solo su sky non piove mai, che non assisterai alla partita e che al ritorno, per evitare problemi, avrai bisogno di un emulo di Mosè che ti divida le acque,  non imprechi e non sei triste ma canti a squarciagola NOI…VOGLIAMO GENTE CHE NUOTA!!!..(Standing ovation please)

…Ecco perché, pur non giocando,…Ci siamo portati a casa i 3 punti…o forse più!!!

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