C’è un duo che si offende se viene chiamato duo – eppure sono in due – e che dice di non voler tornare. C’è chi racconta di serrati corteggiamenti e che i ‘no’ di facciata sarebbero soltanto tattica. C’è un presidente che esprime il suo rammarico per le troppe voci, infondate a suo dire, sulla società. Ci sono alcuni soci minori che hanno confermato dg e allenatore prima di parlarne con il Cda e un socio forte che rassicura su presente e futuro ma poi chiede l’aiuto di tutti. Ci sono anche un ds e un allenatore nuovi di zecca, almeno sulla carta. E un aspirante socio che si dichiara a mezzo stampa e intanto insegue pure Sambenedettese e Rimini.
Insomma la confusione è tanta. E a Taranto la confusione, per quanto non sia una novità, spaventa e destabilizza. La fiducia peraltro è poca. Colpa non dei protagonisti attuali ma degli ultimi sciagurati 20 anni. E quindi basta che un ex dirigente di una squadra della provincia pronunci l’espressione “difficoltà economiche” per scatenare il panico e le inevitabili polemiche. Certo l’incarico politico assunto in corso di stagione dal presidente Nardoni non aiuta e fa pensare che prima o poi lascerà, altro tormentone caro ai tarantini. A Taranto poi per definizione il presidente è antipatico. Anche questo retaggio degli ultimi sciagurati 20 anni.
L’assemblea del 10 giugno servirà a fare chiarezza. Le manovre sotterranee dovranno venire alla luce, altrimenti saranno state inutili. Eventuali bluff saranno scoperti. Soprattutto si farà la conta di chi c’è e ci sarà ancora e di chi invece si è defilato. Dettaglio questo non secondario.
Intanto le altre corrono, eccome se corrono! La Battipagliese ha stanziato 1 milione di euro però non riesce a bloccare Del Sorbo. Il Foggia ha confermato alcuni gioielli ma ha perso l’allenatore Padalino. Il Matera pensa al ripescaggio ma intanto riflette sulle spese pazze della scorsa stagione. Tipiche cronache di calciomercato di inizio giugno.
Noi tifosi tarantini una posizione chiara ce l’abbiamo però: vogliamo come presidente Erick Thohir, l’imprenditore indonesiano che, non si capisce perché, vuole comprare l’Inter. Caro Erick, comprare il Taranto è molto meno costoso. Bastano 650mila per liquidare i soci attuali, Fondazione compresa a cui però lascerai l’1% e una rappresentanza in Cda, oltre alla gestione, a tue spese, del settore giovanile. Servono poi 170mila per le pendenze di fine stagione e un altro milioncino per vincere il prossimo campionato. Molto meno dei 260 milioni che offri per l’80% dell’Inter. In cambio avresti una tifoseria calorosa, una città dove si mangia bene, il mare più bello d’Italia e, proprio a voler essere concreti, un porto da sfruttare con notevoli ritorni economici per te e per la comunità.
Certo a Taranto di calcio si parla troppo. Abbondano gli “ho saputo”, i “si dice”, i “secondo me sta sbagliando” e nel giro di tre-sei mesi al massimo qualche “Erick vattene” o “Erick bla bla bla” verranno sicuramente scritti sui muri dei guestbook o urlati in qualche bar. Ma tanto tu l’italiano non lo sai, quindi che ti frega? Pensaci Erick. Il rosso è molto più bello del nero. E la magia dei colori rossoblù del Taranto non la trovi da nessun’altra parte. Sogni da calciomercato di inizio giugno.

